Una delle sfide che incontrano i genitori di giovani persone transgender è la comunicazione con altre persone, che siano parenti, amici o membri di istituzioni, dell’identità e delle necessità del* propri* figli*. Questa attività rientra in quelle che la letteratura definisce advocacy, ovvero, la correzione delle differenze di potere che sono implicate nei rapporti con gli altri.

Si tratta di un’attività complessa e continua, che si svolge attraverso:

  • l’educazione (di sé e dell’altro)
  • l’apprendimento delle regole del contesto sociale e delle differenze di autorità e di ruolo implicate nelle singole realtà
  • la pianificazione di strategie per aiutare la persona
  • l’ascolto attivo di chi pone il bisogno e di chi porta obiezioni o ostacoli alla sua soddisfazione
  • la proposta di soluzioni, che devono sempre avere come focus principale il benessere e la salute del* propri* figli*.

L’obiettivo ultimo non è la soluzione del problema del* propri* figli*, ma lo schierarvisi accanto del proprio ruolo di educatore e sostegno emotivo, cercando di bilanciare i bias e le aggressioni che possono derivare dal contesto (e che concorrono, tra gli altri, al fenomeno del minority stress[1]).

 

La comunicazione dell’identità in famiglia

Se sei un genitore di una persona trans, saprai per certo che non c’è un solo modo di comunicare ai propri familiari di avere un* figli* transgender, né una sola posizione di partenza per ogni interlocutore rispetto ai temi del genere. Inoltre, le diverse persone potrebbero avere diversi rapporti con tu* figli*, per frequenza e conoscenza; ancora, questo tipo di comunicazione potrebbe risultare completamente nuova ai loro occhi, proprio come, forse, lo è stato inizialmente per te. Se non è sempre possibile cambiare le idee altrui, è necessario tuttavia ricordare che un linguaggio aggressivo, scorretto o offensivo nei confronti del* propri* figli* non è mai accettabile e deve essere problematizzato dal genitore.

Ricorda che il compito di ogni genitore è prendersi cura dei bisogni de* propri* figli*, non degli altri adulti; è normale e naturale volere che le altre persone si sentano a proprio agio, ma se questo viene fatto a scapito del sé autentico del* propri* figli*, può essere molto doloroso. La priorità è sempre il benessere di tu* figli*.

Richiedere rispetto entro la famiglia allargata è uno dei compiti cruciali che rientrano nelle pratiche di supportive parenting.

Ecco alcuni passaggi che, senza pretesa di universalità e esaustività, potrebbero risultare utili nella comunicazione familiare:

  1. Chiedi al* dirett* interessat* se ha piacere di essere out nella famiglia estesa.

Se la risposta è no, rispettala. Non vedere in questo una spia di vergogna o insicurezza. Dirlo a parenti che si ritiene possano essere ostili ha un costo e richiede energie e coraggio; tu* figli* potrebbe non sentirsi di farlo in questo momento. Scegliete insieme le strategie migliori e valutate le differenti possibilità, aiutandol* a creare uno spazio di esplorazione di possibili outcome;

 

  1. Se la risposta è si, parti da coloro che sai essere alleati e supportivi.

Questo può essere fatto da tu* figli*, da te o potete farlo insieme a seconda dell’età, della relazione con l’interlocutore e della risposta attesa. Individua poi coloro che ritieni non saranno supportivi, e scegli insieme a tu* figli* come gestire la comunicazione e i rapporti. Ricordati che a volte le persone ci sorprendono, e proprio come tu hai paura che tu* figli* venga stereotipat*, così è sempre utile mantenere un atteggiamento curioso, aperto e positivo rispetto alle possibili risposte dell’interlocutore, che spesso tendiamo a presupporre sulla base di poche caratteristiche stereotipiche (ad es, l’età, la religione, o la provenienza geografica).

 

  1. Spendere un po’ di tempo per identificare le proprie aspettative è utile per essere chiari e assertivi rispetto alle richieste da porre agli altri.

  • Comunica il genere del* figli* e il tuo pieno supporto;
  • Dichiara che, indipendentemente dalle proprie credenze e idee, ci si attende che tutti siano gentili e rispettos*, e che evitino qualsiasi commento negativo rispetto all’espressione di genere o ai modi di definire l’identità;
  • Comunica nome e pronome e chiedi che vengano rispettati;
  • Se vengono scambiati regali, può essere opportuno un confronto preliminare rispetti a eventuali stereotipi di genere associati.

Una possibile modalità è preparare prima del tempo l’interlocutore, con una chiamata o un messaggio, per definire le aspettative su come dovranno interagire. E’ utile ricordare che le persone seguono l’esempio dei genitori nel comportarsi con la persona! Più il genitore parla con orgoglio e serenità, e maggiormente sarà semplice per gli altri uniformarsi a questo. Non c’è nulla di cui avere vergogna. A situazioni difficili, puoi rispondere in modo assertivo e positivo, come “è stupendo che non abbia paura di essere sé stess*!”.

  1. Il ruolo di educatore.

Puoi offrire la tua conoscenza e le tue risorse ai parenti, e indicare libri, film, e risorse divulgative utili a comprendere cosa sta accadendo. Se la persona con cui stai parlando non è mai stata esposta a particolari differenze, o non ha avuto la possibilità di ricevere le giuste informazioni, educarla farà una grandissima differenza. Tuttavia, educare l’altro può essere un lavoro molto richiestivo in termini di risorse ed energie, richiede continue ripetizioni, e non sempre porta ai frutti sperati. E’ pertanto necessario bilanciare le proprie energie e la cura di sé, e non lasciarsi abbattere laddove alcune persone scelgano di non modificare la propria posizione.

 

  1. Se ci sono altr* figl* nella famiglia, assicurati di includerl* in conversazioni appropriate in base all’età.

Potrebbero avere domande su cosa sta accadendo alla persona o in eventuali scambi familiari che appaiono tesi. Di solito i fratelli sono supportivi e accoglienti, e se nella famiglia non sono presenti bias e pregiudizi, è facile che accolgano la persona transgender senza ostilità. Anche in questo caso puoi fare da modello di ruolo positivo: mostrati aperto e sereno e dai la notizia con gioia, senza narrative di sofferenza. Assicurati di essere disponibile per domande e dubbi. Quando il fratello o la sorella non sono supportivi, assicurati di esplorarne i motivi: potrebbero emergere vissuti legati alla sensazione di essere meno importanti, o trascurati, a causa della grande attenzione che solitamente viene riversata sul* figli* transgender. Ritaglia spazi condivisi ma anche spazi personali per ognun*. Ricorda che anche i fratelli e le sorelle di tu* figli* trans possono sperimentare disagio o sofferenza derivanti dal contesto non supportivo e soffrire di stress e aggressioni vicarie e dirette, che possono portare a vissuti di vergogna, colpa o tristezza e sensazioni ambivalenti verso il fratello/la sorella. In caso di grandi difficoltà, un supporto da parte di un terapeuta familiare è indicato e può essere risolutivo.

 

Riassumendo:

  • Aspettati il meglio e il pieno supporto da parte di tutt*, ma preparati per il peggio, ovvero assicurati di aver pianificato la gestione di eventuali reazioni negative, soprattutto se si tratta della prima persona queer in famiglia;
  • Lascia tempo e spazio all’altro, proprio come tu e tu* figli* potreste averne avuto bisogno all’inizio del vostro percorso;
  • Offri risorse educative, consiglia libri e serie televisive, valuta la possibilità di essere disponibile a rispondere a domande se ti senti in grado;
  • Non tollerare battute, affermazioni, aggressioni transfobiche o denigratorie, anche se il confronto che ne deriva può essere doloroso. Se non è possibile risolvere la situazione, valuta la possibilità di ridurre o eliminare le occasioni di incontro tra tu* figli* e la persona non supportiva;
  • Ricordati che tu* figli* è molto di più della sua identità di genere. Assicurati che le attività e i discorsi familiari riguardino interessi, passioni, e caratteristiche che non limitano la persona alla propria identità trans*;
  • Prenditi cura di te! E’ necessario che tu sia in forze per poter essere di aiuto. Assicurati di avere risorse di ricarica e gestione delle situazioni più difficili. Chiedi supporto, e crea una rete: cerca gruppi di auto-mutuo-aiuto, e se te la senti, unisciti ad associazioni di genitori che forniscono supporto ai propri membri e fanno advocacy su larga scala nel sociale. Infine, ricorda che esistono professionisti formati nell’ambito dell’identità di genere, che possono fornire un supporto affermativo e competente. Assicurati sempre di verificare le credenziali dell’esperto a cui ti rivolgi.

 

Se vuoi saperne di più, puoi visitare per esempio:

https://www.genderspectrum.org

https://www.genderlens.org

Bibliografia
  • Eriksen (2017). Unconditional: A Guide to Loving and Supporting Your LGBTQ Child. Mango publishing

 

[1] https://www.cosicomeviene.it/minority-stress-il-peso-invisibile-delle-minoranze-identitarie/