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29 Marzo 2022La discriminazione di genere è un problema soprattutto femminile; e tuttavia, il danno degli stereotipi per gli uomini ci mostra che, forse, il piano da considerare sia un altro: quello dei rapporti di potere, come illustra la professoressa Maria Giuseppina Pacilli nel suo libro “Uomini duri”.
Sappiamo quanto sia doveroso parlare di discriminazione di genere in ottica femminile, per problematiche incontrovertibili e oggettive: il cosiddetto gender gap, per cui vi è una differenza significativa tra gli stipendi annui di uomini e donne, a parità di incarico; i dati sulla violenza di genere; il gap presente anche nelle diverse mansioni lavorative.
Noto è anche il fatto che molti uomini fatichino a gestire ed affrontare un simile argomento, per il cosiddetto fenomeno della “inconsapevolezza di genere”; spesso infatti il privilegio è invisibile agli occhi di chi lo detiene e in più vi è l’esigenza di spiegare la nostra storia personale come frutto dei nostri meriti e non come (anche) un vantaggio di partenza.
E tuttavia, c’è anche un aspetto importante relativo alla discriminazione maschile. Maria Giuseppina Pacilli, professoressa di Psicologia Sociale presso l’Università degli studi di Perugia, parla infatti nel proprio libro “Uomini duri” di come, accanto ad un lato di piena luce, ci sia anche un lato più oscuro dell’essere uomini, che spesso è indicibile e può costituire un peso da sostenere. Si chiede infatti agli uomini un doppio compito che è tuttavia fonte di grande contraddizione; da un lato andare avanti sulla strada della parità, dall’altro aderire ad un visione della mascolinità ancora tradizionale. Sebbene le nuove generazioni siano sempre più fluide, questi vissuti e pregiudizi hanno ancora una forte presa, spesso pre-riflessiva, sull’esistenza.
Cosa vuol dire infatti, al giorno d’oggi, la classica espressione “essere veri uomini”? E quale prezzo devono pagare, gli uomini, per conformarvisi?
Vediamolo insieme.
“Essere maschi”: un concetto ineffabile
Se si tenta di parlare del concetto di mascolinità in una cornice che non sia banale e superficiale, ci si scontra inevitabilmente con il fatto che tale compito è molto difficile. Il concetto di mascolinità infatti cambia nel tempo: l’“essere maschio” è un insieme di atteggiamenti e comportamenti che un individuo esprime sia nella sua singola esistenza, sia nella cultura in cui si colloca e sia in un periodo storico specifico. Questo potrebbe lasciare insoddisfatti rispetto al desiderio di chiari confini che definiscano la mascolinità; essa è molto più indefinibile di quanto si possa pensare. Basti pensare all’associazione del colore azzurro con la mascolinità e del colore rosa con la femminilità: tale assegnazione è avvenuta a metà del Novecento in maniera totalmente arbitraria, e anzi prima di tale definizione il colore rosa era stato associato al genere maschile.
Nel 1918, l’Earnshaw’s Infants’ Department, rivista specializzata in vestiti per bambini, specificava che «la regola comunemente accettata è che il rosa sia per i bambini, il blu per le bambine. Questo perché il rosa è un colore più forte e deciso, più adatto ad un maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, è più adatto alle femmine».
E quindi, cosa definisce la mascolinità?
Interessante a questo proposito è il concetto antropologico di “mascolinità precaria”, di Vandello e Bosson (2008, 2012) e citato da Pacilli: per la mascolinità mancherebbe un corrispettivo biologico indipendente dalla volontà che sia assimilabile alle mestruazioni. Questa mancanza di un elemento che stabilisce lo status di maschio, fa sì che la mascolinità sia un concetto che può essere stabilito solo socialmente, e che quindi deve essere sottoposto a continue riconferme e manifestazioni pubbliche. È di conseguenza sempre in bilico, richiedendo all’uomo continue prove di sé e della propria identità .
“Essere maschi”: il costo degli stereotipi
Come do prova della mascolinità, secondo Pacilli?
Attraverso dei mandati di comportamento e di vita che gli uomini dovrebbero seguire, per essere definiti tali. Alcuni di questi sono l’antifemminilità e l’eterosessualità, a livello macrocategoriale, per cui allontano da me tutto ciò che viene considerato “femminile”. Da essi derivano poi mandati più specifici, come la necessità di successo, potere e competizione; lo stoicismo e la ridotta emotività, per cui “non posso/riesco a piangere” o “non chiedo aiuto”; la propensione al rischio, per cui “non posso avere paura”.
Questi mandati sono da sempre insegnati e suggeriti socialmente: in famiglia, nel rapporto con le figure di riferimenti e con gli adulti, dalla collettività.
Vandello e Bosson hanno descritto in un loro lavoro del 2008 cinque diversi studi sulla mascolinità precaria. In uno di questi studi per esempio, i partecipanti venivano coinvolti in compiti di coordinazione fisica di due diversi tipi assegnati arbitrariamente: un compito identificato come “non minaccioso”, come intrecciare una corda, e compito “minaccioso”, ossia intrecciare i capelli di una parrucca femminile con nastri rosa. Nella seconda fase dell’esperimento veniva poi chiesto di scegliere liberamente fra altri due compiti: risolvere un puzzle o colpire un sacco da boxe. I risultati indicarono che i partecipanti che avevano svolto il compito “minaccioso” tendevano a scegliere più frequentemente il compito di colpire un sacco da boxe.
L’American Psychological Association (APA) ha riconosciuto il problema dell’influenza dello stereotipo sugli uomini;
ha pubblicato nel 2018 un documento di Linee Guida specifico per la pratica clinica con persone di genere maschile (APA, 2018). In questo documento si definisce il concetto di “Gender Role Strain” come una situazione psicologica in cui le richieste legate ai ruoli di genere hanno un impatto negativo sulla salute fisica e mentale dell’individuo e delle sue relazioni. Tale impatto si verifica ogni qualvolta la persona tende a deviare dalle norme culturali di genere, fallisce nell’assecondarle o tenta di farlo contro la propria inclinazione, sperimenta una discrepanza tra la propria persona e un ideale normativo di genere, o subisce restrizioni o svalutazioni, anche autoimposte, a causa di stereotipi di genere.
Il fenomeno del Gender Role Strain e in generale l’influenza di questi mandati di comportamento hanno quindi una forte ricaduta pratica sulla vita e la salute; gli uomini mostrano la maggiore incidenza di malattie infettive e cardiovascolari e allo stesso tempo sono coloro che effettuano meno accesso ai servizi sanitari (Yousaf et al., 2015); richiedono più spesso interventi farmacologici per problematiche psicologiche e riportano meno incidenza di depressione e ansia a fronte di una maggiore casistica di suicidi nelle culture occidentali: il report Healthy People 2020 indica 21.1 suicidi maschili per ogni 6 suicidi femminili, (Hedergaard, 2018; Rivera, 2020).
Questo tipo di influenza si riflette anche sulla dimensione della sessualità.
Il mandato dell’eterosessualità, per cui agli estremi si sviluppa omofobia; il mandato della compulsività, per cui gli uomini sarebbe “sempre” alla ricerca del sesso: l’uomo viene frammentato, nella sua dimensione, dividendo solo “pene e cervello”, sempre sotto pressione per provare la propria virilità; e infine, il mandato della prodezza, per cui tutta la dimensione della sessualità viene organizzata e ridotta alla performance, portando spesso a quella che è l’ansia da prestazione.
Il peso degli stereotipi quindi è profondamente presente e invalidante anche per quanto riguarda gli uomini; è necessario che ciascuno divenga consapevole di questa dinamiche, affinché si possa progredire verso un futuro di parità e verso una vita di coppia serena e consapevole.
Se senti di soffrire di ansia correlata alla mascolinità tossica, puoi contattarmi presso i miei studi di Brescia, Verona oppure online.
Bibliografia, sitografia e utili approndimenti
- Maria Giuseppina Pacilli, “Uomini duri. Il lato oscuro della mascolinità”, 2020, Ed. Il Mulino.
- Hedegaard H, Curtin SC, Warner M. Suicide rates in the United States continue to increase. NCHS Data Brief, no 309. Hyattsville, MD: National Center for Health Statistics. 2018.
- Yousaf, O., Popat, A., & Hunter, M. S. (2015). An investigation of masculinity attitudes, gender, and attitudes toward psychological help-seeking. Psychology of Men and Masculinity, 16(2), 234 – 237.
- Vandello JA, Bosson JK, Cohen D, Burnaford RM, Weaver JR. Precarious manhood. J Pers Soc Psychol. 2008 Dec;95(6):1325-39. doi: 10.1037/a0012453. PMID: 19025286.
- Rivera A, Scholar J. Traditional Masculinity: A Review of Toxicity Rooted in Social Norms and Gender Socialization. ANS Adv Nurs Sci. 2020 Jan/Mar;43(1):E1-E10.
- American Psychological Association, Boys and Men Guidelines Group. (2018). APA guidelines for psychological practice with boys and men. Retrieved from http://www.apa.org/about/policy/psychological-practice-boys-men-guidelines.pdf





