Quanto la bisessualità viene considerata come un gruppo e un’identità specifici? Nonostante il grande numero di esperienze condivise da coloro che appartengono a vario titolo allo spettro delle identità LGBTQ+, esistono significative differenze che spesso vengono messe in ombra dal considerare la comunità arcobaleno come un unicum; le sfumature della comunità non vengono sempre opportunamente considerate.

Uno dei casi più tipici di questo approccio riguarda la bisessualità. La bisessualità raramente viene considerata come un gruppo e un’identità specifici; questo è vero tanto che, nel corso della storia, è stata spesso assimilata all’omosessualità, per esempio nei censimenti volti a comprendere la prevalenza di persone LG. In realtà, le persone bisessuali:

  • Fanno un’esperienza che differisce sotto molti aspetti non solo dall’eterosessualità, ma anche da quella delle persone Gay o Lesbiche;
  • Ricevono discriminazione non soltanto dal mondo eterosessuale ma anche, spesso, dalla loro stessa comunità di appartenenza. Questo fenomeno è spesso oscurato dagli approcci che amalgamano la comunità LGBTQ+ come un tutt’uno;
  • Fanno esperienza di bifobia, che è diversa da quella di omofobia;
  • Mostrano livelli di stress e problematiche di salute mentale in misura decisamente maggiore rispetto alle popolazioni eterosessuali, gay e lesbiche.

Definizione di bisessualità

La parola “bisessualità” si riferisce, in generale, al provare attrazione verso più di un genere; come ogni orientamento, può essere compresa nelle sue dimensioni di attrazione romantica, attrazione sessuale, comportamento e identità. Si tratta di un termine ombrello, che può essere utilizzato da persone che fanno esperienze differenti tra loro, tra cui attrazione:

  • per maschi e femmine;
  • principalmente verso un genere, ma non in modo esclusivo;
  • percepita come fluida, variabile nel tempo; attrazione “indipendentemente” dal genere dell’Altro;

e anche

  • messa in discussione che esistano solo due generi e che l’attrazione possa essere definita in base ad essi (Barker et al, 2012).

In passato, il prefisso “bi” è stato considerato un rinforzo del concetto binario di genere. Per questo motivo sono state suggerite etichette ulteriori o alternative, come pansessuale (visita questo articolo sulla pansessualità (https://www.cosicomeviene.it/cose-la-pansessualita/) per scoprirne di più), omnisessuale o queer.

Allo stesso modo, alcune persone si definiscono sul versante dell’orientamento affettivo anziché sessuale (ad es: biromantico, omniromantico, ecc).

Ognuna di queste etichette indica esperienze parzialmente o radicalmente differenti tra loro. Oggi si considera, in generale, la parola “bisessuale” come un termine ombrello che va al di là del binario di genere, e che racchiude ognuna di queste esperienze. Tuttavia, non tutte le persone che si identificano con una di queste etichette assumono come propria quella bisessuale.

Infatti, come ogni altra etichetta identitaria (https://www.cosicomeviene.it/lgbtq-significati-e-persone-dietro-lettere-e-categorie/), è sempre opportuno ricordare che non tutt* coloro che fanno esperienza di attrazione verso più di un genere si definiscono come bisessuali. Tra le ragioni, che sono personali e uniche, è importante considerare aspetti quali lo stigma associato alla parola, il desiderio di appartenenza a comunità che si definiscono in termini di orientamento esclusivo verso un genere, e la non corrispondenza di attrazione e identità sessuale, da intendersi come dimensioni differenti e non necessariamente concordanti (ibid.).

Secondo stime statunitensi, il 3-5% della popolazione si identifica come bisessuale (Herbenick et al, 2010).

Caratteristiche negative dell’esperienza bisessuale

E’ noto in letteratura che le persone bisessuali sperimentano fenomeni specifici e peculiari, quali, ad esempio, l’esperienza di invisibilità. L’assimilazione alla popolazione omosessuale, il considerarla una fase, una scelta di comodo o un momento di confusione e passaggio, insieme con l’attribuzione dell’identità sessuale della persona sulla base del genere del/la/i partner, rendono la bisessualità invisibile, impensabile entro la logica binaria categoriale di genere e orientamento, e di conseguenza, inesistente e invalida. La cancellazione e l’invisibilità della persona bisessuale sono tra le principali cause di sofferenza e di maggiore incidenza di problematiche di salute nelle persone B e comportano, tra gli altri, fenomeni di esclusione e marginalizzazione.

In generale, è possibile racchiudere le posizioni di diniego, invisibilizzazione, esclusione e stereotipizzazione della persona bisessuale sotto il termine “bifobia”. La particolarità della bifobia è che viene agita e subita sia da parte del gruppo di maggioranza (popolazione eterosessuale) sia da quella stessa comunità che dovrebbe accogliere le persone bisessuali come propri membri e agire da elemento supportivo e protettivo, ovvero la comunità non eterosessuale.

Infatti, alcuni degli stereotipi associati alla bisessualità sono condivisi da entrambi i gruppi.

Questo fenomeno è noto in letteratura come doppia discriminazione. Tra gli altri, i principali miti e pregiudizi erroneamente attribuiti alla persona bisessuale sono così sintetizzabili:

  • Promiscuità
  • Diffusione di malattie sessualmente trasmissibili;
  • Incapacità di sostenere una relazione monogama;
  • Infedeltà;
  • Minaccia alle relazioni monogame altrui;
  • Disponibilità sessuale costante e verso chiunque.

L’invisibilità o la messa in evidenza degli aspetti di promiscuità e di insaziabilità a livello sessuale sono spesso rinforzati, veicolati e confermati dalle rappresentazioni scarse o erronee che i media forniscono della bisessualità

(British Broadcasting Corporation, 2010; Carey, 2005; Klesse, 2005).

Questo è vero soprattutto per le persone di genere femminile.

Questo è solo uno dei tanti esempi che mostrano come osservare questo fenomeno sotto una lente intersezionale è cruciale. L’appartenenza a più identità minoritarie stigmatizzate, infatti, moltiplica i fattori di rischio e i pregiudizi, che si rinforzano a vicenda, o viceversa la possibilità di appartenere a gruppi di maggioranza fornisce una mitigazione dell’impatto dello stereotipo, agendo come fattore protettivo per la salute. Alcune di queste identità possono riguardare: età, genere, (disabilità, classe sociale, posizione economica, etnia, provenienza, modalità relazionali, pratiche sessuali, ecc. Il caso più problematico si verifica quando le diverse appartenenze rinforzano lo stereotipo. Un esempio tipico è quello delle donne transgender di colore, che vengono già associate a promiscuità, sex work e malattie sessualmente trasmissibili; in questo caso, l’assunzione di una identità bisessuale non fa altro che peggiorare, rinforzare e “confermare” il pregiudizio.

Caratteristiche positive dell’esperienza bisessuale

La letteratura si è focalizzata molto poco sugli aspetti positivi dell’assunzione di un’identità affettiva/sessuale bisessuale. Tuttavia, gli studi che li hanno considerati evidenziano, tra gli altri:

  • Abilità e possibilità di instaurare relazioni sentite come autentiche, consapevoli e proprie, prive di vincoli;
  • Capacità di accogliere e accettare le differenze nell’Altro;
  • Maggiore capacità di cogliere bias, pregiudizi e posizioni socio-culturali errate nei confronti della sessualità.

Alcune persone bisessuali, a fronte delle esperienze negative che hanno vissuto, sono diventate esponenti importanti della comunità e hanno assunto un ruolo di attivismo fondamentale nelle lotte per il riconoscimento della parità di diritti. Le comunità bisessuali sono, spesso, tra le più attive nel volontariato, nell’offrire supporto e sostegno e nel ricoprire ruoli con finalità di cambiamento socio-culturale (Barker et al, 2012).

Raccomandazioni generali per parlare di bisessualità

  • Informati! Evita e riconosci miti e stereotipi;
  • Includi le persone bisessuali, senza assimilarle a quelle non eterosessuali tout-court;
  • Riconosci le peculiarità delle esperienze bisessuali e delle conseguenze negative associate;
  • Separa identità, comportamento e attrazione, e riconosci che non tutte le persone bisessuali indicano la stessa esperienza quando utilizzano un’etichetta;
  • Dichiarati esplicitamente alleat*.

In ogni contesto è possibile portare, riconoscere e validare le istanze delle persone bisessuali.

Che tu faccia parte di uno o più sistemi e contesti tra scuola, posto di lavoro, associazioni sportive, famiglia, gruppo dei pari, organi politici e istituzionali, servizi sanitari, ecc, assicurati che le persone bisessuali vengano riconosciute e considerate valide.

Se sei una persona bisessuale, riconoscere il peso di pregiudizio e discriminazione è il primo passo per una presa in carico più consapevole della tua salute. Ricorda che avere alleati, fare parte di un gruppo di pari, avere una visione positiva e affermativa della tua sessualità e ricevere supporto psicologico sono variabili cruciali per il tuo benessere. Richiedere un aiuto a un professionista affermativo e preparato, anche laddove la tua difficoltà non abbia a che vedere con la tua sessualità, è un tuo diritto e consente di evitare microaggressioni (https://www.cosicomeviene.it/minority-stress-il-peso-invisibile-delle-minoranze-identitarie/), spiegazioni, e associazioni insensate tra il tuo problema e la tua sessualità.

Per saperne di più:

http://www.biuk.org

http://www.bisexual.org

www.tandfonline.com/toc/wjbi20/current

Bibliografia

Barker, M., Richards, C., Jones, R., Bowes-Catton, H., Plowman, T., Yockney, J. & Morgan, M. (2012). The bisexuality report: Bisexual inclusion in LGBT equality and diversity. Milton Keynes: The Open University Centre for Citizenship, Identities and Governance. ISBN: 978-1-78007-414-6.

British Broadcasting Corporation. (2010). Portrayal of lesbian, gay and bisexual people on the BBC. London: BBC.

Carey, B. (2005, July 5). Straight, gay or lying: bisexuality revisited. New York Times.

Herbenick, D., Reece, M., Schick, V., Sanders, S. A., Dodge, B., & Fortenberry, J. D. (2010). Sexual behaviour in the United States: results from a national probability sample of men and women aged 14-94. Journal of Sexual Medicine, 7 (suppl 5): 255-265.

Klesse, C. (2005). Bisexual women, non- monogamy and differentialist anti-promiscuity discourses. Sexualities, 8 (4), 44