Parlare di sessualità ai bambini: da dove comincio?

Bambini e adolescenti spesso iniziano a ridere quando sentono parlare di sessualità. È una risata frutto dell’imbarazzo, perché incontrano parole ritenute tabù che li mettono a disagio.

Sappiamo che lo sviluppo sessuale parte molto presto nei bambini; gli adulti, però, spesso si ostinano a volerli vedere asessuati poiché questa curiosità si mal concilia con l’innocenza tipica dell’infanzia. La società ha da sempre limitato, ostacolato, negato o addirittura punito i comportamenti sessuali dei bambini; in questo modo ha sempre pensato di allontanarli da qualcosa ritenuto “sporco” e solo appannaggio degli adulti.

I primi ad essere in imbarazzo davanti a determinati comportamenti o parole sono proprio gli adulti, figli di una società che ha demonizzato la sessualità.

Dobbiamo essere consapevoli, però, che negli adolescenti lo sviluppo fisico legato alla sfera della sessualità avviene prima del completamento dello sviluppo cerebrale. Infatti il lobo prefrontale del cervello, area deputata al controllo degli impulsi e delle azioni, si sviluppa tra i 18 e i 21 anni, mentre la pubertà è avvenuta anni prima. Ecco perché spesso gli adolescenti mettono in atto comportamenti sessuali a rischio: agiscono in preda a degli impulsi che il loro cervello non è ancora totalmente in grado di inibire.

In virtù di questo emerge quando sia importante parlare di sessualità e diffondere una cultura e una conoscenza positiva su questo argomento.

Nascondere la polvere sotto il tappeto non eliminerà il problema: prima o poi i bambini cresceranno e sarà inevitabile che si vogliano sperimentare anche sessualmente.

Arrivare a sperimentarsi sessualmente solo in balìa dello sviluppo ormonale può esporre i ragazzi  a comportamenti rischiosi per sé e per gli altri. Per questo parlare di sessualità apertamente senza vergogna può portare ai ragazzi a mettere in atto comportamenti più maturi grazie alle informazioni acquisite durante tutto l’arco della loro vita. Ecco 5 consigli per parlare di sessualità con i propri figli e per crescerli senza tabù

Parla degli organi genitali senza usare vezzeggiativi

Imparare a parlare delle proprie parti intime con i termini giusti (vagina e pene) è indispensabile per insegnare a rispettare e prendersi cura di tutte le parti del corpo.

Abbandonare “farfalline” e “pisellino” promuove nei bambini un’immagine positiva del proprio corpo, proprio perché abbatte l’imbarazzo e il tabù che si comunica quando si usano parole carine per sostituire il nome di quelle che non sono altro che parti anatomiche come braccia, viso, mano…

L’immagine positiva del proprio corpo si rispecchierà in una maggiore fiducia in se stessi.

Inoltre sapere di poter parlare anche di parti intime e sessualità in maniera libera potrebbe portare i bambini vittime di abusi sessuali a denunciare i fatti agli adulti di riferimento in modo più chiaro e immediato. Chi abusa sessualmente conta molto sulla mancanza di dialogo tra bambino e genitori, sapere che invece il bambino ha questo rapporto aperto con gli adulti di riferimento può scoraggiarli.

Parlare in modo così aperto e senza filtri può essere strano soprattutto per gli adulti, a volte cresciuti con una mentalità diversa e opposta a questa. Entrare in un’epoca nuova della sessualità richiede un po’ di sforzo collettivo: genitori, insegnanti ed educatori dovrebbero essere i primi a formarsi in merito e diffondere questa nuova cultura.

Rispondere alle loro domande

I bambini ci mettono in imbarazzo con le loro domande sul sesso. Imparare a rispondere ai loro quesiti, tenendo conto della loro età e della loro capacità di comprensione, è fondamentale perché possono promuovere un atteggiamento sano nei confronti del sesso una volta adulti.

I bambini fin da piccolissimi sono curiosi riguardo al loro corpo e a quello degli altri, notano le differenze e questo fa sorgere in loro delle domande che devono trovare risposta da parte degli adulti di riferimento.

Rispondere in modo diretto permetterà al bambino di accontentarsi di poche informazioni alla volta se sente che quelle spiegazioni sono chiare, verosimili e comprensibili.

Potete aiutarvi anche con dei libri adatti all’età del bambino.

Anche nei casi in cui il bambino non si dimostri curioso in merito alle sessualità è importante introdurre l’argomento aiutandovi con dei supporti come i libri o gli albi illustrati.

Non c’è un’età giusta per iniziare a parlare di sessualità, anche perché  l’approccio migliore non è passare dal niente al tutto, ma consiste nel far metabolizzare poche informazioni alla volta, costruire mattone su mattone una vera cultura della sessualità.

Bisogna partire da concetti basilari e poi integrare le conoscenze man mano che il bambino acquisisce nuovi mezzi per comprendere concetti più complessi.

La sessualità non deve essere associata alla vergogna

I bambini fin da piccoli esplorano il loro corpo; non è raro che si tocchino le parti intime anche se ciò è bene lontano dalla masturbazione. Provano piacere nel toccarsi e questo incentiva questa fase di esplorazione.

Ogni adulto è libero di reagire a questa fase secondo i propri valori, ma quello che bisognerebbe cercare di evitare è di far vergognare il bambino.

Si può cogliere la palla al balzo per insegnare loro il concetto di privacy: alcune cose sono legittime in alcuni contesti e non in altri, per esempio non in pubblico. Insegnare a rispettare se stessi e gli altri non ha nulla a che fare con la vergogna o la segretezza; ha invece a che fare con dei limiti di cui il bambino ha bisogno.

Inoltre, a volte, nei bambini si può verificare un atteggiamento paradossale; un comportamento punito, infatti, viene messo in atto più volte anziché scomparire. Questo può essere un segnale che il bambino ricerca attivamente l’attenzione dell’adulto anche quando questa attenzione porta a rimproveri, vergogna o altre punizioni.

Insegnare il concetto di consenso

Può succedere di “sorprendere” i bambini a giocare al dottore. Tra i 3 e i 6 anni non è raro che i bambini si ritrovino ad esplorare anche il corpo di amici.

Anche in questo caso i rimproveri e la vergogna non sono la strada migliore da percorrere.

Si può scegliere di distrarre i bambini da quel gioco e successivamente spiegare al bambino il concetto di consenso e ribadire quello di privacy.

Possiamo spiegare che alcuni adulti (come i medici o i genitori) possono controllare il corpo del bambino per motivi di igiene o cura e altri no. Si può spiegare che lui ha il diritto di proteggere il proprio corpo dagli altri, ma che al contempo può esplorarlo nella privacy.

Tutto questo è fondamentale:

  • per insegnare il concetto di consensualità nei rapporti fisici
  • per infondere sicurezza nel bambino che, anche da adulto, nel caso di abusi si può sentire legittimato a parlarne con i genitori o con qualcuno.

Saprà che parlare di determinate cose non lo esporrà a giudizi negativi, senso di colpa o vergogna; al contrario, si sentirà accolto, ascoltato, compreso sapendo di poter aver fiducia negli adulti di riferimento.

Non delegare l’educazione sessuale al sistema scolastico

Spesso nelle scuole non si inizia a parlare di sessualità prima delle elementari, anche se in alcuni casi si rimanda fino alla fine della pubertà. Non è raro che alcuni abbiano ricevuto le prime nozioni anche dopo  aver avuto i primi rapporti sessuali.

Se da una parte anche a scuola si dovrebbe diffondere il bisogno di una cultura della sessualità sin dalla prima infanzia insegnando le parti anatomiche e i concetti fondamentali visti prima, dall’altra i genitori non dovrebbero delegare per imbarazzo questo compito alle istituzioni.

Infatti, come visto, i dubbi e la curiosità del bambino inizia molto presto ed è fondamentale che trovi negli adulti di riferimento delle risposte, che altrimenti con fatica dovrà darsi da solo, magari trovando spiegazioni ingenue, non corrette e molto distanti dalla realtà.

D’altra parte non c’è niente di più sereno e normale di parlare di sessualità senza soluzione di continuità tra scuola e casa facendo sentire i ragazzi compresi nei loro bisogni e ascoltati in qualsiasi contesto. Questo li porterà a confidarsi sempre di più sui propri dubbi senza paura, vergogna e paura del giudizio; ma solo in previsione di raggiungere una maggiore consapevolezza sul proprio corpo e sulla loro sessualità.

Per approfondire

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato6982320.pdf