Aspettative e assunzioni sul legame di coppia

Nel contesto culturale occidentale, caratterizzato dalla norma pre-riflessiva dell’eteronormatività, è generalmente dato per assodato che sia normale, naturale e sano per le persone formare legami di coppia. Esistono assunti di base (Barker, 2019) rispetto a questi legami, che generano aspettative e norme che ne sanciscono conformità e normalità. Alcuni di questi assunti sono, ad esempio:

  • I legami di coppia sono consensualmente monogamici
  • Romanticismo e attrazione sessuale sono presenti nello stesso momento e verso la stessa persona
  • La sessualità con il partner è perfetta; se non lo è, qualcosa non va bene a livello affettivo
  • La relazione di coppia è prioritaria rispetto a quella amicale e a ogni altra tranne quella con i propri figli
  • I legami di coppia sono eterosessuali
  • I partner si completano e si bastano a vicenda: ogni desiderio e bisogno viene soddisfatto entro la coppia
  • I legami di coppia tendenzialmente in un matrimonio il cui step successivo è la nascita di un* figli*

La realtà delle cose

In realtà, le cose sono molto differenti dal quadro culturalmente atteso. Secondo alcune statistiche fornite da Barker (2019), ad esempio:

  • un terzo delle persone adulte vive sola anziché in coppia
  • fino un quarto delle persone che concordano un legame di coppia monogamico tradisce in segreto
  • circa la metà dei matrimoni finisce in divorzio
  • circa il 5% delle relazioni sono apertamente non monogamiche

Alla luce dell’esistenza di un mondo che si muove con modalità differenti da quelle attese, è possibile portare alla luce le norme implicite che creano il substrato culturale delle relazioni, dell’affettività e della sessualità. Questo permette di poterne innanzitutto parlare, e di verificare l’esistenza di alternative che non possono dirsi e darsi laddove la norma implicita rappresenta l’unico contesto di significazione delle esperienze, definendone i confini di possibilità.

Prova a scorrere le righe seguenti e a chiederti come intendi le modalità relazionali proposte: da dove vengono le tue idee? Si tratta di esperienze passate, concetti trasmessi durante la crescita, abitudini assodate? E’ possibile che le cose stiano diversamente da come le hai sempre pensate?

Essere single: tragedia o libidine?

Culturalmente, essere single viene associato a significati molto peculiari, come il “non mettere la testa a posto”, l’essere immaturi, l’essere non desiderabili, l’essere sfortunati, il non praticare attività sessuale oppure il praticarne troppa e senza affettività, e così via. Essere single viene definito come uno status non desiderabile e quindi non scelto, se non “da altri”, o come uno status temporaneo, che dovrà esitare in un legame di coppia per essere “migliore”. Questo vale soprattutto per le persone di genere femminile, che devono fare il possibile per “trovarsi un uomo”; per il genere maschile vale spesso la regola del “Dongiovanni”. In ogni caso, però, essere single è associato all’essere soli, e ogni altra relazione è vista come inferiore o palliativa rispetto all’assenza del legame di coppia classicamente inteso.

Tutto questo può essere problematico per alcune persone: la disperazione per aver perso “la persona giusta”, la preoccupazione di non trovarla, o il senso di incompletezza o vergogna legati al non avere un rapporto di coppia stabile, possono comportare sofferenze e ansie che vengono poi portate nello studio dello psicologo.

La monogamia: intendiamo la stessa cosa?

Siamo soliti pensare che ci sia una idea di monogamia valida per tutte le coppie: quando ci “mettiamo insieme”, pensiamo che i confini di ciò che può essere detto, fatto, fantasticato siano chiari e universali. In realtà, nuove forme di monogamia emergono e mettono in discussione questo assunto. Sembra piuttosto che il legame di coppia si possa posizionare lungo uno spettro di monogamie possibili, che specificano cosa è concesso e cosa rompe il legame (dal caffè con la collega, alla fantasia sessuale sull’amico, al rapporto sessuale privo di affettività con un terzo partner, e così via: cosa è tradimento e cosa è concesso? Ne hai mai discusso apertamente con il/la/i/le partner?). Le coppie apertamente e consensualmente non monogamiche ci insegnano che un contratto, esplicito o implicito, su confini e possibilità nella coppia consente di ridurre il rischio di fraintendimenti e permette di mettere a tema gli aspetti di progettualità (non sempre) condivisa (Richards & Barker, 2013)..

La non monogamia: consenso e apertura

Nel contesto culturale occidentale è difficile trovare spazio di esistenza e pensiero per le forme di relazione non monogamica consensuale. Abbiamo piena consapevolezza dell’esistenza del tradimento (non monogamia segreta, o non consensuale) e tendiamo ad associare ad esso ogni deviazione dalla norma della monogamia. In realtà esistono numerose forme alternative, spesso associate ad etichette che non ne esauriscono, tuttavia, lo spettro e le sfumature:

  • Relazioni aperte: coppie che hanno relazioni sessuali ma non affettive con altre persone;
  • Swinging: sessualità “sociale”, che riserva l’affettività alla relazione principale e viene svolta in luoghi sociali come parties, clubs, ecc;
  • Poliamore: coppie con multiple relazioni amorose che possono anche essere sessuali. Le forme che queste assumono sono le più varie: possono essere gerarchiche o no, e possono coinvolgere una o più altre persone in posizioni non sempre parallele e uguali tra loro.

La non monogamia “etica” quindi coinvolge in generale una qualche apertura consensuale all’avere più di una relazione affettiva/romantica/sessuale (Richards & Barker, 2013). Sembra che 1 persona su 5 negli USA abbia partecipato a qualche forma di non monogamia consensuale in qualche momento della propria vita (Haupert et al, 2017). Questo è in forte contrasto con l’invisibilità che questo tipo di relazionalità riveste a livello sociale.

Il principio della consensualità e della reciproca accettazione di regole chiare ed esplicite la rende molto differente dalla non monogamia segreta o non consensuale. A volte, tuttavia, anche in essa emergono difficoltà legate allo stigma sociale, alla rottura degli accordi, al coming out, all’intersezionalità delle singole appartenenze e all’identitarietà della relazione e della forma di relazionalità.

Anarchia relazionale

SI tratta di forme relazionali che mettono in discussione la supremazia stessa della relazione romantica su tutte le altre. Permettono di toccare con mano gli aspetti culturali, storici e contestuali degli assunti che consideriamo naturali e scontati, per aprire possibilità di azione e relazione differenti: perché una relazione amicale solida e duratura dovrebbe valere invariabilmente meno di un rapporto di coppia?

Qual è la relazionalità giusta?

Non esiste un modo giusto o migliore di essere con l’Altro, ma esistono modi sentiti come propri e identitari e altri che sono vissuti come forzature o come unica possibilità, impedendo ogni occasione di fare esperienza di qualcosa di differente. Questo è rinforzato dagli assunti culturali di base e da stigma e vergogna associate alla deviazione dalle norme implicite. A volte questi assunti vengono incontrati anche nello studio dello psicologo, che se non opportunamente formato, da per scontato che ci sia un problema, una patologia o una sofferenza relazionale.

Da dove comincio?

Per una guida su come esplorare forme di relazionalità alternativa, visita questo link: “Policuriosità” del 23 aprile (Giardina).

E se ho bisogno di un consulto professionale?

Per uno psicologo a Brescia, una terapia di coppia a Verona, un sessuologo a Milano o per ogni altra richiesta professionale in numerose città d’Italia, visita la sezione dedicata ai professionisti che svolgono consulenza per cosìcomeviene. Assicurati sempre che il professionista abbia le competenze teoriche e tecniche per supportarti e che adotti un approccio affermativo di ogni sfumatura esistenziale.