Alcune persone si eccitano e raggiungono il piacere osservando persone nude o impegnate in attività sessuali e non consapevoli di essere spiate. Cosa sappiamo di questo comportamento sessuale?

Cosa si intende per voyeurismo?

Voyeurismo è una parola che deriva dal verbo francese voyeur, colui che guarda.

Questo termine viene utilizzato per descrivere una condizione psicopatologica che il DSM 5 (2013) include nella categoria dei disturbi parafilici. Si tratta di problematiche che accomunano le persone che si eccitano e raggiungono il piacere attraverso attività inusuali.

Il voyeurismo, infatti, è una particolare deviazione sessuale in cui l’eccitazione sessuale viene raggiunta attraverso l’osservazione di persone nude o impegnate in attività sessuali. Le persone cui si interessa il voyeur non sono consapevoli di essere osservate.

Quando c’è consenso ad essere osservati da un terzo, infatti, non si parla di voyeurismo ma di troilismo.

Il candaulismo, invece, è la condizione in cui il piacere di chi osserva deriva dal guardare un rapporto sessuale del partner con una terza persona.

Spesso, la persona che soffre di voyeurismo può sperimentare difficoltà nelle relazioni sessuali. Per questo, si tratta di soggetti la cui vita sessuale può limitarsi all’osservazione e alla masturbazione. Il voyeurismo, in altre parole, può essere l’unica fonte di gratificazione sessuale, spesso ricercata anche in contesti in cui si può essere scoperti.

La possibilità di essere scoperti, anzi, rappresenta un elemento in grado di amplificare l’eccitazione.

In queste situazioni, però, il voyeur può anche andare incontro a conseguenze di tipo legale.

A titolo esemplificativo, il Regno Unito ha incluso il voyeurismo nel Sexual Offenses Act, definendo come crimine l’atto di osservare qualcuno senza il suo consenso. Anche in Canada il voyeurismo è considerato un crimine sessuale e lo stesso avviene in nove stati degli USA. In Italia, invece, il voyeurismo è inteso come una molestia a danno della persona osservata.

Ciò si verifica anche nei cosiddetti casi di voyeurismo mediatico. In queste situazioni, i desideri voyeuristici vengono soddisfatti attraverso il web. Non si fa riferimento alla fruizione di contenuti pornografici, con attori che sono pagati per mettere in scena un atto sessuale. Gli attuali mezzi tecnologici e la loro accessibilità, infatti, rendono possibile la diffusione di video realizzati all’insaputa della vittima.

Si tratta di una modalità che può alimentare un atteggiamento di giustificazione rispetto al proprio comportamento criminale.  La mancanza di contatto con la vittima rende il voyeurismo socialmente giustificabile agli occhi di chi ne soffre, a maggior ragione se avviene sul web.

Quali sono i sintomi del voyeurismo?

Il voyeurismo è un problema prevalentemente maschile che insorge in genere in età adolescenziale. Spesso l’esordio del disturbo si verifica attraverso la scoperta casuale dell’eccitazione connessa all’osservare una persona nuda o che sta facendo sesso. Il comportamento voyeuristico, poi, può diventare abituale e ricercato attraverso meccanismi di rinforzo connessi alla ripetizione dell’atto.

Secondo il DSM 5, si può fare diagnosi in individui di almeno 18 anni che soffrono di disturbo voyeuristico da almeno sei mesi.

In questo arco temporale, deve essere rilevata una intensa e ricorrente eccitazione sessuale associata all’osservazione di attività sessuali di altre persone.

La persona, quindi, può ricercare situazioni in cui può osservare altri mentre si spogliano, sono nudi o impegnati in attività sessuali. Come detto, chi viene osservato non ne è consapevole, ma viene spiato. Manca quindi l’elemento del consenso che è una delle condizioni per porre la diagnosi.

Altre condizioni sono relative al disagio clinicamente significativo o alla compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti per la persona. Nel caso in cui si configuri un quadro patologico, cioè, il voyeur trascorre molto tempo cercando possibili situazioni da osservare, trascurando le proprie responsabilità quotidiane.

Quando non sia possibile dedicarsi all’attività voyeuristica, la persona può sentirsi frustrata o stressata. Un sentimento comune dopo l’attività, anch’essa associata a sofferenza psicologica, è la colpa.

In molti casi, infine, l’osservazione è un elemento necessario a raggiungere l’eccitazione sessuale.

Se il comportamento voyeuristico non può essere messo in atto, quindi, ogni altra attività sessuale potrebbe essere impossibile.

Nel complesso, molte persone possono andare incontro a malessere o a conseguenze relazionali e legali, seppur tendano a normalizzare o minimizzare il comportamento voyeuristico. Come detto, la violazione dell’intimità di una persona, se denunciata o scoperta, può essere associata a procedimenti giudiziari.

Al di là di possibili condanne sul piano legale, molto spesso, partner e familiari condannano moralmente il voyeurismo. I cari della persona che soffre di voyeurismo, più spesso dello stesso soggetto, riconoscono il comportamento come anomalo, se non perverso. Chi soffre di voyeurismo e altre parafilie, infatti, può non avere consapevolezza di malattia, a maggior ragione perché il comportamento disfunzionale è fonte di piacere.

Cosa fare se si soffre di voyeurismo?

Il fatto che non venga riconosciuta come una patologia, è il primo elemento che ritarda l’accesso alle cure della persona voyeurista.

Quando il comportamento voyeuristico compromette la relazione con partner e familiari o arriva all’attenzione dell’autorità giudiziaria, invece, ricorrere a uno psicologo può essere più immediato. Nei casi più gravi, l’autorità giudiziaria potrebbe addirittura prescrivere una presa in carico psicoterapeutica, spesso inclusa in eventuali percorsi di recupero e messa alla prova.

In questo caso, il professionista si occuperà di valutare il quadro del disturbo, proponendo un trattamento di carattere integrato.

Una migliore consapevolezza del comportamento parafilico e una maggiore capacità di controllare i propri impulsi sono gli obiettivi dei percorsi psicoterapeutici. Nel contesto del trattamento, inoltre, la persona intraprende anche un tentativo di sostituzione dei comportamenti sessuali disfunzionali con attività più sane.

In alcuni casi, può essere utile abbinare la psicoterapia a un trattamento farmacologico prescritto dallo psichiatra.

Inoltre, non è escluso che la psicoterapia individuale possa essere abbinata a quella di gruppo.

Quest’ultima esperienza favorisce il confronto tra persone che hanno lo stesso problema, migliorando la consapevolezza sul disturbo. Il fatto che il gruppo sia costituito da persone con le stesse difficoltà permette lo scambio in un ambiente che accetta perché privo di pregiudizi.

Riferimenti bibliografici

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.