Coming out e outing: quali differenze.

COSA SIGNIFICA “FARE COMING OUT”?

Il coming out (dall’inglese “to come out of the closet”: “venire fuori dall’armadio”) è solitamente inteso come l’atto con il quale una persona svela il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere a un’altra. Nella cultura occidentale è ancora diffusa l’aspettativa che ogni persona sia eterosessuale e cisgender “fino a prova contraria” e che questa sia la normalità: queste norme implicite, dette “eteronormatività” e “cisnormatività”, fanno si che il coming out sia solitamente considerato solo per coloro che si discostano dalla “normalità attesa”. In fondo, hai mai sentito una persona etero o cisgender “confessarti” di esserlo?

In realtà, il coming out non è un singolo evento, ma un processo continuo, che si rinnova ad ogni nuovo contesto e interlocutore. Può riguardare la presa di consapevolezza della propria sessualità, lo svelamento a pochi intimi o al contesto sociale allargato, e per alcuni, l’identificazione come membro della comunità LGBTQ+ e il coinvolgimento in aspetti politici (Richards & Barker, 2013). Non tutti passano da tutti gli stadi, né essi avvengono sempre nello stesso ordine; ancora, alcune potrebbero “ritornare” a stadi precedenti (ad es, con nuovi membri della famiglia, oppure dovendolo “ricordare” più volte alle stesse persone).

L’identità sessuale e di genere sono intersezionali rispetto a ogni altra (etnia, religione, cultura, ecc…) e si giocano nel contesto e nella storia individuali: il coming out è un’esperienza individualizzata, personale, non lineare. Non esiste un modo “giusto” o “migliore”. Oggi sembra frequente il coming out “indiretto”, in cui le persone semplicemente lasciano intendere il proprio orientamento sessuale senza una dichiarazione esplicita, ma tramite gesti, relazioni, opere (nel caso ad esempio di musicisti, scrittori, ecc.), avvicinandosi al modo in cui le persone eterosessuali esplicitano il proprio.

COMING OUT: COSA NON E’

  • Spesso pensiamo che chi “non lo fa” si vergogna o è confus*, dimenticando che: 1) il contesto spesso non accoglie con favore il coming out, quindi non è sempre possibile né sicuro farlo; 2) l’orientamento sessuale è un fatto privato; 3) l’identità sessuale non ha la stessa importanza per tutt* le persone o le culture; 4) esistono persone che sperimentano la sessualità in modo fluido e rifiutano un’etichetta specifica.
  • Questione di esperienza. Le persone etero non devono “provare” ad avere rapporti con persone del proprio genere per definirsi tali. Perché dovrebbero averne bisogno quelle non eterosessuali?
  • Non c’è un modo giusto o unico. Si può scegliere di svelarsi in alcuni contesti o rapporti e non in altri. Le sfumature emotive connesse variano da persona a persona, e per la stessa persona, a seconda del contesto, del momento di vita, della relazione. Ne esistono di più comuni, ma generalizzarle a esperienza universale cancella l’individualità e l’unicità di ognun*. Le persone etero/cis si sentono tutte allo stesso modo o provano tutte le stesse cose?

MA ALLORA, COMING OUT SI O NO?

Per molti, fare coming out è un’esperienza liberatoria e positiva: consente di vivere la propria sessualità in modo aperto, e le proprie relazioni in modo pieno. Può assumere un significato identitario la possibilità di essere un membro visibile della comunità, che possa fare da esempio e da guida per chi è in difficoltà. E’ tutt’oggi utilizzato come mezzo per assicurare visibilità alle istanze della comunità LGBTQ+, soprattutto quando la persona che lo fa è in una posizione di privilegio e di influenza (ad esempio, un attore famoso).

Come tutti, anche le persone LGBTQ+ beneficiano della possibilità di condividere con gli altri le proprie esperienze, e del vivere le relazioni in modo sincero e aperto. In letteratura sono note le conseguenze positive del coming out, e quelle negative per chi nasconde la propria sessualità, come ad es: una bassa salute fisica e mentale, ansia, scarsa qualità di vita e delle relazioni, aumento del rischio suicidario (APA, 2008; Pachankis, 2007). Anche l’ipervigilanza connessa al timore di essere “scoperti”, o di non sapere come possa reagire il contesto, ha effetti negativi sulle prestazioni cognitive e sull’emotività, causando uno stress costante e lesivo della salute.

Tuttavia, è importante non cadere nell’errore di pensare che il coming out sia sempre e solo positivo, o spingere acriticamente perché avvenga. E’ importante considerare l’individualità della persona, il suo contesto di riferimento, il momento di vita e i significati connessi alla sessualità. Inoltre, non tutte le sessualità sono uguali: le persone che si collocano completamente al di fuori della norma, come quelle bisessuali o non binarie, devono fronteggiare stigma e pregiudizi in misura maggiore, che rendono il coming out potenzialmente più complesso.

Fare coming out può avere conseguenze negative, dalla non accettazione fino al restare senzatetto o al subire violenza fisica (Tierney & Ward, 2017). Sembrerebbe evidente che le conseguenze negative del coming out dipendano dalle reazioni del contesto, piuttosto che dall’atto in sé (D’augelli, 2002)! Tra queste ci sono anche le pressioni dei pari, che spingono perché la persona sia out o, viceversa, perché si conformi alla norma. Infine, l’omofobia interiorizzata gioca un ruolo importante.

E L’OUTING?

“Outing” è l’atto di svelare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona contro la sua volontà. Si tratta di una violazione della sua intimità, che può metterla in pericolo se avviene in contesti discriminatori o violenti, e che in ogni caso è lesiva della privacy e del diritto e della libertà di (non) dire di sé.

Può essere involontario oppure volontario, con buone o cattive intenzioni. A volte esplicitare la non eterosessualità altrui sottende l’idea che esista una sessualità migliore e normale e prende la forma di un’accusa (di diversità, inferiorità, ecc..). Allo stesso tempo, è stato più volte usato come strumento di pressione politica dalla stessa comunità LGBT, allo scopo di “fare uscire allo scoperto” coloro che vivevano in modo nascosto la propria sessualità. In tutti i casi, si tratta di un atto lesivo, non autorizzato, e che non considera i tempi e le scelte personali.

COSA POSSO FARE?

Lo sapevi che puoi fare a tua volta coming out come ally, ovvero come alleato e persona supportiva della comunità LGBTQ+? Questo può essere di grande aiuto per la persona e aiutarla ad aprirsi, con la certezza di essere in un contesto sicuro e accogliente. Allo stesso modo, dichiarare i tuoi pronomi, e non dare per scontata l’eterosessualità e la congruenza tra identità di genere percepita e assegnata della persona che ti sta di fronte, aiuta a smantellare il pregiudizio etero- e cisnormativo (Barker, 2017)

Parlane direttamente con la persona, chiedendo esplicitamente se è out e in quali contesti, e se ha piacere che se ne parli! Non trattare l’identità sessuale come un segreto, ma non per questo come qualcosa di necessariamente neutro: per la persona può avere molti significati diversi, proprio come per te.

Se sei genitore di una persona che ha fatto coming out (o che pensi potrebbe farlo) avvicinati con delicatezza all’argomento, ma con naturalezza: la cosa migliore è sentire che non c’è nulla di diverso o di sbagliato in ciò che si è. Per consigli e informazioni corrette, contro miti e stereotipi, visita questa guida.

Se sei una persona LGBTQ+, valuta pro e contro del coming out in ogni specifico contesto, e con ogni specifico interlocutore. Alcuni consigli di base possono essere:

  • Prenditi il tuo tempo: è normale avere dubbi o incertezze, o percepire la sessualità come mutevole nel tempo. Non esiste un tempo giusto per conoscersi;
  • Pianifica: hai chiaro cosa e come dirlo? Hai scelto il mezzo? Hai scelto un momento opportuno, in cui ci siano tempo, spazio, e tranquillità?
  • Preparati a reazioni inaspettate o non supportive: Sei preparato alle reazioni della persona? Come reagiresti se fossero negative?
  • Hai tutte le informazioni, e sei pronto a rispondere a domande e richieste di spiegazione?
  • Abbi un piano di riserva: la sicurezza viene prima di ogni altra cosa. Se temi di non essere supportato o di essere aggredito, abbi sempre un piano B (qualcuno da cui andare, o con cui parlare). Puoi valutare anche di farti aiutare da un terapeuta;
  • Considera che ogni interlocutore è diverso: fare coming out in famiglia comporta un’intensità emotiva differente, ad esempio;
  • Cerca sostegno: i gruppi di pari offrono consigli, avvertenze e supporto. Condividere esperienze comuni è un noto fattore protettivo dall’emotività negativa.

Sitografia e bibliografia

  • American Psychological Association. (2008). Answers to your questions: For a better understanding of sexual orientation and homosexuality. Washington, DC: Author. [Retrieved from www.apa.org/topics/lgbt/orientation.pdf.]
  • Barker (2017). Good Practice across the Counselling Professions 001 Gender, sexual, and relationship diversity (GSRD). British Association for Counselling and Psychotherapy
  • Cass, V. (1979). Homosexual identity formation: A theoretical model. Journal of Homosexuality, 4 (3), 219-235.
  • D’Augelli, AR (2002). “Mental Health Problems among Lesbian, Gay, and Bisexual Youths Ages 14 to 21”. Clinical Child Psychology and Psychiatry. 7 (3): 433–456.
  • Pachankis, JE. (2007). “The psychological implications of concealing a stigma: A cognitive-affective-behavioral model”. Psychological Bulletin. 133 (2): 328–345.
  • Richards, C. & Barker, M. (2013). Sexuality and Gender for Mental Health Professionals: A Practical Guide. London: Sage.
  • Tierney, WG., Ward, JD (2017). “Coming Out and Leaving Home: A Policy and Research Agenda for LGBT Homeless Students”. Educational Researcher. 46 (9): 498–507.