Cosa è l’asessualità?

Per asessualità si intende una mancanza di attrazione sessuale verso altri, perlopiù stabile del tempo, di natura disposizionale o analoga a un orientamento sessuale (Bogaert, 2005).

Questa definizione è coerente con l’esperienza delle persone asessuali stesse: i partecipanti di AVEN (the Asexual Visibility and Education Network, una delle maggiori comunità online dedicate al tema) parlano di “una parte intrinseca di Chi siamo, proprio come ogni altri orientamento sessuale” (AVEN). Secondo stime recenti, le persone asessuali rappresentano circa l’1% della popolazione (Richards & Barker, 2013).

Bianco, nero, grigio

Come qualsiasi altro orientamento sessuale, anche l’asessualità è multicomponenziale e dovrebbe essere valutata secondo identità, attrazione e comportamento. Esiste cioè un continuum dell’asessualità, all’interno del quale è possibile ritrovare differenti gradi e combinazioni di modi di sentire. Il criterio identitario è quello più inclusivo e frequente, ma non l’unico.

Nella comunità è possibile ritrovare persone che sentono proprie altre etichette come:

  • “grey” che indica, per l’appunto, una “zona grigia” tra il sessuale e il non sessuale;
  • “demisessuale” che esperisce attrazione solo in condizioni di forte legame emotivo o “omo/bi/a/etero-romantico” che si definisce secondo il criterio dell’orientamento romantico, e non sessuale.

Secondo una ricerca condotta nel 2011, la comunità asessuale è piuttosto eterogenea: il 56% si definisce asessuale, il 21% demisessuale, il 21% grey, il 2% nessuna delle precedenti. Alcune persone, per esempio, potrebbero provare occasionale attrazione sessuale, o solo per una specifica persona (Barker, 2018). Anche rispetto al rapporto con il sesso emergono differenze: alcuni soggetti provano repulsione, altri indifferenza, la minoranza piacere (Miller, 2011); rispetto al comportamento sessuale, solo il 34% di loro indica il “non fare sesso con un* partner” come il criterio fondamentale che definisce l’essere asessuali (Van Houndenhove et al, 2015).

Miti, stereotipi, errori

Questi dati aiutano a smentire alcuni dei più noti miti e stereotipi sulle persone asessuali, tra cui:

  • Soffrono di paura, ansia, disgusto verso il sesso, hanno problematiche con l’intimità, o non fanno sesso. Il 24% delle persone asessuali e il 34% di quelle demisessuali indica indifferenza verso il sesso, e una percentuale minoritaria, fino al 4%, indica piacere (Miller, 2011). Molte di loro mettono in atto comportamenti sessuali.
  • E’ una fase, o il “non aver ancora incontrato la persona giusta”. Benché la possibilità di identificarsi in questo o quel modo possa cambiare nel corso della vita, esistono molte persone asessuali anziane, e il mito della “persona giusta” tanto altamente pericoloso quanto inadeguato per la descrizione dell’esperienza ACE in quanto suppone una coincidenza tra attrazione romantica e sessuale;
  • Non hanno desiderio sessuale. Anche se molte persone asessuali riferiscono scarso desiderio sessuale (Prause & Graham, 2007) una percentuale significativa pratica la masturbazione (Bogaert, 2013; Brotto et al, 2010), spesso con funzione non sessuale o con fantasie sessuali in cui non sono mai le protagoniste. Questo indicherebbe la presenza di desiderio “solitario”, non orientato a un partner;
  • Non hanno fantasie sessuali. Questo è vero per una parte delle persone asessuali (il 35% di donne e il 20% di uomini circa) ma non per tutte (Yule et al, 2016)! Più spesso queste fantasie non contemplano la presenza della persona asessuale.
  • Non hanno esperienze eccitatorie. I dati della letteratura certificano pattern di eccitazione pari a quelli dei gruppi di controllo (Brotto et al, 2011).
  • Non hanno relazioni affettive. L’attrazione romantica e quella sessuale sono molto diverse, e possono concordare oppure no! Circa un terzo delle persone asessuali sono impegnate in relazioni a lungo termine e molte di loro preferiscono definirsi secondo etichette identitarie che considerano l’orientamento affettivo (es, “demi-romantico”).

E’ una disfunzione sessuale o una patologia?

Le persone asessuali mostrano caratteristiche che si sovrappongono parzialmente al Disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo. E’ solo nel 2013, con il DSM 5, che viene riconosciuta l’etichetta di asessualità come orientamento sessuale; infatti, il manuale specifica che “se il calo del desiderio è spiegato dall’identificazione di sé come asessuale, allora non dovrebbe essere posta la diagnosi” (APA, 2013). La maggior parte delle persone asessuali mostrano quindi una parziale sovrapposizione con i criteri diagnostici del DSM per questo disturbo, ma non possono ricevere una diagnosi di disfunzione sessuale perché non mostrano distress, si identificano come asessuali in modo stabile e permanente, e hanno desiderio sessuale (“diffuso”). L’asessualità, infatti, si basa sulla mancanza di attrazione e non di desiderio, criterio invece adottato dal manuale.

Altri autori hanno ipotizzato che l’asessualità sia una parafilia, poiché sono presenti fantasie sessuali in cui la persona non compare (Brotto & Yule, 2017).

Altri ancora, rilevando una notevole presenza di disturbi dello spettro autistico nella comunità ACE, hanno proposto che l’asessualità sia in realtà il riflesso di una patologia sottostante (Prause et al, 2007). Nessuna di queste ipotesi è stata confermata. Naturalmente, come in ogni altra popolazione, è sempre possibile trovare una percentuale di persone asessuali che mostrano problematiche di tipo sessuale e/o psicopatologico. Il sessuologo e lo psicoterapeuta devono sempre essere in grado di porre una corretta diagnosi, sia essa differenziale o aggiuntiva.

Cosa ci insegnano le persone asessuali?

L’esistenza di persone che non provano attrazione sessuale verso altri ci è utile per comprendere come desiderio, comportamento, eccitazione (arousal), inclinazioni romantiche e attrazione possano essere tra loro convergenti oppure divergenti, e ci mettono in guardia dal trarre conclusioni sulla loro connessione.

Uno degli assunti base della nostra cultura è che tutti debbano fare sesso, o apprezzarlo, o che le relazioni non possano funzionare senza di esso, o ancora, che tutti debbano conformarsi a un certo livello di attrazione sessuale o di attività sessuale.

Le persone asessuali ci insegnano a mettere in discussione “l’imperativo sessuale” mostrando che è possibile avere relazioni affettive stabili e sane anche senza attività sessuale (Barker, 2018).

E’ sempre opportuno avvicinarsi con rispetto a coloro che sono differenti da noi. La diversità non implica né patologia né inferiorità, e va sempre approcciata con curiosità e umiltà.

Qual è il ruolo del sessuologo?

Psicologo e sessuologo possono essere utili a (Prunas, 2020):

  • Esplorare la propria sessualità e identità per coloro che hanno dubbi, domande, paure rispetto alla propria mancanza di attrazione sessuale;
  • Affrontare stigma, discriminazione, e invisibilità percepita, che spesso esitano in problematiche di salute mentale e di bassa qualità di vita assimilabili a quelle causate dal Minority stress;
  • Fare coming out con le persone vicine e fare psicoeducazione, sia con la persona che con il contesto relazionale e sociale;
  • Concordare e negoziare modi, tempi, funzioni e tipi di attività sessuale nelle coppie in cui un partner è asessuale;
  • Rafforzare la percezione del diritto di autodeterminazione e di quello di dire no, sempre e comunque, laddove il rapporto sessuale non sia gradito o desiderato!
Bibliografia
  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and  statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Asexuality Visibility and Education Network homepage. www.asexuality.org/home
  • Barker, M-J. (2018). The Psychology of Sex. London: Routledge and Psychology Press.
  • Bogaert, A. (2015). Asexuality: What It Is and Why It Matters. Journal of sex research. 52. 362-379. 10.1080/00224499.2015.1015713.
  • Brotto, L. A., Knudson, G., Inskip, J., Rhodes, K., & Erskine, Y. (2010). Asexuality: A mixed-methods approach. Archives of Sexual Behavior, 39, 599–618.
  • Brotto, L.A., Yule, M. Asexuality: Sexual Orientation, Paraphilia, Sexual Dysfunction, or None of the Above?. Arch Sex Behav 46, 619–627 (2017).
  • Miller, T. (2011). Analysis of the 2011 Asexual Awareness Week Community Census. Retrieved from http://www.asexualawarenessweek.com/census/SiggyAnalysis-AAWCensus.pdf
  • Prause, N., Graham, C.A. Asexuality: Classification and Characterization. Arch Sex Behav 36, 341–356 (2007).
  • Prunas, A. (2020). L’asessualità. Università degli Studi Milano Bicocca
  • Richards, C. & Barker, M. (2013). Sexuality and Gender for Mental Health Professionals: A Practical Guide. London: Sage.
  • Van Houdenhove E, Gijs L, T’Sjoen G, Enzlin P. (2005) Asexuality: A Multidimensional Approach. J Sex Res. 2015;52(6):669-78. doi: 10.1080/00224499.2014.898015.