Cos’è l’orientamento sessuale

L’American Psychological Association (APA) definisce l’orientamento sessuale come “una struttura durevole di attrazioni emotive, romantiche e/o sessuali verso gli uomini, le donne, o entrambi i sessi. L’orientamento sessuale si riferisce inoltre al senso di identità di una persona basato su queste attrazioni, sui comportamenti relativi e sull’appartenenza ad una comunità di altre persone che condividono queste attrazioni” (APA, 2013).

Ogni orientamento sessuale è una manifestazione della variabilità umana e come tale ugualmente valido e sano.

Terapie riparative: cosa sono?

Il termine “terapie riparative” (note anche come “conversion therapies”, “ex-gay therapies” o “Sexual Orientation Change Efforts”, SOCE) è un termine ombrello che racchiude ogni modello teorico e approccio terapeutico che assume che un orientamento sessuale (o identità di genere) sia preferibile ad altri, e che cerca di conseguenza di modificarlo, o di sopprimerne l’espressione individuale. Storicamente, questi tentativi si sono basati sull’idea che orientamenti non eterosessuali fossero psicopatologici, quindi “curabili”. Ricordiamo che negli anni ’80 l’omosessualità era ancora scorporata in egosintonica ed egodistonica; quest’ultima considerata meritevole di “riparazione” perché disturbante per l’individuo. Solo nel 1990 l’orientamento affettivo non eterosessuale è stato definitivamente derubricato dalla lista delle malattie mentali.

Il termine “riparativo” viene utilizzato per la prima volta nel 1983 da Elizabeth Moberly, ma il più famoso sostenitore è probabilmente Joseph Nicolosi.

Al di là delle diverse teorie, il punto cardine è la teorizzazione dell’omosessualità come un “arresto” del “normale” sviluppo affettivo (quello eterosessuale); sarebbe un fallimento del processo di identificazione di genere causato da relazioni patologiche con le figure di riferimento genitoriali.

Esse si basano quindi su un ulteriore errore di fondo: l’associazione tra identità di genere e orientamento affettivo/sessuale, dimensioni indipendenti tra loro.

In passato i tentativi riparativi hanno comportato misure estreme: istituzionalizzazione, castrazione, terapia elettroconvulsiva, ipnosi (APA, 2009). Oggi, le tecniche più utilizzate comprendono varie pratiche comportamentali, cognitive e psicoanalitiche egualmente pericolose; nel 2005, sono state equiparate a tutti gli effetti a forme di tortura (United Nations Human Rights Council, 2005).

Le terapie riparative funzionano?

No. Nel 2001 uno studio rilevava cambiamenti nell’orientamento affettivo di persone sottoposte a terapia riparativa; di recente l’autore ha ritrattato le conclusioni con una lettera pubblica, evidenziando importanti bias nella ricerca (Spitzer, 2001; The Guardian, 2012). Nel 2007 una task force dell’APA ha condotto una review concludendo che

“i risultati delle ricerche scientificamente valide indicano che è poco probabile che gli individui possano ridurre l’attrazione per lo stesso sesso o aumentare quella per il sesso opposto mediante terapia riparativa

Al contrario, esistono evidenze chiare che esse siano dannose per il benessere e la salute di coloro che le subiscono, segnandone gravemente le condizioni psichiche (CNOP, 2011).

Nel 2009, una review su persone sottoposte a terapia “riparativa”

  • non ha dimostrato cambiamenti
  • ha rilevato lo sviluppo di depressione, ansia, insonnia, senso di colpa, pensieri e atti suicidari (APA, 2009).

Posizioni ufficiali

Tutte le principali organizzazioni di professionisti sanitari nazionali, europee, statunitense e mondiali hanno esplicitamente preso posizione contro le terapie riparative; in altre parole, hanno diffuso dichiarazioni di non scientificità, non eticità, pericolosità, o franca illegalità (American Psychological Association, 2009, 2012; AIP, 2010; CNOP, 2011, 2013; PAHO, 2012; WHO, 1990).

Nel 2010, in Italia un documento sottoscritto da professionisti della salute mentale afferma che

“qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico”.

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia (ad esempio) segnala “che qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l’eterosessualità o verso l’omosessualità è contraria alla deontologia professionale (…) [rischiano] di forzare i propri pazienti nella direzione di ‘cambiare’ o reprimere il proprio orientamento sessuale, invece di (…) favorire la piena accettazione di se stessi” (OPL, 2010).

Perché voler cambiare il proprio orientamento?

Le persone appartenenti a una minoranza sessuale subisconostigma, discriminazione ed emarginazione sociale, che comportano alte percentuali di ansia, depressione, rischio suicidario e abuso di sostanze (Hickson et al, 2016; Meyer, 2003). La pressione sociale, familiare e religiosa gioca un ruolo importante; l’omosessualità è percepita come contraria alla cornice di valori condivisa entro il contesto di riferimento, su cui la persona può fare grande affidamento. Vivere entro contesti eteronormativi che veicolano il messaggio che essere omo/bisessuali è sbagliato, patologico, peccaminoso, piò portare a pensare pensare che “sarebbe meglio essere eterosessuale”; oppure potrebbe portare a sviluppare una “omofobia interiorizzata” che lede e svaluta l’immagine di sé, e causa imbarazzo, vergogna, colpa, fino a ideazione suicidaria.

Questo avviene anche con modalità più sottili; le franche aggressioni e svalutazioni dell’orientamento sessuale sono divenute meno socialmente accettate e desiderabili; tali comportamenti sono stati sostituiti da forme più implicite, ma non meno pericolose. L’omosessualità diviene sinonimo di una vita triste, difficile e solitaria. Nella disperazione, è più comprensibile comprendere come alcun* arrivino a rivolgersi a chi promette di modificare tutto questo.

Terapie riparative oggi

Lo spettro delle teorie riparative si estende al giorno d’oggi. La National Association for Research & Treatment of Homosexuality (NARTH) fondata da Nicolosi presenta percorsi volti a “offrire una possiblità di cambiamento” per coloro che sono “insoddisfatti”. Alcune delle pratiche oggi più diffuse sono l’allenamento a conformarsi alle norme eteronomative; l’insegnamento di “abilità eterosessuali” di corteggiamento; l’ipnosi.

Esistono libri di self-help e siti dedicati a modificare l’orientamento sessuale; spesso tali libri hanno diciture apparentemente innocue quali “esplorazione della fluidità sessuale”, o addirittura “promozione di una sessualità sana”!

Se trovi indicazioni quali l’insistenza a non assumere un’etichetta identitaria, ad “allinearsi” a valori religiosi, o l’utilizzo di termini come “abitudine omosessuale”, forse sei di fronte a un esempio di percorso riparativo mascherato (Human Rights Campaign & the National Center for Lesbian Rights, 2017).

Ecco perché esistono ancora numerose campagne a livello internazionale, volte a richiedere l’illegalità delle terapie riparative e severe punizioni a coloro che le propongono.

Ha fatto notizia in tal senso la Germania. Il 7 maggio 2020 ha approvato la legge che vieta a operatori sanitari e tutori legali di sottoporre minorenni a trattamenti mirati a cambiare identità di genere o orientamento sessuale; i trasgressori verranno puniti con un anno di carcere. Naturalmente si tratta di primi passi importanti, ma ancora troppo isolati e parziali.

Inoltre, è nota in letteratura la presenza di psicologi e psichiatri che, pur non veicolando esplicitamente atteggiamenti patologizzanti, indicano nell’eterosessualità una condizione preferibile/auspicabile (Lingiardi et al, 2013; Lingiardi, Tripodi & Nardelli, 2014). Un recente studio condotto su 3.135 psicologi italiani abilitati ha ritrovato atteggiamenti riparativi nel 58% del campione (Lingiardi, Nardelli & Emiliano, 2015). Questi spesso sono inconsapevoli, perché frutto della condivisione di un sistema eteronormativo di riferimento (secondo cui “essere eterosessuale è meglio/più facile”).

Cosa fare se ho sentimenti negativi verso la mia sessualità?

Rivolgiti a uno psicologo che adotti un approccio affermativo e rispettoso delle differenze. Il professionista, nello specifico, può aiutarti a comprendere i motivi per i quali l’orientamento o il comportamento sessuale siano visti o vissuti come problematici; può aiutarti esplorando il contesto sociale, culturale, le norme e i valori di riferimento, e le esperienze affettive pregresse. Il percorso può aiutarti a esplorare quali possibilità esistenziali siano per te identitarie, e a facilitare consapevolezza, regolazione, e accettazione degli aspetti emotivi connessi. Fermo restando l’assoluta individualità di ognuno, altri obiettivi frequenti sono: diminuire i fenomeni di evitamento, verificare la presenza di omofobia interiorizzata, validare e valorizzare i punti di forza, facilitare relazionalità supportive, affermare sane e soddisfacenti espressioni della sessualità (Proujansky & Panchankis, 2014).

Bibliografia

American Psychological Association Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the task force on appropriate therapeutic responses to sexual orientation. Washington: American Psychological Association. Scaricato da: www.apa.org/pi/lgbt/ resources/therapeutic-response.pdf

American Psychological Association Division 44/Committee on Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Concerns Guidelines Revision Task Force (2012). Guidelines for psychological practice with lesbian, gay, and bisexual clients. American Psychologist, 67(1), 10-42.

Associazione Italiana di Psicologia (AIP) (2010). Comunicato stampa del Direttivo circa le dichiarazioni del card. Bertone. Comunicato stampa del 16 aprile 2010. Scaricato da: www.aipass.org/node/8342

Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) (2011). Omofobia. La posizione degli psicologi. Comunicato stampa del 19 luglio 2011. Scaricato da: www.psy.it/archivio_old/allegati/2011_07_20.pdf

Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) (2013). Omofobi: Palma, Psicologi, “gravissime e da respingere le affermazioni sulla omosessualità come malattia”. Comunicato stampa del 23 agosto 2013. Scaricato da: www.psy.it/comunicati-stampa_old/allegati/2013-08-23-comunicato-stampa.pdf

Hickson, F., Davey, C., Reid, D., Weatherburn, P., & Bourne, A. (2016). Mental health inequalities among gay and bisexual men in England, Scotland and Wales: a large community-based cross-sectional survey. Journal of Public Health, 26(April), 1-8.

Human Rights Campaign & the National Center for Lesbian Rights (2017). Just As They Are: Protecting Our Children from the Harms of Conversion Therapy. Retrieved from: http://www.nclrights.org/wp-content/uploads/2017/09/just-as-they-are-sept2017-1.pdf

Lingiardi, V., Nardelli, N., Tripodi, E. (2015). Reparative attitudes of Italian psychologists toward lesbian and gay clients: Theoretical, clinical, and social implications. Professional Psychology: Research and Practice, 46(2), 132- 139.

Meyer, I.H. (2003). Prejudice, social stress, and mental health in lesbian, gay and bisexual populations: Conceptual issues and research evidence. Psychological Bulletin, 129, 674-697. doi:10.1037/0033-2909.129.5.674

Sitografia

National Center For Lesbian RIghts. Born Perfect: toolkits, resources & statements. Retrieved from: http://www.nclrights.org/bornperfect-Toolkit-resources-statement on Apr 11, 2020

Pan American Health Organization (PAHO) (2012). “Cures” for an Illness That Does Not Exist. Purported Therapies Aimed at Changing Sexual Orientation Lack Medical Justification and Are Ethically Unacceptable. Documento pubblicato sul sito della PAHO, Sezione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: www.paho.org/hq/index.php?option=com_ docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid.

The Guardian Website. (2012). Psychiatrist who championed ‘gay cure’ admits he was wrong. Retrieved from: https://www.theguardian.com/world/2012/may/19/psychiatrist-admits-gay-cure-study-flawed. Last visited: 14 apr, 2020.

United Nations Human Rights Council. Discrimination and Violence against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender identity: A Report of the Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights, A/HRC/29/23 (2015), available at www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session29/Documents/A_HRC_29_23_en.doc