La comunicazione è il mezzo più efficace per trasmettere all’altro il nostro punto di vista, i nostri desideri, i nostri timori, i nostri vissuti: eppure, perché è così difficile farlo in ambito di sessualità? E come imparare a farlo in modo efficace?

 Il processo comunicativo costituisce una delle più complesse abilità umane: consente di trasmettere un messaggio da una persona, denominata mittente, ad un’altra, detta ricevente, in un processo circolare all’interno del quale intervengono una grande varietà di determinanti.

Nel processo comunicativo infatti, non interviene solamente quello che viene definito il “linguaggio verbale”, ossia l’utilizzo delle parole, ma anche altre due tipologie di linguaggio: il linguaggio paraverbale, costituito da tutto ciò che correda le parole (tono, pause dialogiche,  spinte ed accelerazioni, elementi prosodici, velocità, timbro, volume, inflessioni dialettali); il linguaggio non verbale, come postura, atteggiamento, gestualità, mimica facciale, respirazione, gestione dello spazio (prossemica), olfatto… quindi ciò che magari vorremmo mascherare ma che purtroppo arriva comunque all’altr*.

Ne deriva quindi che, come detto da Paul Watzlawick, “non si può non comunicare”. E questo vale anche – e soprattutto – per la sessualità.

Può capitare infatti che spesso, ciò che non riusciamo a dire al partner relativamente a ciò che ci piace o non ci piace, in qualche modo viene percepito, sentito, frainteso.

Ma per quale motivo per alcune persone è così difficile comunicare, nella sessualità?

Comunicazione, sessualità e modi di essere

I nostri stili comunicativi sono un naturale contraltare ai nostri modi di essere.

In quanto esseri umani, siamo naturalmente e da sempre portati a relazionarci con l’altr*; a seconda del nostro modo di essere, l’alterità assumerà un ruolo più o meno importante relativamente al nostro essere situati e stabili. Secondo un approccio di tipo ermeneutico-fenomenologico, tra i vari modi di essere possiamo identificare una modalità che mantiene il proprio senso di stabilità personale utilizzando un sistema di riferimento esterno, emozionandosi e co-percependosi a partire dall’Alterità (outwardness). Il senso di sé consegue quindi sempre anche –ma non solo, ovviamente- alla definizione dell’Altr*.

Va da sé che sulla scia di un simile modo di essere, il comunicare qualcosa – peraltro su un tema delicato e sensibile come la sessualità – che possa andare in contrasto con ciò che l’altr* sta facendo o dicendo possa mettere un po’ in crisi: una eventuale disconferma da parte dell’alterità potrebbe infatti comportare una condizione emotiva che non corrisponde al sistema di senso della persona (disconferma dell’Altr* = minor valore e minor senso di sé). Questa condizione può essere vissuta come estranea a sé, o come una minaccia alla propria stabilità.

Inoltre, come già detto, la sessualità è un argomento estremamente delicato: non solo è una tematica profondamente segnata da tabù e non detti da un punto di vista culturale, ma è anche un argomento fortemente legato a e impattante su l’immagine che abbiamo di noi. In un modo di essere in cui l’immagine che ho di me dipende anche –ma non solo, ripetiamolo- dall’opinione dell’altro, va da sé che esprimere le proprie rimostranze o dare indicazioni possa risultare se non difficile, sicuramente poco piacevole.

Ma come è possibile aggirare questa problematica?

Vediamolo insieme.

Comunicazione e sessualità: una guida per amatori (di sé stessi e del’altr*)

Abbiamo detto che per alcune persone che possono essere più o meno suscettibili all’opinione dell’altr* possa essere complesso comunicare come ci si sente, soprattutto nel caso in cui la nostra opinione sia in contrasto con l’esperienza e l’opinione dell’altra persona.

Eppure, comunicare è necessario non solo per affermare la propria identità, la propria necessità e i propri desideri, ma anche per il bene della coppia: essere più soddisfatti e appagati si riflette in maggiore serenità nella relazione con il/la partner.

Ma come farlo? E soprattutto, come farlo al meglio?

  • Messaggio

Innanzitutto, prima di comunicare è necessario sapere con esattezza cosa si vuole comunicare. Per quanto possa sembrare banale, è in realtà un passaggio fondamentale, perché per comunicare bene in situazioni di forte impatto emotivo è necessario partire con un messaggio chiaro e coinciso in mente. Se ancora non abbiamo messo a fuoco la problematica da far presente al/alla partner, prendiamoci del tempo per analizzare la situazione e le nostre emozioni;

  • Modalità

Il “come” comunicare è un altro elemento importante e composto da tante variabili. In questo caso, fondamentale è innanzitutto l’attenzione al linguaggio paraverbale (quindi modulare il ritmo e la cadenza delle parole, o il tono della voce) e non verbale (mantenere una postura rilassata, respirare normalmente, guardare l’altra persona negli occhi).

  • Responsabilità

L’aspettativa che il/la partner possa capire i nostri desideri o bisogni senza che li comunichiamo è irrealistica, se non addirittura pericolosa e in alcuni casi una violenza: le false credenze come “può arrivarci da sol*” oltre ad essere, appunto, false, sono anche fonte di frustrazioni e malintesi per entrambi i membri della coppia. Importante è assumersi la responsabilità delle proprie necessità, dei propri pensieri e delle implicazioni che questi possono avere a livello di coppia: parlare all’altr* del proprio vissuto è un atto di colpevolezza e maturità, necessario all’evoluzione della coppia e di se stess*;

  • Maturità

Teniamo sempre presente che anche noi siamo destinatari di messaggi che partono dall’altr*. Se è il/la nostr* partner ad esprimere delle opinioni, delle rimostranze sulla vostra vita sessuale, cerchiamo di essere abbastanza maturi da non prendere la cosa (troppo) sul personale e da capire che in realtà il/la partner non sta facendo una critica a 360°, ma sta comunicando semplicemente un suo vissuto nell’ottica di un miglioramento non solo nostro, ma della coppia. Dopo quindi una prima iniziale (e normale) delusione, facciamo un respiro profondo e proviamo a metterci in discussione, ascoltando la richiesta dell’altro e vedendo come possiamo migliorarci a vicenda;

  • Pro-tip: tecniche di comunicazione

Un’ottima tecnica di comunicazione da sfruttare per poter comunicare in maniera efficace è quella dei “messaggi in Io”. Questa tecnica permette infatti di porre l’accento sugli effetti di un’azione compiuta dal partner ma evitando qualsiasi valutazione sulla persona in sé, perché comporta l’assunzione della responsabilità del proprio sentire da parte di chi comunica.

I “messaggi in Io” prevedono 3 aspetti fondamentali da descrivere:

  1. comportamento che ha creato disagio
  2. effetto che questo comportamento ha su di noi
  3. la nostra esperienza soggettiva.

Ad esempio: “quando tu non presti tanta attenzione al mio piacere durante i rapporti, io non mi godo il momento e non mi sento considerat*”; oppure: “quando tu non ascolti le indicazioni che ti do durante il sesso, io non sento piacere o a volte provo fastidio, e mi sento frustrat* e non vist* da te”; “quando tu ti offendi perché parliamo di determinati argomenti, la cosa mi inibisce e non mi sento liber* di poterti esprimere la mia opinione”.

 

Fondamentale è ricordarsi che tutto questo vale per ogni aspetto della sessualità: dalla comunicazione su come darsi piacere, alla comunicazione relativamente alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (difficile sì, ma quando mai necessaria!), ai confronti in merito ai vissuti emotivi della coppia.

Mettete quindi nel vostro bagaglio questi piccoli suggerimenti e portateli in tutte le vostre interazioni con il/la partner; ne sarete sicuramente ripagati in termini di autoefficacia personale e maggiore serenità e complicità a livello di coppia.

Se necessiti di una consulenza per problemi legati alla comunicazione con il/la partner, contattami a Brescia, Verona o online.

Bibliografia

  1. Gordon T, (2002), Relazioni efficaci. Come costruirle, come non pregiudicarle, La Meridiana, Molfetta (BA).
  2. Paul Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson. (1978). “Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi”, Astrolabio Ubaldini

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