Il modello svedese: dall’educazione sessuale all’inclusione sociale

 Come abbiamo visto nell’articolo precedente, la Svezia è stato il primo paese al mondo ad includere l’educazione sessuale nella didattica scolastica.

I primi modelli di insegnamento scolastico risalgono al 1933; già dal 1956 questa materia diventa obbligatoria all’interno della scuola pubblica, con 15 anni di anticipo rispetto alla Germania e circa 30 anni rispetto alla maggior parte degli altri paesi nel mondo.

Il modello svedese è preso ad esempio sia per il ruolo di avanguardia avuto in questo campo, sia per la sperimentazione (ancora attuale) di pratiche di insegnamento e scelta dei contenuti.

Andiamo a vedere come viene inteso, oggi, l’insegnamento alla sessualità!

Anni 2000: lo sforzo verso l’inclusione e la lotta alla discriminazione

I primi piani didattici relativi allo scorso secolo, come nella maggior parte dei paesi anglosassoni, erano focalizzati sull’insegnamento di aspetti biologici, l’aborto e i metodi contraccettivi, il tema del piacere e della riproduzione.

Successivamente, sono state man mano incluse tematiche quali l’affettività, l’orientamento sessuale ed i concetti di normalità e devianza nella sessualità.

A partire dagli anni 2000, la Svezia ha perseguito specifici percorsi di politica e pratica dell’educazione sessuale volte all’inclusione – nel senso di giustizia sociale e diritti per individui e gruppi – e alla consapevolezza dei processi di discriminazione.

L’educazione sessuale viene considerata come interdisciplinare e trasversale a diverse altre materie scolastiche.

Inoltre, è stata riconosciuta la caratterizzazione fortemente politica di ogni approccio all’educazione sessuale.

Nelle contemporanee visioni di questa disciplina, parlare di sesso significa parlare dello status socio-economico; ma anche degli aspetti culturali del mondo in cui lo si vive e dei rapporti di potere intrinseci alle pratiche erotiche (sia espliciti sia impliciti).

Un cambio di paradigma

  1. Da una “pedagogia della tolleranza” ad una critica della norma

Gli approcci all’insegnamento che ad oggi vengono proposti in via sperimentale nelle scuole svedesi sono orientati a:

  • vedere lo studente come co-costruttore della lezione, in termini di partecipazione alla discussione ma anche come portatori di tematiche da affrontare
  • introdurre una “prospettiva critica alla norma”, che incoraggi sia gli studenti sia gli insegnanti ad affrontare in modo critico la visione “normativa” legata alla sessualità, per esplorare il senso dei concetti di normalità e devianza
  • Favorire il ragionamento circa le pratiche politiche e gli aspetti linguistici, in termini di inclusività e di anti-discriminazione (vedere ad esempio SNAE 2016).

 Da un lato, il contesto scolastico viene considerato un ambiente sicuro e legittimante, che permetta l’acquisizione della conoscenza circa il sesso, la sessualità e la salute.

D’altro canto, viene parallelamente avanzata una critica continua ai limiti dell’educazione sessuale e alla necessità di includere argomenti quali il sessismo, razzismo, classismo ed eterosessismo all’interno e all’esterno delle classi.

  1. Dalla salute pubblica ai diritti sessuali

Quindi, se inizialmente l’educazione sessuale era una questione di salute pubblica, poiché preveniva da eventuali malattie sessualmente trasmissibili, oggi l’enfasi è posta sul tema dei diritti sessuali e delle relazioni.

L’insegnamento è concentrato sul ragionamento circa le differenze di genere, la pluralità degli orientamenti sessuali e le relative questioni di potere che intercorrono in queste pratiche.

Sanjakdar e coll. (2015) hanno esplicitamente sottolineato che l’obiettivo dei contemporanei approcci allo studio e insegnamento della sessualità consiste nell’abbattere l’ultimo dei tabù legati a questa disciplina: la sua natura intrinsecamente politica.

 Perché parlare di sesso è un atto politico

 Come sottolinea Leslie Sherlock (2012) confrontando i sistemi educativi svedese e irlandese, l’educazione sessuale non può essere concepita in modo assoluto o isolato; questo perché le eredità storiche in ogni nazione e le sfumature socio-politiche contribuiscono ad influenzare il valore dei discorsi circa il sesso, il modo in cui vengono affrontati e l’analisi delle critiche e dei vincoli con cui gli stessi professionisti si devono scontrare.

Ogni volta che si pratica l’educazione alla sessualità e all’affettività, lo si fa all’interno di una cornice politica, la cui influenza può essere più o meno evidente.

Ma cerchiamo di capire con più precisione quali sono le caratteristiche di questi insegnamenti sperimentali, e come si svolgono!

  1. Partecipazione attiva degli insegnanti e dello studente

 – in linea di massima sono presenti 2 insegnati per lezione

– l’insegnante non entra in classe per fare una lezione frontale. L’insegnante mira ad attivare una discussione con gli studenti, sulla base di spunti didattici.

– lo studente è un soggetto attivo nella costruzione della lezione; gli viene infatti chiesto di contribuire portando le proprie esperienze personali (dirette o indirette) o le proprie opinioni

– l’insegnante agisce da conduttore critico della discussione, critico anche verso sé stesso (laddove viene incentivata l’autocorrezione quando i termini usati sono scorretti o potenzialmente discriminatori)

  1. Osservazione critica all’uso del linguaggio

– la comprensione del proprio e altrui linguaggio è una componente chiave, che gioca un ruolo fondamentale nel processo di inclusione o di discriminazione

– Oltre ad insegnare un linguaggio tecnico e scientifico legato alla sessualità, viene incoraggiato lo scambio di informazioni circa il linguaggio informale (quali sono i nomi dati agli organi genitali e alle pratiche erotiche)

– Viene proposto un ragionamento critico circa la valenza del linguaggio informale: quando usare un termine? che valore gli viene attribuito?

– Quando un termine diventa discriminatorio e quando non lo è?

  1. Strategie di inclusione

– un approccio volto alla “tolleranza del diverso” viene interpretato come paternalistico. Per questo motivo viene proposto un approccio non-gerarchizzante, ad esempio quando si descrivono i vari orientamenti sessuali

– le domande sul mondo LGBTQ o sul razzismo vengono incorporate all’interno di altri argomenti storicamente “neutri”. Non ci sono giornate specifiche dedicate a queste tematiche

– minor rilevanza alle etichette circa gli orientamenti sessuali (etero-, omo-, bi-); vengono invece sottolineate le esperienze personali, le parti del corpo coinvolte nelle relazioni ed i sentimenti individuali.

  1. Differenti modi di porre i quesiti e di studiare

– I quesiti vengono posti in modo aperto e opzionale, cosicché si evitino ipotesi normative (cosa pensi di…..come ti vedresti se si presentasse una particolare situazione?…..come ti comporteresti se….)

– Altri argomenti, invece, vengono presentati senza lasciare spazio ad opzioni o esitazioni: come sono fatti i genitali maschili o femminili? Quali sono i modi del piacere maschile o femminile?

– Lo studio dell’anatomia avviene tramite l’osservazione di modelli e viene discusso il ruolo delle parti dei genitali, anche in relazione alle differenze individuali

Bibliografia

Alldred, Pam, and Miriam E. David. 2007. Get real about sex: The politics and practice of sex education. Maidenhead: Open University Press.

Bengtsson, J., & Bolander, E. (2020). Strategies for inclusion and equality–‘norm-critical’sex education in Sweden. Sex Education20(2), 154-169.

Sanjakdar, F., Allen, L., Rasmussen, M. L., Quinlivan, K., Brömdal, A., & Aspin, C. (2015). In search of critical pedagogy in sexuality education: Visions, imaginations, and paradoxes. Review of Education, Pedagogy, and Cultural Studies37(1), 53-70.

Sherlock, L. (2012). Sociopolitical influences on sexuality education in Sweden and Ireland. Sex Education12(4), 383-396.

SNAE (Swedish National Agency for Education). 2011a. Curriculum for the Compulsory School, Preschool Class and the Leisure-Time Centre. Stockholm: Fritzes.