Sesso e biologia, cosa sappiamo oggi?

Il termine “sesso” si riferisce all’insieme delle caratteristiche biologiche del corpo sessuato: un complesso pattern di cromosomi, gonadi, genitali esterni e assetto ormonale. E’ culturalmente considerato binario e categoriale. Inoltre, per la norma detta cisnormatività, siamo soliti pensare che da esso dipenda automaticamente l’identità di genere, ovvero, il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenere a un genere (maschile, femminile, altro) (Barker, 2019).

Pertanto, spesso dimentichiamo che esistono numerose variazioni, interindividuali e intraindividuali. Esistono donne con irsutismo, uomini con ginecomastia, persone con forme del corpo più o meno conformi allo stereotipo del sesso cui appartengono; i valori ormonali vengono influenzati da eventi interni o esterni; gli studi epigenetici e sulla plasticità cerebrale aprono nuovi scenari sull’interazione tra biologia e ambiente.

Per questo, il sesso biologico oggi è considerato una dimensione, ovvero un continuum entro il quale è possibile assumere differenti configurazioni di varianza, intermedie rispetto ai due poli maschio/femmina intesi in senso categoriale e stereotipico.

Pensaci: il tuo corpo ha le stesse identiche caratteristiche delle persone assegnate al tuo stesso genere? I genitali hanno tutti la stessa forma?

Chi sono le persone intersessuali?

“Intersex” è un termine ombrello che racchiude coloro che mostrano caratteri sessuali non riconducibili esclusivamente ai poli maschile o femminile del continuum del sesso, per l’incongruenza tra due o più caratteristiche tra cromosomi, ormoni, genitali, e gonadi rispetto ai pattern comunemente attesi (APA, 2006).

Le condizioni di intersessualità sono più di 40; a solo titolo di esempio, ricordiamo:

  • Sindrome di Morris (cromosomi XY e gonadi interne maschili con genitali e caratteri sessuali femminili, e testicoli ritenuti nell’addome. L’aspetto è femminile, in assenza però di utero e ovaie);
  • Sindrome di Klinefelter (presente almeno un cromosoma X soprannumerario, che comporta un aspetto maschile ma con infertilità, pene e testicoli piccoli, fianchi larghi, ginecomastia, e caratteristiche che dipendono dal numero di cromosomi in più);

Per alcune persone la variazione è evidente alla nascita, per altre è solo con lo sviluppo puberale (ibid.). Questo comporta una difficoltà a stimarne la prevalenza; secondo alcuni, rappresentano circa il 2% della popolazione, come le persone nate con i capelli rossi! (Blackless et al, 2000). Si tratta certamente di stime al ribasso: molte persone intersessuali non sanno di esserlo, o non si dichiarano tali per lo stigma associato a questa condizione (APA, 2006).

L’esistenza delle persone intersessuali ci insegna che è più corretto utilizzare la dicitura “genere assegnato alla nascita” anziché “sesso biologico” e ci aiuta a riconoscere che la biologia ammette naturalmente delle varianze. Una volta queste persone venivano chiamate “ermafrodite”: ricorda che è un errore, ed è molto stigmatizzante! Nelle classificazioni mediche si ritrova la sigla DSD che può essere l’acronimo per Disorders of Sex Development (Disturbi dello Sviluppo Sessuale), considerato da alcuni patologizzante, o Diversities of Sex Development (Differenze dello Sviluppo Sessuale), preferito da molte persone intersessuali e utilizzato per questo articolo. Intersex viene solitamente utilizzato da chi si identifica come tale a livello di identità di genere.

Le persone intersessuali possono avere qualsiasi tipo di identità di genere e di orientamento sessuale, perché queste dimensioni non si implicano tra loro in modo causale.

Cosa succede quando nasce un bimbo intersex?

La nascita di un bambino con DSD, non rientrando nei “canoni” culturalmente associati al sesso, è percepita come “emergenza medica e psicosociale”, e causa grande stupore e confusione nei genitori e nei medici. Nonostante queste condizioni non pongano nella maggior parte dei casi rischi per la salute, molti neonati sono stati operati precocemente per conformare la fisionomia del genitale esterno allo stereotipo sessuale binario (Crocetti, 2013; Preves, 2003).

Questo modello si basa della teoria di John Money, che negli anni ’50 ipotizza che la forma del genitale sia fondamentale per lo sviluppo di una sana identità di genere. Sarebbero quindi necessarie la modifica chirurgica e la prescrizione ai genitori di silenzio, segreto e rinforzo del genere assegnato. Si tratta di un presupposto che è lungi dall’essere dimostrato (Creighton e Liao, 2004; Morland, 2005) e associa identità di genere e sesso, due dimensioni differenti dell’identità sessuale! Nondimeno, è stato applicato su larga scala. Il segreto associato a questa pratica viene definito “inganno medico” (Chase, 1998; Preves, 2003).

Il dibattito odierno: i diritti delle persone intersex

Nei primi anni 2000 le principali associazioni intersex hanno sollevato problematiche mediche ed etiche. Nonostante la buona fede di medici e genitori, denunciano infatti che le operazioni sono effettuate senza consenso, spesso senza reale necessità medica ma solo estetica, e privilegiano la forma sulla funzione, secondo stereotipi eteronormativi e culturali. Inoltre, comportano rischi e gravi conseguenze come perdita di sensibilità genitale, dolore cronico, infezioni, infertilità, incontinenza, e costringono a controlli di follow-up e terapie farmacologiche a vita (Crocetti, 2013; Intersex Human Rights Australia, 2010).

Nel 2013 è stata emanata la prima legge relativa alla protezione dei diritti delle persone con DSD. Oggi le principali associazioni per i diritti umani riconoscono il diritto all’autodeterminazione e all’integrità fisica e prescrivono, laddove non vi siano rischi, di attendere fino a quando la persona non sia in grado di scegliere in autonomia. Questo riduce, inoltre, la possibilità che si crei una incongruenza di genere iatrogena, dovuta all’assegnazione di genere chirurgica e arbitraria alla nascita (Free & Equal, 2017).

Come si può aiutare?

Nella cultura occidentale il sesso ci definisce ancora prima di nascere: i genitori accolgono la vita che sta per arrivare con un set di aspettative e di progetti che variano per maschi e femmine. Possono provare normale confusione, e difficoltà ad accettare la varianza biologica. Possono non sapere quando e come comunicare le informazioni adatte (peraltro, non facili da comprendere!). Spesso si fidano del medico perché non hanno le risorse e le informazioni per fare altrimenti, e convivono con grandi sensi di colpa le scelte fatte. Le persone e le loro famiglie possono provare vergogna, isolamento, rabbia o depressione, o paura per il futuro (APA, 2006).

Le reazioni del contesto, spesso patologizzanti, possono comportare vissuti di diversità o mostruosità: la persona può essere discriminata, stigmatizzata, medicalizzata, considerata al pari di un fenomeno da osservare (Crocetti, 2013; Preves, 2003). Spesso chi nasce intersex può mettere in discussione il fatto di essere “veramente” uomo/donna/altro, o ha bisogno di un supporto nell’esplorazione dell’identità di genere o personale (Richards & Barker, 2015).

Un percorso di sostegno in questi casi è fondamentale, così come conoscere persone che condividono le stesse paure e difficoltà.

Se c’è stato inganno medico, la scoperta è casuale ed è un turning point importante: emergono tradimento e umiliazione che portano a forti sentimenti negativi, non solo nel rapporto di fiducia con i genitori, ma anche verso le professioni di aiuto. Questo comporta evitamento del sistema sanitario e peggiora le disuguaglianze di salute (Preves, 2003).

L’intervento sessuologico è altrettanto importante: il sessuologo aiuta ad approcciare la sessualità con un corpo che mostra una varianza. Questo implica comprendere e valorizzare le differenze, riabilitare gli esiti di eventuali operazioni, conoscere e convivere con le terapie ormonali, esplorare le sensazioni, negoziare con il partner i modi della sessualità, aumentare il senso di autoefficacia e rafforzare il diritto all’autodeterminazione.

Naturalmente, non tutte le persone con DSD sono scontente del genere loro assegnato, o provano difficoltà e vergogna per le loro caratteristiche:

la condizione di varianza non è mai associata inderogabilmente a sofferenza o problemi psicologici!

Spesso deriva dalle reazioni del contesto, che può divenire a propria volta oggetto di intervento psicologico. Il riconoscimento dell’unicità di ogni soggetto, del suo diritto ad autodeterminarsi e l’approccio aperto e rispettoso alla varianza sono sempre i punti cardine di qualsiasi relazione, personale o professionale.

 Vuoi saperne di più? Visita:

http://www.iosonointersex.it

http://www.intersexesiste.com

http://www.isna.org

Bibliografia

American Psychological Association. (2006). Answers to your questions about individuals with intersex conditions. Washington, DC: APA. www.apa.org/topics/lgbt/intersex.pdf

Barker (2019).Good Practice across the Counselling Professions 001: Gender, sexual, and relationship diversity (GSRD).British Association for Counselling and Psychotherapy

Blackless, M., Charuvastra, A., Derryck, A., Fausto‐Sterling, A., Lauzanne, K. and Lee, E. (2000), How sexually dimorphic are we? Review and synthesis. Am. J. Hum. Biol., 12: 151-166.

Crocetti, D. (2013). L’invisibile intersex: storie di corpi medicalizzati. Pisa: Edizioni ETS.

Free & Equal. (2017). Fact sheet: Intersex. United Nations Human Rights. https://www.unfe.org/wp-content/uploads/2017/05/UNFE-Intersex.pdf

Intersex Human Rights Australia. (2010). OII position statement on genital cutting. https://ihra.org.au/wp-content/uploads/2010/01/oii_position_statement_genital_cutting.pdf

Liao LM, Creighton SM. (2007). Requests for cosmetic genitoplasty: how should healthcare providers respond? BMJ 2007; 334 :1090

Morland, I. (2005), “The Injustice of Intersex: Feminist Science Studies and the Writing of a Wrong”, Anderson, M. (Ed.) Toward a Critique of Guilt: Perspectives from Law and the Humanities(Studies in Law, Politics, and Society, Vol. 36), Emerald Group Publishing Limited, Bingley, pp. 53-75.

Preves, S. (2003). Intersex and Identity: The Contested Self. Rutgers University Press.

Richards, C., Barker, MJ (2015). The Palgrave Handbook of the Psychology of Sexuality and Gender. Palgrave Macmillan, UK

Background photo created by freepik – www.freepik.com