Siamo da soli e stiamo bene. Poi arriva qualcuno che si affaccia nella nostra esistenza: tutto va bene e siamo felici.

Ma se qualcosa comincia a scricchiolare, cominciamo a scricchiolare anche noi.

Cominciamo a chiedere conferme, cerchiamo indizi che le cose stiano andando bene. Ma la rassicurazione non arriva e si instaura un “loop ossessivo” da cui si fatica a uscire.

Se ti sei riconosciuto in questa descrizione, dai un occhio a quest’articolo.

Se infatti è auspicabile essere in una relazione dove il desiderio di stare l’uno con l’altro/a è reciproco e condiviso, la richiesta ossessiva di tale conferma può divenire un problema che ha poco a che vedere con la coppia e molto invece con una personale “fragilità relazionale”.

Fragilità nelle relazioni: come mai sono presenti?

Sono diversi i motivi per cui una persona può esperire una fragilità relazionale. A volte, sono le relazioni che abbiamo intrattenuto con le nostre figure di attaccamento a condizionare il modo con cui ci relazioniamo a persone significative, soprattutto i partner. In generale, il modo di relazionarci con l’altro che abbiamo appreso nel corso della nostra infanzia ha una ricaduta su come ci relazioniamo al partner nella nostra relazione affettiva.

Se infatti nella nostra infanzia la figura genitoriale non è stata in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni emotivi e lo scambio di attenzioni e di cure non è stato reciproco, è possibile che la capacità di autonomia e la fiducia in se stessi siano di difficile costruzione. Questo può portare, nella vita adulta e nelle relazioni con l’altro, alla tendenza alla non fiducia e alla costante paura di venire abbandonati. Le strategie che possono essere messe quindi in atto, nel tentativo di sanare questa frattura, possono basarsi o sul ritiro oppure al contrario sull’andare totalmente sull’altro, con una richiesta di conferme di cui non si dovrebbe aver bisogno. O che comunque, non è possibile trovare nell’altro.

Dove comincio io e dove finisce l’altro: se i confini sono labili, il rischio è quello di “perdersi”

Alcune persone tendono a rispecchiarsi molto nell’altro; tengono, infatti, così tanto in considerazione l’opinione altrui che, laddove si percepisce una discrepanza, mettono in discussione tutto e perfino loro stesse. Il rischio di ciò è che, laddove l’altro, per qualsiasi motivo, cominci a diventare meno presente o meno rassicurante, ci si “perda”: si viene meno se l’altro smette di essere polo rassicurante.

Richiesta di conferma: come fare per fermare il loop

La prima cosa da fare è riconoscere che le conferme che stiamo cercando, le stiamo cercando nel posto sbagliato. Se l’insicurezza infatti risiede in noi stessi, difficilmente un’altra persona, tantomeno il/la proprio/a partner, potrà aiutarci in questo. Anzi: il rischio è che, laddove le conferme arrivino, si abbia la tendenza ad alimentare il loop ossessivo, non permettendo di lavorare su questi aspetti di fragilità. Se infatti tali aspetti sono presenti, il lavoro con uno psicologo psicoterapeuta esperto in problematiche di coppia può essere di grande aiuto.

Il confronto con uno psicologo psicoterapeuta potrà anche far sì che si possa lavorare sugli aspetti di indipendenza e di autonomia che possono risultare deboli.

La sicurezza in noi stessi e, di conseguenza, la percezione di essere di valore (e quindi amabili) è inoltre strettamente legata ad una solida identità personale. Per questo motivo, avere una vita ricca, ci permette di scoprire chi siamo, cosa ci piace e cosa non ci piace. E, di conseguenza, aiutarci a trovare in noi stessi la conferma che siamo di valore, senza ricadere sull’altro.

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