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27 Aprile 2022Uno dei disturbi della sfera sessuale spesso meno riconosciuti (tranne nella condizione più grave di assenza completa di eiaculazione) è quello dell’eiaculazione ritardata. Vediamo insieme quali sono alcune caratteristiche di questo disturbo.
Cos’è l’eiaculazione ritardata?
Si parla di questo disturbo quando, durante l’atto sessuale o anche nella masturbazione (con una adeguata stimolazione) il riflesso eiaculatorio è considerevolmente ritardato (almeno 20/30 minuti dopo l’inizio della stimolazione) o non avviene affatto. Questo solitamente non è accompagnato da difficoltà nell’erezione, che invece viene raggiunta e mantenuta in maniera adeguata.
E’ in realtà un fenomeno relativamente raro, in quanto è la disfunzione maschile meno diagnosticata. Infatti, in altre culture, o anche in tempi recenti nella nostra cultura, questo fenomeno può venire considerato, se non a livelli gravi e spesso all’inizio del rapporto, un vantaggio, ma col tempo può produrre insicurezza, frustrazione e vergogna, soprattutto se il tempo impiegato per eiaculare non permette l’orgasmo in tempi compatibili con l’ideale personale o del partner.
Esistono diversi tipi di eiaculazione ritardata?
Ci sono diverse forme di questo disturbo, nel DSM-5 si distingue tra forma generalizzata, quindi con qualsiasi tipo di stimolazione, situazione e partner, e una forma situazionale, quando invece si manifesta in alcune situazioni (con determinati partner o in certi luoghi e contesti).
Inoltre si fa differenza tra forma permanente, o primaria, che appare sin dall’inizio della vita sessuale, senza aver esperito rapporti soddisfacenti, e acquisita, o secondaria, quindi successiva ad un periodo di attività sessuale soddisfacente.
Quando diventa un problema?
Secondo il DSM-5 il marcato ritardo o l’assenza di eiaculazione deve avvenire in almeno il 75% dei rapporti sessuali e per almeno 6 mesi, causando disagio clinicamente significativo nella persona.
Nella forma lieve può riguardare solamente il ritardo, rispetto ai tempi medi rilevati di circa 4/10 minuti con corretta stimolazione sessuale, nell’eiaculazione e non comporta difficoltà nella masturbazione.
Nella forma moderata può portare a difficoltà anche nella masturbazione, che deve avvenire in forma privata o, a volte, nelle forme più compromesse, in assenza totale del partner che funge da inibitore.
La forma più grave può portare ad eiaculazione completamente assente, sia nel rapporto sessuale che nella masturbazione, anche dopo una stimolazione sessuale sufficiente e prolungata. Se non curata anche una eiaculazione ritardata può degenerare verso forme di anorgasmia, in quanto la difficoltà ad eiaculare può produrre ansia da prestazione, insicurezza e difficoltà relazionali che complicano ulteriormente il disturbo fino ad una assenza del riflesso eiaculatorio.
Come anticipato, nelle fase iniziali del rapporto può avere anche una connotazione positiva, ma nel tempo può divenire così insoddisfacente da costringere alla finzione dell’orgasmo. Questo può attivare vissuti negativi sia nella persona che nel partner, che può attribuire questa difficoltà a scarsa attrattività o interesse amoroso.
Quali sono le cause?
Prima di avviare una presa in carico psicoterapeutica è importante procedere con una diagnosi differenziale. Capire se è dovuto a cause organiche o primariamente psicologiche è fondamentale per non incorrere nel rischio di ulteriori frustrazioni.
Le cause di origine organica possono dipende da anomalie dell’apparato genito-urinario, infezioni a testicoli, prostata, o a fattori endocrini o neurologici. Inoltre è importante valutare che non ci sia eiaculazione retrograda o orgasmo anaeiaculatorio.
Nell’eiaculazione retrograda c’è il riflesso eiaculatorio, ma lo sperma non viene emesso dal pene ma scaricato in vescica. Questa condizione è dovuta ad una mancata chiusura dello sfintere del collo della vescica, cosa che può emergere da una analisi delle urine. Può derivare da diabete, lesioni spinali o farmaci, come gli antipertensivi.
Nell’orgasmo anaeiaculatorio invece c’è il riflesso eiaculatorio, ma non c’è la fase di emissione e quindi senza accumulo di sperma. Anche in questo caso le motivazioni vanno indagate in quanto possono dipendere da farmaci, disturbi endocrinologici o altro.
Se non c’è nessun disturbo organico?
La cause psicologiche di questo disturbo non sono pienamente condivise dalla comunità scientifica, ma ci sono diverse ipotesi a riguardo.
Sicuramente l’ansia, soprattutto in passato, è considerata una delle cause principali. Se si instaura ansia da prestazione, il timore di non essere all’altezza o di non essere soddisfacente può indurre, quando non causa difficoltà nell’eccitazione, inibizione e un blocco del riflesso eiaculatorio. Per alcuni teorici sembra infatti che i pensieri auto osservativi abbiano una importante influenza nel blocco di questa fase.
Altre teorie ipotizzano che un ruolo importante sia dovuto da:
Stimolazioni sessuali insufficienti; Ogni persona ha una sensibilità diversa e a volte parrebbe essere difficile stimolare i punti giusti durante l’attività sessuale; se non si raggiunge una stimolazione corretta durante l’attività sessuale o masturbatoria non si raggiunge l’orgasmo.
Masturbazione disfunzionale; per alcuni masturbarsi con frequenza (quotidiana o più), stimolarsi in modi difficilmente raggiungibili in un rapporto sessuale o usare fantasie lontane dalla pratica sessuale reale può produrre uno scollamento con il partner e conseguente difficoltà nell’eiaculazione;
Desiderio sessuale scarso o assente; alcune persone preferirebbero l’autostimolazione alla stimolazione del partner, arrivando ad ottenere l’eiaculazione solamente in quel modo. Inoltre può esserci erezione ma senza eiaculazione se i sentimenti e l’attrazione per il partner non è abbastanza forte;
Conflitti psicologici; in questo ambito ci sono molte teorie, dalla teoria della perdita del sé (attraverso la perdita dello sperma), paura che l’eiaculazione possa nuocere al partner, paura del concepimento, paura di contaminare con lo sperma, fino al senso di colpa per questioni di tipo morale o religioso.
Cosa fare?
Sicuramente la prima cosa da fare è chiedere consulto ad un esperto, sia per avere indicazioni sui passi da affrontare, sia per avere conforto che la situazione è affrontabile.
Riconoscere la tipologia di disturbo, arrivare ad avere una maggiore consapevolezza delle conseguenze sul proprio modo di sentire e sentirsi all’interno della coppia o del rapporto sessuale è sempre qualcosa di importante. Questo permette di riconoscere l’ansia, la frustrazione, le difficoltà di coppia o personali nelle relazioni con gli altri: la sessualità è un ambito privilegiato e potente per riconoscere diversi aspetti di sé.
Inoltre, un clinico preparato può avere già alcuni consigli pratici da fornire per iniziare ad affrontare la propria problematica. Vediamo alcuni esempi.
Se la difficoltà è riconducibile ad una carente stimolazione, ricorrere a degli stimolatori penieni o imparare ad aumentare le stimolazioni mentali durante il coito può essere molto efficace, come anche lavorare sulle fantasie durante la masturbazione per avvicinarle o renderle maggiormente compatibili con la realtà.
Se invece la motivazione prevalente è la scarsa o assente desiderio sessuale, riconoscere la rabbia, la frustrazione, senso di colpa o paura è utile per fare un passo fondamentale: comunicare meglio col partner le proprie esigenze e inibizioni e riscoprire l’eccitazione sessuale.
Quando le difficoltà riguardano conflitti interni può essere importante concentrarsi sulle sensazioni e sulle fantasie invece che su pensieri di controllo dell’orgasmo. Utile può diventare anche, con un supporto professionale, progettare un percorso di esposizione graduale e desensibilizzazione sistematica per imparare a convivere e superare la difficoltà…decifrare, comprendere il sintomo ed inserirlo in una storia di vita per far sì che sia possibile comunicarlo e risolverlo è la strada fondamentale per cambiare davvero.
Bibliografia
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