Foto: The Gender Spectrum Collection by Zackary Drucker

La “famiglia scelta” ha una storia più antica di quanto potresti immaginare. Anche se non con questo nome, la si può trovare già dalla metà dell’Ottocento, negli Harlem Drag Balls. Antenata delle ballroom, che potresti aver conosciuto nella serie tv Pose, consisteva, prima di tutto, in un luogo sicuro. Qui le persone queer o LGBTQ+ potevano incontrarsi, sperimentare e sovvertire i generi con abbigliamento, performance di danza e sfilate. Cosa c’entrano le famiglie? Lo vedremo tra poco, scoprendone il significato. Per ora ti basti sapere che sicurezza, supporto, punti di riferimento ed empowerment ne sono le caratteristiche principali, e che questi luoghi preziosi, costituiscono le loro radici.

Cos’è una “famiglia scelta”?

Una famiglia scelta è formata da tutte quelle persone che, aggregandosi volontariamente, svolgono reciprocamente funzioni di conforto, insegnamento e sostegno, slegate da un’effettiva parentela. Non ha una struttura predefinita, ed è generalmente pensata per essere ampia e inclusiva: la sua costruzione è intenzionale e finalizzata a unire persone, piuttosto che escluderle a causa di confini e rigide definizioni. In alcuni casi, però, la famiglia scelta può essere caratterizzata da ruoli assunti in base a età, predisposizioni personali o relazioni preesistenti: quello della “madre”, ad esempio, è comune, e particolarmente diffuso nella cultura drag. In altri casi, i ruoli possono essere più sfumati e aspecifici. Il ricorso a eventuali ruoli, infatti, non è finalizzato a ricreare la struttura della famiglia di origine per emulazione, ma a favorire un senso di appartenenza; per questo, etichette come “madre” possono essere o meno scelte, ed essere, o meno, di aiuto.

“Famiglie tradizionali” e persone queer

 A definire una “famiglia tradizionale” (nella cultura occidentale, e non solo) sono storicamente due parametri: il matrimonio, e la prole. Entrambi non sempre disponibili, applicabili o desiderati da persone LGBTQ+ che costruiscono una famiglia propria.
In Italia il matrimonio, ad esempio, esclude tutte le relazioni non eterosessuali e non monogame etiche, così come in molte altre parti del mondo. Allo stesso modo, nel nostro Stato la riproduzione non è regolata dalla legge in tutti i casi in cui ci sono relazioni omosessuali, o non monogame etiche. La sua attuazione è complessa, o, meglio, impossibile tra i confini nazionali, in assenza, prima di tutto, di tutele normative.

A fronte di limiti così significativi, molte persone queer faticano a ricavare uno spazio di affermazione all’interno della propria famiglia di origine o per la propria famiglia in formazione.

Persone queer giovani

Non è secondario, inoltre, che per molte persone LGBTQ+ le relazioni con i propri familiari non siano sempre semplici, in alcuni casi già dalla giovane età: può accadere che, prima o dopo il coming out, vengano rifiutate, allontanate, o, addirittura, che siano vittime di violenza dai/lle loro stess* familiari. Per questo, in particolare tra le persone più giovani, ovvero quelle maggiormente a rischio, ciò che è socialmente e legalmente prescritto come famiglia può non rispondere a diversi bisogni – che si tratti di appartenenza, supporto, vicinanza, o altro ancora. Ad esempio, le giovani persone queer senza fissa dimora, che vengono cacciate di casa, o che si sono allontanate spontaneamente, possono trovare, nelle famiglie scelte, risorse insostituibili: veri e propri rifugi che offrono protezione, sostegno e libera espressione di sé.

Persone queer anziane

Seppur attraverso dinamiche diverse, la famiglia scelta può costituire una risorsa particolarmente importante anche per le persone LGBTQ+ anziane. L’invecchiamento comporta un aumento di necessità, pratiche e sociali, derivanti da possibili problemi di salute, perdita de* partner e da altri eventi che tipicamente si verificano nel corso della vita. Se di norma sono le persone più giovani a essere delegate ai ruoli di cura e di assistenza, nella popolazione queer il compito spetta, più frequentemente, a partner e amic* che spesso sono anche coetane* delle persone anziane stesse. La famiglia scelta ricopre, in questo scenario, un ruolo fondamentale: laddove la relazioni con la famiglia di origine si interrompono, e avere figl* è meno frequente perché più difficilmente realizzabile, i legami con amic* e persone di riferimento fanno la differenza. Anche, e soprattutto, in termini di benessere e salute.

Perché le persone queer costruiscono famiglie scelte?

Date queste premesse, la risposta si delinea come chiara e lineare: per necessità. Molte persone LGBTQ+ non possono rivolgersi ai propri genitori o familiari come e quando vorrebbero, che si tratti di una richiesta di aiuto, o per volontà di condivisione. Questo non accade solo quando la persona è del tutto esclusa o respinta dalla famiglia: la distanza può crearsi a diversi livelli, originando indisponibilità o difficoltà di comunicazione e di compartecipazione emotiva, e limitato o assente senso di sicurezza. Da qui, il bisogno di costruire o essere parte di un sistema di supporto, la cosiddetta famiglia scelta, che offra risposte di diverso genere.

È importante sottolineare, però, che la famiglia scelta per le persone queer è più spesso vissuta come un’integrazione, piuttosto che un surrogato, della famiglia di origine. A dimostrazione di questo, il fatto che alcune persone, ad esempio, includano nella propria famiglia scelta anche un* o più componenti della famiglia d’origine. Per questo è rischioso credere che far parte di una famiglia scelta comporti, di per sé, l’interruzione dei legami con la famiglia di origine. Al contrario, in alcuni casi, permette di arricchirli.

Tante definizioni, una famiglia

La verità è che non esiste una sola definizione di “famiglia scelta” e ogni persona LGBTQ+ tenderà ad attribuirle un significato unico e soggettivo. Beneficiare di comuni risorse, identità e storia. Ricevere conforto attraverso l’affiliazione. Rispecchiarsi nell’esperienza altrui, offrendo la propria. Costruire una strada propria, insieme.

In alcuni casi le famiglie scelte condividono l’abitazione, o i/le loro componenti sono solidali dal punto di vista finanziario, contribuendo alla creazione e al mantenimento di un vero e proprio sistema di supporto, in senso ampio. Ciò che è fondamentale ricordare, però, è che il sostegno offerto va ben oltre i beni materiali, dove condivisione, rispetto e fiducia costituiscono i principi fondanti.

Bibliografia

Golombok, S. (2016). Famiglie moderne: genitori e figli nelle nuove forme di famiglia.  Milano: Elsevier Italia.

Hull, K. E., & Ortyl, T. A. (2019). Conventional and cutting-edge: Definitions of family in LGBT communities. Sexuality research and social policy, 16(1), 31-43.

Nelson, M. K. (2013). Fictive kin, families we choose, and voluntary kin: What does the discourse tell us?. Journal of Family Theory & Review, 5(4), 259-281.

Filmografia

Paris is burning (Jennie Livingston, 1983)

Pose (Netflix, 2018-2021)