Della gelosia Shakespeare diceva che fosse un mostro dagli occhi verdi. Nel linguaggio comune è assimilata a un tarlo che sembra arrivare dal nulla e che rode l’esistenza di chi ne soffre. E che può arrivare a mettere fine a una relazione.

L’etimologia del termine gelosia assume due connotazioni. La prima, positiva, è sinonimo di zelo, ardore. La seconda, decisamente negativa, è assimilata ai concetti di possessione e sospetto. Ne siamo, potenzialmente, vulnerabili tutti. Ed è un’esperienza che facciamo già da bambini. Con i nostri genitori, con gli insegnanti, con gli amici.

In psicologia, la gelosia è concettualizzata come una risposta cognitiva, emotiva e comportamentale a una minaccia relazionale.

Una reazione difensiva a una minaccia percepita a una relazione di valore. La gelosia può essere innescata dalla minaccia di separazione o perdita del proprio partner, quando tale minaccia è attribuita alla possibilità dell’interesse romantico del partner per un’altra persona.

Ma gelosi si nasce o si diventa?

Dipende dalle situazioni. Esistono persone naturalmente “possessive” e che considerano il partner alla stregua di un oggetto che si possiede esclusivamente. La gelosia può assumere, nei casi più estremi, la forma di un vero e proprio delirio. Ossia di un convincimento immodificabile che il partner ci stia tradendo. E a nulla valgono le rassicurazioni, né le dimostrazioni della fedeltà e lealtà dell’altro. Controllare lo smartphone del partner, seguirlo, fargli domande per cercare di coglierlo in fallo, sono tra i tentativi più comuni messi in atto da chi fa esperienza di forme di gelosia estreme. Chi soffre di gelosia aspira a tenere il partner per sé, a limitarne l’esistenza. Il diktat è: “Tu devi avere occhi solo per me”. La vita di chi soffre di gelosia è un vero e proprio inferno. Perché il pericolo è sempre dietro l’angolo. E qualsiasi persona diventa un rivale pronto a portar via da noi la persona amata. Si può arrivare ad accusare il partner di tradimento persino in assenza di prove concrete. O ad essere verbalmente e/o fisicamente violenti nei suoi confronti.

Gelosi si può anche diventare. Esistono persone che hanno la capacità, oserei dire quasi naturale, di rendere gelosi il proprio partner. E lo fanno nei modi più disparati, con o senza cognizione di causa. Per esempio, possono iniziare a vantare i meriti di un collega al lavoro, o l’aspetto fisico del personal trainer, o l’intelligenza di quell’amico in comune. Oppure possono flirtare o assumere atteggiamenti troppo espansivi e facilmente fraintendibili con chi si ha davanti.

E’ facile in questi casi che la gelosia si insinui, dapprima come un rumorino di sottofondo, fino a diventare voce perentoria e prepotente che non lascia più tranquilli.

La gelosia, poi, può essere frutto di vulnerabilità personali, piuttosto che le azioni e gli atteggiamenti del partner.

Per esempio, si può essere inclini alla gelosia se si hanno avuto esperienze dolorose, di abbandono o tradimento, in passato. Ancora, la gelosia può essere figlia di una bassa autostima o di una scarsa immagine di sé. Se non ci si sente sufficientemente attraente e sicuri di sé, può essere facile credere che il partner possa lasciarsi affascinare da qualcun altro. Altre volte, la gelosia può essere causata da aspettative non realistiche sulla relazione. Non è salutare per i partner trascorrere il 100% del loro tempo insieme. E’ importante, invece, che ciascuno nella relazione abbia i suoi spazi perché questo, invece che indebolire il legame, lo sostiene e lo rafforza. Come recita un vecchio adagio: “Amarsi non è guardarsi negli occhi ma guardare nella stessa direzione”.

Affinché una relazione possa essere appagante, i fattori che possono scatenare la gelosia devono essere riconosciuti, esplicitati e compresi. La psicoterapia di coppia può diventare un utile mezzo per far sì che entrambi i partner riescano a comunicare in un setting tanto imparziale quanto professionale. E per ricostruire quel legame di fiducia che la gelosia ha rotto.
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