Essere vittima di un trauma cranico significa doversi riprogettare, ridefinire la propria identità, convivere con problemi che prima non venivano nemmeno considerati tali. Anche dal punto di vista della sessualità. Cerchiamo di capirne di più.

Che cos’è il Trauma Cranico?

Il trauma cranico rappresenta una delle prime cause di disabilità nella popolazione giovanile tra i 15 e 35 anni. Si verifica quando una forza esterna causa un trauma al cervello. In base alla gravità, alla tipologia e alla zona colpita, si possono avere prognosi ed esiti differenti; da un recupero completo ad una disabilità permanente, fino anche alla morte. Le conseguenze possono manifestarsi a livello fisico, cognitivo, sociale, emotivo e comportamentale.

In particolar modo possono essere colpite alcune funzioni umane fondamentali che tendiamo spesso a dare per scontate; ad esempio il linguaggio, la memoria, la capacità di risoluzione dei problemi, di autoregolazione, di autocontrollo e l’autoconsapevolezza (le cosiddette funzioni esecutive). Sono proprio queste ultime che compromettono poi l’adattamento psicosociale e rendono difficoltoso il recupero.

Ma cos’è che rende il trauma cranico tanto “traumatico”? È proprio la sua imprevedibilità che da un momento all’altro sconvolge la vita di chi ne è colpito e di chi gli sta intorno.

Immagina: stai andando al lavoro, come ogni mattina, è una bella giornata e stai già fantasticando su quando tornerai a casa da chi ami. D’un tratto l’incidente, la corsa all’ospedale, il buio. Poi il risveglio e le brutte notizie; hai subito danni gravi e i medici non sanno se e quando ti riprenderai del tutto. In quel momento probabilmente ti sentirai crollare il terreno sotto ai piedi, sei costretto a rivedere tutto della tua vita, dal lavoro, ai tuoi interessi, alla quotidianità pura e semplice, i progetti, quella vacanza che avevi in mente di fare.

Come se tutto questo non bastasse ti accorgi, col tempo, che qualcosa non va anche nell’intimità con il/la tuo/a partner. Che cosa è successo?

Quando l’intimità si spezza… A livello organico

Nel trauma cranico è il cervello ad essere colpito; e sappiamo quanto questo organo sia importante per regolare tutte le funzioni della nostra vita, anche quella sessuale. Ovviamente alcune disfunzioni sessuali in cui si può incappare dopo un trauma cranico hanno una base organica; si possono generalmente suddividere in tre categorie di disturbi:

  • del desiderio (diminuzione o aumento);
  • dell’eccitazione (disfunzione erettile negli uomini e problemi di lubrificazione nelle donne);
  • dell’orgasmo.

Inoltre spesso i pazienti diventano molto preoccupati, se non addirittura ossessionati, da vari aspetti della sessualità, mostrando così comportamenti sessuali disinibiti ed esibizionismo.

Quando l’intimità si spezza… A livello psicologico

Oltre ai danni neurologici, a compromettere la funzionalità sessuale contribuiscono anche fattori secondari; ad esempio:

  • riduzione del sex appeal e dell’autostima;
  • cambiamenti nella percezione di sé e della propria immagine corporea;
  • sviluppo di un senso di disagio verso il proprio corpo;
  • riduzione delle abilità sociali.

Spesso a queste problematiche si aggiunge un cambiamento anche nella personalità dell’individuo; quest’ultimo da timido e insicuro potrebbe diventare disinibito e inopportuno; oppure da energico e pieno di vita potrebbe diventare apatico e depresso. Questi cambiamenti ovviamente hanno delle ripercussioni sulla vita di coppia e sull’intimità; il/la partner fatica a riconoscere la persona che ha sposato, percependola come un estraneo, sentendosi frustrato/a, depresso/a, arrabbiato/a e intrappolato/a in una relazione che non riconosce più. In quest’atmosfera avvicinarsi in un’ottica di intimità non è affatto facile!

In ultimo, da non sottovalutare è la dinamica relazionale tra i due partner, che cambia inesorabilmente; da compagni di vita uno diventa il caregiver (colui che accudisce e fornisce cure) e l’altro il malato; il caregiver tende ad assumere un atteggiamento materno completamente centrato sull’accudimento del partner malato, cosa che logora il desiderio sessuale ed elimina i connotati della sessualità e dell’intimità tipici di una relazione amorosa, mentre il malato si pone in un’ottica di dipendenza nei confronti del partner, contribuendo così a svilire la propria autostima.

Come uscirne?

Il quadro appena descritto è estremamente complesso e delicato, proprio perché colpisce l’individuo nella sua totalità. Per questo la cosa migliore da fare è prendersi cura della persona a 360°; la mente e il corpo non sono due entità separate ma un’unità inscindibile. Vediamo insieme a chi rivolgersi in caso di trauma cranico per un recupero a tutto tondo.

  • Il medico. In questi casi avere un buon neurologo o un fisiatra di fiducia può essere fondamentale, dato che il primo si occupa di tutto ciò che riguarda il cervello e il sistema nervoso, mentre il secondo è uno specialista in medicina fisica e riabilitativa.
  • Il neuropsicologo. Si occupa delle funzioni cognitive superiori; ad esempio il linguaggio, la memoria, l’attenzione, la capacità di ragionamento, l’autocontrollo. Il neuropsicologo, avvalendosi dell’utilizzo di test psicometrici, è in grado di quantificare l’entità del disturbo e di programmare l’intervento riabilitativo, adattandolo alle esigenze del singolo individuo.
  • Lo psicologo clinico. Quella che consegue al trauma cranico è una fase di ridefinizione totale, per il paziente, per il/la partner e per la relazione. Lo psicologo clinico può fornire supporto durante il processo di accettazione della nuova condizione; lo può fare lavorando sull’emotività, l’autostima e il senso di autoefficacia; può essere una guida per ridefinire l’identità del paziente, i suoi obiettivi e orizzonti futuri, per favorire il reinserimento della persona colpita da trauma cranico nel mondo e per aiutare il caregiver nella presa in carico del coniuge, che spesso comporta un carico emotivo difficilmente gestibile da solo.
  • Lo psicosessuologo. Figura fondamentale per lavorare sugli aspetti relativi all’intimità della coppia, tentando di favorire la comunicazione tra i partners, di aiutarli a scoprire un nuovo modo di vivere la sessualità, che sicuramente sarà diversa da quella precedente ma ciò non significa che non possa essere altrettanto soddisfacente e appagante.

Infine ricorda: disabilità non significa inabilità. Significa semplicemente adattabilità.

Bibliografia:

Aloni, R., Katz, S. (1999) A review of the effect of traumatic brain injury on the human sexual response. Brain Injury, vol. 13, n. 4, 269-280.

Elliot, M. L., Biever, L. S. (1996). Head injury and sexual dysfunction. Brain Injury, vol. 10, n. 10, 703-71

Kreutzer J.S., Zasler N.D. (1989) Psychosexual conseguences of traumatic brain injury: methodology and preliminary findings. Brain Injury, vol. 3, n. 2, 177- 186

Liccione, D. (2019). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Bollati Boringhieri, Torino.

Mazzucchi, A. (2016). La riabilitazione neuropsicologica. Edra Masson, Milano.

Stracciari, A., Berti, A., Bottini, G. (2016). Manuale di valutazione neuropsicologica dell’adulto. Il Mulino, Bologna.