Chi sono le persone in transizione di genere?

Transgender” è un termine ombrello utilizzato per indicare le persone che percepiscono un’incongruenza tra genere assegnato alla nascita (nella maggior parte dei casi coincidente con il pattern delle variabili del corpo sessuato culturalmente riconducibile ai generi Maschio e Femmina) e identità di genere e/o ruolo di genere (APA, 2013).

Tra esse, inoltre,  una piccola percentuale può sviluppare una sofferenza tale da porre diagnosi di Disforia di Genere (DSM 5) e richiedere un percorso volto alla sua riduzione, mediante l’adeguamento delle variabili fenotipiche all’identità percepita. Le persone assegnate femmine alla nascita che transizionano verso il fenotipo maschile (in congruenza con un’identità di genere maschile), possono essere dette “Female-to-Male” (FtM), anche se non tutte si riconoscono in questa etichetta. Molte, infatti, si sentono “maschi da sempre” e non riconoscono l’identità femminile come propria in nessun momento della vita. Quando questo accade, le etichette “uomo trans” o più semplicemente, “uomo”, sono preferite. Come per ogni altra etichetta identitaria, ognuna è ugualmente valida: è sempre opportuno e necessario rispettare la scelta della persona, che ha il diritto di autodeterminarsi.

Le stime di prevalenza sono poco attendibili perché basate unicamente sui casi che afferiscono ai centri di transizione, ovvero coloro che svolgono gli step medicalizzati del percorso. Secondo il DSM 5, le persone assegnate femmine alla nascita variano da 0,002 a 0,003% (APA, 2013).

Cosa significa “Disforia di Genere”?

<<La non conformità di genere non costituisce in sé un disturbo mentale né causa necessariamente sofferenza. L’elemento critico è la presenza di distress clinicamente significativo>> (APA, 2013). Pertanto, APA sostituisce la precedente etichetta di “Disturbo dell’identità di Genere” (DSM-IV-TR) con “Disforia”: il problema non risiede nella persona o nella Sua percezione, ma nella sofferenza causata dall’incongruenza.

I criteri principali della Disforia di Genere negli adulti sono:

1) Marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi, che si manifesta attraverso almeno due dei seguenti criteri:

  • Marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso e le caratteristiche sessuali primarie e secondarie;
  • Forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie;
  • Forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie/secondarie del genere opposto;
  • Forte desiderio di appartenere al genere opposto (o a un genere alternativo);
  • Forte desiderio di essere trattato come appartenente al genere opposto/alternativo;
  • Forte convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici del genere opposto/alternativo;

2) La condizione è associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre importanti aree

E’ in corso un ampio dibattito rispetto alla necessità di rimuovere l’etichetta diagnostica dal DSM. La disforia non è un disturbo mentale! Inoltre, è ormai noto in letteratura che non tutte le persone che richiedono una transizione provino necessariamente sofferenza clinicamente significativa (Robles et al, 2016). Tuttavia, purtroppo, la diagnosi per ora è necessaria per garantire l’accesso ai percorsi di transizione mediante il sistema sanitario. Nell’ICD-11, il manuale diagnostico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diagnosi di “Incongruenza di Genere” è stata spostata dal capitolo dei disturbi mentali al capitolo dedicato alle condizioni di salute sessuale (WHO, 2019). Questo ha consentito di ridurre lo stigma della malattia mentale, mantenendo al contempo una diagnosi che consenta l’accesso alle cure.

In cosa consiste il percorso di transizione?

La transizione di genere è un percorso verso la salute, costituito da numerosi step medici, legali e burocratici. In Italia è possibile dal 1982 grazie alla legge 164 (“Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”).

I tempi variano per ogni persona (per variabili mediche, legali, economiche, logistiche, e di scelta personale rispetto a quali step affrontare). Non è un percorso obbligato o “a senso unico”; infatti prendere in considerazione differenti traiettorie permette di rispettare la validità di ogni diverso sentire. Allo stesso modo permette di garantire l’accesso anche alle persone che si riconoscono come non binarie. Per questo non ha senso parlare di “transizione completa”.

Esistono 2 protocolli di riferimento:

  • il protocollo ONIG (Osservatorio Nazionale Identità di Genere): il più diffuso sul territorio italiano;
  • il protocollo WPATH (World Professional Association for Trangender Health) che è adottato a livello internazionale, normato dal documento Standards of Care (SoC).

In entrambi risulta indispensabile la collaborazione multidisciplinare. Essi possono essere portati avanti in strutture convenzionate oppure privatamente.

1) Fase diagnostica

Prima di tutto, il percorso inizia con la fase diagnostica; tale fase è necessaria all’accesso al percorso tramite sistema sanitario al fine di appurare se sono soddisfatti i criteri per la Disforia o per l’Incongruenza di genere, porre diagnosi differenziale e valutare comorbilità;

2) Percorso psicologico

Segue il percorso psicologico per preparare la persona (massimizzando risorse e benefici, affrontando le aspettative e riducendo fattori di rischio e condizioni psicologiche associate), obbligatorio nel protollo ONIG (consigliati almeno 6 mesi) e facoltativo ma consigliato in quello WPATH. Quest’ultimo mette in guardia dal rischio di gatekeeping associato alla psicoterapia obbligatoria; la persona infatti potrebbe non cogliere benefici e necessità di un’adeguata preparazione al percorso, vivendola come costrizione e raccontandosi in modo non autentico per ottenere l’autorizzazione alla terapia. La conclusione positiva di questi passaggi porta al nulla osta per l’inizio della terapia ormonale. 

3) Terapia ormonale

Dopo discussione e firma del consenso informato, l’endocrinologo prescrive la terapia ormonale sostitutiva con testosterone, assunta per la vita e monitorata nei suoi effetti, attesi e indesiderati. Essa è personalizzata, quindi accessibile anche a persone non binarie. Secondo ONIG inizia in concomitanza con una fase di Real Life Test (transizione sociale) in cui la persona può spendersi nel ruolo di genere vissuto come proprio nei contesti di riferimento; secondo WPATH, questa fase dovrebbe essere preliminare e durare almeno 3 mesi.

4) Tribunale ordinario per conversione anagrafica ed eventuale autorizzazione alla chirurgia

Dopo un tempo variabile (12 mesi consigliati), è possibile rivolgersi al Tribunale Ordinario per la conversione anagrafica del genere e l’autorizzazione alla chirurgia (laddove desiderata). Sono necessarie perizie tecniche di psicologo ed endocrinologo (in numero variabile a seconda del protocollo) che accertino gli step compiuti. Per inciso fino al 2015 in Italia era obbligatorio effettuare gli interventi chirurgici genitali per ottenere la modifica anagrafica; ora, una storica sentenza della Corte Costituzionale ha aperto alla possibilità che gli interventi non siano più obbligatori; questo per riconoscere e tutelare l’autodeterminazione del soggetto, dei diversi modi di sentire il genere e della non coincidenza tra genere e genitale.

Tra gli interventi disponibili per gli uomini trans vi sono: mastectomia (rimozione del seno), istero-annessiectomia (rimozione di utero e ovaie), metoidoplastica e/o falloplastica, ma anche impianti pettorali, rimodellamento tramite lipofilling, ecc (considerati però “estetici” e non soggetti a sistema sanitario nazionale). Tempi e autorizzazioni differiscono a seconda del protocollo.

Entrambi i protocolli indicano come sia indispensabile un follow-up, purtroppo spesso trascurato dall’utenza.

Quali sono gli effetti della transizione?

La transizione è considerata dalla letteratura il trattamento sanitario più efficace per persone con Disforia di Genere. Non solo migliora salute e qualità della vita, riduce anche ansia, sofferenza connessa all’incongruenza e il rischio di discriminazione; risulta  infine fattore protettivo significativo rispetto ai rischi di comorbilità psichiatrica e ideazione suicidaria.

Cosa devo fare se penso di soffrire di Disforia di Genere?

Puoi rivolgerti a uno dei centri di transizione in Italia (http://www.onig.it/node/32). Oppure puoi rivolgerti a uno psicoterapeuta privato, adeguatamente formato in materia di transizione di genere.

Se vuoi saperne di più sui protocolli di riferimento, visita:

http://www.onig.it/node/19

https://www.wpath.org/publications/soc

Bibliografia

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Sitografia

Osservatorio Nazionale Identità di Genere – www.onig.it

World Professional Association for Transgender Health – www.wpath.it