“Trovare l’amore può essere difficile per chiunque. Ma per alcune persone può essere vissuto come un sogno impossibile da realizzare”

Con queste frasi si apre “Love on the spectrum” (“L’amore nello spettro” – Nda: spettro autistico), una docu-serie australiana disponibile su Netflix Italia dal 2020, che “segue giovani persone adulte nello spettro autistico, che navigano il confuso mondo delle relazioni intime e degli appuntamenti”.
Da pochi mesi è stata rilasciata anche una seconda stagione, che, attraverso successi e insuccessi, contribuisce ad abbattere i pregiudizi sulla presunta incompatibilità tra autismo e relazioni intime. La ricerca dell’amore può essere vissuta come un sogno impossibile da parte di alcune persone autistiche, ma è davvero così difficile da realizzare?

Autismo e relazioni intime: due mondi distanti?

L’autismo può comportare alcune difficoltà sul piano della comunicazione sociale ed emotiva. Talvolta, le persone autistiche trovano complesso codificare le espressioni del volto, i non detti e i significati non letterali. Per questo flirt e appuntamenti, che spesso si basano proprio su questo, possono risultare non sempre semplici.

Le persone autistiche, perciò, possono incontrare maggiori ostacoli nell’instaurare relazioni intime. Ciò detto, è scorretto e dannoso pensare che autismo e relazioni non possano in alcun modo coesistere.

Love on the spectrum mostra, attraverso le esperienze dirette delle persone protagoniste, che questa presunta incompatibilità non corrisponde, di per sé, alla realtà. Le persone autistiche, seppur a fronte di alcune difficoltà legate a un mondo creato su standard neurotipici, possono avere relazioni intime di successo. O possono crearne di diverse, rispetto alle aspettative neurotipiche.

Alla domanda se autismo e relazioni intime siano due mondi distanti, la docu-serie risponde abbattendo 5 tra i luoghi comuni più diffusi sul tema.

1. Le persone autistiche hanno un’idea diversa dell’amore?

I desideri e le idee che le persone protagoniste del programma riportano non differiscono da quelle più diffuse sull’amore e sulle relazioni intime, come ci si potrebbe aspettare. Alla domanda “Che cos’è per te l’amore?” le risposte sono varie:

“Ciò che fa battere il cuore.”
“Una droga naturale.”
“Ciò che ti fa sentire un calore immenso dentro”.
“Ciò che fa fare alle persone cose folli.”

Saremmo in grado, solo da queste risposte, di distinguere una persona autistica da una neurotipica?

2. Alle persone autistiche interessa avere delle relazioni?

Il pensiero comune vede le persone autistiche come disinteressate a intrattenere relazioni intime. In questo senso, Love on the spectrum è un prodotto mediatico prezioso.

Lo è perché mostra proprio il contrario: la “ricerca dell’amore” può riguardare tutte le persone, a prescindere dal loro neurotipo. Gli studi condotti sembrano supportare questo dato: benché i risultati raccolti non siano del tutto omogenei, suggeriscono che le persone autistiche hanno livelli di interesse per le relazioni intime pari a quelli delle persone neurotipiche.

3. Le persone autistiche hanno relazioni durevoli?

Partiamo da un presupposto: le persone autistiche possono essere anche molto diverse tra loro. Alcune persone, poi, scoprono di essere autistiche in età adulta, magari nel mezzo di una relazione già avviata.

I Dati al riguardo sono limitati, e non del tutto coerenti tra loro. Questi, infatti, riportano che le persone autistiche adulte hanno relazioni intime in percentuali che variano tra il 17% (Balfe & Tantam, 2010) e il 73% (Strunz et al., 2017). Tra le persone autistiche coinvolte in una relazione intima, convive con un* partner un numero comparabile a quello delle persone neurotipiche.

Quello che sembra differenziare le persone autistiche da quelle neurotipiche è la minore opportunità di incontrare potenziali nuov* partner. Le relazioni, inoltre, sembrano avere una durata mediamente più breve, anche se la maggior parte risulta superare l’anno di vita.

Love on the spectrum porta diversi esempi di questo: le persone autistiche sembrano avere minore possibilità di incontrare nuove persone, di conseguenza avere relazioni e, dunque, di averne di durature. Tuttavia, non mancano relazioni longeve e di successo.

4. Le persone autistiche sono tutte asessuali?

Diversi studi si stanno conducendo in merito a questo tema, nel tentativo di attestarne l’incidenza. Con i risultati attuali si può affermare, però, che gli orientamenti romantici e sessuali delle persone autistiche sono i più disparati. Esattamente come tra le persone neurotipiche, così come il programma riesce, in parte, a mostrare.

5. Le persone autistiche non hanno empatia?

Una delle caratteristiche più comunemente associate all’autismo è la mancanza di empatia e di sentimenti complessi. A livello mediatico l’autismo è stato a lungo rappresentato in modo parziale, o non rappresentato affatto in alcune delle sue caratteristiche, con una conseguente diffusione di un’immagine delle persone autistiche stereotipata e dannosa. Non è così: le persone autistiche sono perfettamente in grado di amare e, quanto a empatia, possono mostrarne gradi anche ben più intensi delle persone neurotipiche.

Quello che può essere diverso è il modo in cui sentimenti ed empatia vengono espressi. Questa differenza comunicativa, ad esempio, potrebbe portare a incomprensioni e malintesi, soprattutto se la relazione coinvolge una persona neurotipica e una autistica.

Perché guardare Love on the spectrum?

Oltre ad abbattere i luoghi comuni più dannosi su autismo e relazioni intime, alimentando un immaginario alternativo e più rappresentativo, lo show ha anche altri meriti:

1) Rappresentazione LGB: non vengono rappresentati solo orientamenti eterosessuali ed eteroromantici.
2) Rispetto delle necessità: delicatezza e rispetto contribuiscono il modo in cui vengono trattate le necessità delle persone protagoniste, anche di interrompere le riprese.
3) Eterogeneità dello spettro: le persone coinvolte nel programma sono abbastanza eterogenee, nel loro essere autistiche. Con diversi interessi, capacità espressive, espressioni di genere e modalità comunicative.

Nonostante tali meriti, non si può evitare di notare alcune criticità:

● Rischio di infantilizzazione

Il taglio del programma richiama spesso un’infantilizzazione attraverso scelta di musica e contenuti, ad esempio il coinvolgimento dei genitori in un programma sul dating de* figl*.

● Norma neurotipica

Molte voci nella comunità autistica (e accademica) si sono sollevate negli ultimi anni per denunciare l’atteggiamento riparativo nell’approccio all’autismo. Incoraggiare comportamenti non autentici o spontanei, e soprattutto sopprimere quelli naturali, può essere dannoso e controproducente, come nel caso del coaching mostrato nel programma.

Nonostante tali criticità, Love on the Spectrum ha diversi meriti.

Quello di aver dato lo spazio a diverse persone autistiche per autorappresentarsi.
Di aver parlato di un argomento – quello delle relazioni intime – molto spesso tralasciato, quando si tratta di autismo.
E, infine, il merito ad aver fatto scoprire – o almeno scorgere – al pubblico generalista che l’autismo è, appunto, uno spettro.

Bibliografia

Dewinter, J., De Graaf, H., & Begeer, S. (2017). Sexual orientation, gender identity, and romantic relationships in adolescents and adults with autism spectrum disorder. Journal of Autism and Developmental Disorders, 47(9), 2927-2934.

Ronis, S. T., Byers, E. S., Brotto, L. A., & Nichols, S. (2021). Beyond the Label: Asexual Identity Among Individuals on the High-Functioning Autism Spectrum. Archives of Sexual Behavior, 1-12.