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31 Gennaio 2022L’invidia, che sentimento difficile da tollerare! L’invidia è per sua natura un’emozione difficile da manifestare, istintivamente si cerca di nasconderla, di negarla, perché è considerata un’emozione non virtuosa, strettamente legata alla vergogna e all’inferiorità.
Il termine invidia deriva da in-video, vedere in modo eccessivo, idealizzato, o un non vedere la realtà per com’è davvero. Quando si invidia si vede un’immagine distorta e perfetta di chi si sta invidiando, e non si vede se stessi.
Come mai è difficile ammettere di essere invidiosi?
L’invidia si scatena quando la luce che colpisce qualcun altro fa sentire in ombra, è una reazione di dolore nel vedere qualcuno godere di beni dei quali il soggetto che invidia non sta godendo. Non c’è motivo di odiare qualcuno che brilla per una sua dote o per un suo successo, ma si può avere motivo di invidiarlo se la sua dote o il suo successo rischiano di fare apparire chi li circonda non all’altezza, inferiore, mancante e desiderante di ciò che l’altro possiede.
L’invidia è un sentimento strettamente collegato alla vergogna e alla sfiducia in se stessi, si crede di volere ciò che hanno gli altri, e non ci si sofferma a chiedersi se lo si vorrebbe davvero per sé e cosa non si sta facendo per avere ciò che si sta invidiando. Invece che adoprarsi per cercare di avere ciò che si desidera, sentendo di non avere forse i mezzi o la forza necessari, si spera che la persona invidiata perda ciò che ha. Chi è sicuro di sé o felice di come vanno le cose nella sua vita, non spera nella mancanza altrui per sentirsi pieno.
L’invidia richiama al confronto con gli altri, alla rivalità, alla competizione, non tanto per misurarsi in una certa capacità, ma per dimostrare il proprio valore nell’essere migliore di un altro. Il confronto innesca pensieri e credenze di autosvalutazione e inferiorità, che possono sfociare in attacchi all’altro, oppure rivolti a se stessi.
La persona oggetto d’invidia viene odiata, umiliata, denigrata, criticata, sabotata, a volte in modo segreto e passivo, altre in modo manifesto. Quando questa persona è la persona più vicina, il/la partner, si creano delle dinamiche in relazioni che diventano molto disfunzionali e possono mentalmente distruggere la persona che è oggetto di questi continui attacchi invidiosi. Spesso capita che chi è stato in passato vittima di denigrazioni e svalutazioni nelle relazioni primarie (con i genitori o con le figure di accudimento) diventi a sua volta una persona che per invidia svaluta, denigra, attacca l’altro.
Alla base ci sono profondo senso di inferiorità e inadeguatezza.
L’invidia è spesso collegata ad autosvalutazione e autocommiserazione. Il timore che gli altri si accorgano che si è in una condizione di inferiorità, porta a nascondere e a negare questa condizione.
L’invidia può essere: legata ad un oggetto che l’altro ha (una dote, un successo, una relazione, soldi), e può considerarsi un’invidia di tipo benigno nel momento in cui diventa una guida ai desideri, conduce la persona al raggiungimento dell’oggetto invidiato, desiderandolo, senza sottrarlo all’altro. Ci si può porre la domanda: “Che cos’ha l’altro che vorrei anch’io per me? Che cosa posso fare per avere nella mia vita quello che sto desiderando?”
Al contrario, l’invidia di tipo maligno porta al danneggiamento della persona invidiata. Anziché migliorare la propria situazione, si tende a far peggiorare quella degli altri, a toglierle ciò che ha, non tollerando la sua gioia, guastandola. D’altronde, un oggetto guastato non fa provare alcuna invidia. In questo caso la domanda può essere: “In che modo vedere la persona gioiosa diventare triste e disperata mi farà sentire meglio? Aver guastato ciò che ha in che modo migliorerà la mia vita? Arrecare danno a un altro come mi farà sentire?”
Nella coppia l’invidia può essere presente, magari quando si hanno ruoli diversi, e solo uno dei due lavora, sta con i figli, ha delle soddisfazioni personali, è creativo/a o ha del tempo per sé.
Provare invidia non è un male, diventa male quando l’invidia è utilizzata per attaccare e danneggiare l’altro.
Ammettere di provare invidia è il primo passo verso l’ascolto di ciò che si desidera, che manca, per cercare in un secondo momento la possibilità di comunicare al partner i propri bisogni e cercare nuovi modi per equilibrare i desideri e le soddisfazioni di entrambi i partner.
L’opposto dell’invidia è la gratitudine. Riuscire a vedere se stessi, ciò che si possiede ed esserne grati, aiuta ad ammirare le caratteristiche degli altri e ad essere fiduciosi verso se stessi. Questo alimenta l’autostima e la voglia di creare soddisfazioni personali che siano buoni per sé, riducendo l’invidia e facendo posto alla gratificazione.
Fonti
- Castelfranchi, C., Miceli, M. e Parisi, D. (1988). Che figura. Emozione e immagine sociale. Il mulino, Bologna.
- Fussi, A. (2016). L’invidia, le emozioni competitive, la speranza. Platone, Aristotele e Plutarco. A. Fussi, V. Fiorino. Emozioni, corpi, conflitti. Pisa: Edizioni ETS.
- Klein, M., Tolentino, L. Z., & Saraval, A. (1969). Invidia e gratitudine. Firenze: Martinelli.





