La masturbazione è una parte naturale della nostra sessualità, una tappa importante della nostra maturità sessuale. Ma come fare quando diviene l’unica pratica  

Esattamente come per la masturbazione femminile, anche l’autoerotismo maschile è andato incontro a differenti fasi da un punto di vista sociologico.

Dall’essere celebrato nelle civiltà antiche egizie e greche come atto naturale e simbolo di potenza, passò ad essere condannato in modo particolare durante tutto il Settecento e l’Ottocento.

La masturbazione infatti veniva considerata in quel periodo una malattia mortale, in grado di portare alla pazzia, alla cecità, perfino alla tubercolosi spinale.

Ad oggi, sappiamo che l’autoerotismo è una pratica non solo sana, ma fondamentale nello sviluppo sessuale dell’individuo: attraverso di essa si impara a conoscere il proprio corpo, i tempi dell’orgasmo, le proprie preferenze e fantasie, e avere così una maggiore consapevolezza di sé.

Oltre ai benefici più psicologici, ne ha anche di fisici: in uno studio di Giles et al. del 2003, è emerso come eiaculazioni frequenti portino ad una significativa riduzione del rischio di cancro alla prostata.

Quando la masturbazione diventa un problema?

Generalmente, come per tutte le cose, “il troppo stroppia”: quando la masturbazione diviene un atto sostitutivo al rapporto sessuale, o quando viene praticata con eccessiva frequenza, ciò che è un atto normalmente presente nella pratica sessuale, può divenire un problema.

Ma cosa intendiamo per eccessiva frequenza?

E come definire il concetto di problema?

Vediamo nel dettaglio la masturbazione compulsiva, e quali sono i possibili rimedi.

Masturbazione compulsiva: un disturbo poco conosciuto

L’autoerotismo compulsivo è il bisogno impellente, ossessivo e incontrollabile di masturbarsi ripetutamente, con una frequenza talmente alta da causare un disagio significativo o una significativa compromissione delle attività quotidiane.

Ad oggi, c’è ancora una discordanza tra gli esperti relativamente alla classificazione e alla definizione sia della natura che delle cause di molti disturbi sessuali, come nel caso della masturbazione compulsiva; alcuni pongono l’accento sull’aspetto ossessivo-compulsivo, altri sull’aspetto di dipendenza.

Nonostante le cosiddette sex addictions non siano state codificate all’interno del nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5), le certe tipologie di problematiche sessuali presentano in effetti un pattern comportamentale e neuro-cognitivo simile a quello di altri tipi di dipendenze.

In uno studio di Voon e collaboratori, un gruppo di 19 volontari affetti da comportamenti sessuali compulsivi sono stati paragonati a un gruppo di controllo; a entrambi sono stati mostrati filmati di natura pornografica e filmati neutri, mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata all’interno di una risonanza magnetica.

I risultati hanno mostrato che tre regioni cerebrali (l’amigdala, lo striato ventrale e la parte dorsale del giro del cingolo anteriore) erano significativamente più attive nei volontari con comportamenti sessuali compulsivi; tali regioni si attivano in maniera significativa anche in individui con un dipendenza da sostanze quando vengono loro mostrate delle immagini collegate alla propria dipendenza.

Ma per quale motivo ci sarebbe questa somiglianza?

La motivazione è da ricercare nel funzionamento di queste regioni cerebrali: lo striato è coinvolto nel processi di ricompensa e motivazione; la parte dorsale del giro del cingolo anteriore è coinvolta nell’anticipazione delle ricompense e nell’astinenza; l’amigdala ha un ruolo nella regolazione delle emozioni ed elabora il significato degli eventi.

Le sexual addictions quindi coinvolgerebbero il cosiddetto “circuito della ricompensa”, che la letteratura ha ampiamente documentato come parte integrante del meccanismo che sostiene le dipende da sostanze.

Altri pongono l’accento sulla natura ossessiva, ripetitiva, intrusiva del disturbo, e i fatto che esso sia associato spesso ad ansia o tensione; spesso le compulsioni, a cui inizialmente si prova a resistere, vengono poi messe in atto per diminuire il vissuto di profondo disagio.

La masturbazione può essere vissuta infatti come uno strumento per alleviare momenti di profonda angoscia esistenziale; l’orgasmo infatti ha un forte potere ansiolitico e dissociativo, in grado di distaccarci temporaneamente dalla realtà che ci circonda.

Eppure è davvero così?

C’è davvero solo questo aspetto neurobiologico, o solo l’aspetto ossessivo, dietro l’autoerotismo compulsivo?

La risposta è no: l’esistenza è costituita da una molteplicità di determinanti, che concorrono tutte a formare quella che è la nostra identità in una maniera organica e complessa. Va da sé quindi che ci possano essere molteplici motivi e cause per cui un’attività masturbatoria possa divenire una compulsione invalidante.

E’ un po’ come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina: un virtuosismo teorico, che però non influisce sul fatto che sia la gallina che l’uovo esistono.

E così come la gallina e l’uovo sono entrambi presenti ed entrambi interconnessi, così lo possono essere le molteplici cause alla base di un’attività masturbatoria compulsiva.

Ecco quindi che la componente biologica diviene un rinforzo a quella che è una via di fuga da condizione esistenziale di sofferenza; il sollievo che ne deriva può divenire cosi addicting da generare una compulsione.

È quindi sempre necessario che sia un professionista a determinare quali possano essere le cause alla base dell’autoerotismo compulsivo, sulla base della storia di vita della singola persona.

Masturbazione compulsiva: quali rimedi?

Così come l’inquadramento delle cause del disturbo deve essere mirato al singolo individuo e ai suoi contesti, anche il trattamento dovrà essere personalizzato, e fortemente integrato. Spesso infatti il coinvolgimento di diverse figure professionali può essere di fondamentale importanza per la cura del disturbo.

  • Psicoterapia. La psicoterapia è il trattamento d’elezione. Un percorso psicoterapeutico aiuterà a dare ragione delle esperienze collegate alla compulsione masturbatoria, diminuendo così la sofferenza e di conseguenza i comportamenti ad essa associati. Lo psicoterapeuta sessuologo aiuterà non solo nella eliminazione delle compulsioni, ma anche nel recupero di un rapporto sano col proprio corpo.
  • Trattamento farmacologico. Potrebbe essere necessario affiancare al trattamento psicoterapeutico una cura farmacologica atta a diminuire temporaneamente la libido, o i vissuti di angoscia, se troppo invalidanti, associati agli episodi di autoerotismo. L’utilizzo del Citalopram ad esempio ha dimostrato una riduzione dell’attività masturbatoria. Trial clinici hanno dimostrato la funzione di farmaci antidepressivi – in particolare farmaci SSRI- nella riduzione dell’eccitazione, del desiderio e dell’orgasmo; tali farmaci, insieme ad altri farmaci ansiolitici, possono essere utili anche nel caso in cui la compulsione maturbatoria sia legata a sentimenti di ansia.
  • Gruppi di supporto. Diversi studi in letteratura hanno verificato l’attendibilità e il valore dei cosiddetti gruppi di supporto, all’interno dei quali condividere esperienze in un contesto protetto e senza giudizio. Il gruppo è utile nella misura in cui crea una rete che si auto sostiene, fornendo supporto a tutti i membri.

Bibliografia e utili approndimenti

  1. G. Giles, G. Severi, D.R. English, M.R.E. McCredie, R. Borland, P. Boyle and J.L. Hopper, “Sexual factors and prostate cancer”, BJU International, 2003
  2. Voon V, Mole TB, Banca P, Porter L, Morris L, Mitchell S, et al. (2014) Neural Correlates of Sexual Cue Reactivity in Individuals with and without Compulsive Sexual Behaviours. PLoS ONE 9(7): e102419.
  3. Muench, F., Morgenstern, J., Hollander, E., Irwin, T. W., O’Leary, A., Parsons, J. T., . . . Lai, B. (2007). The consequences of compulsive sexual behavior: The preliminary reliability and validity of the Compulsive Sexual Behavior Consequences Scale. Sexual Addiction & Compulsivity, 14, 207–220.
  4. Tosto, G., Talarico, G., Lenzi, G. L., & Bruno, G. (2008). Effect of citalopram in treating hypersexuality in an Alzheimer’s disease case. Neurological Science, 29, 269–270.
  5. Kenneth Paul Rosenberg , Patrick Carnes & Suzanne O’Connor (2014) Evaluation and Treatment of Sex Addiction, Journal of Sex & Marital Therapy, 40:2, 77-91
  6. Garcia F.D, Thibaut F. (2010) Sexual Addictions. The American Journal of Drug and Alcohol Abuse, 36:254–260.