C’è chi preferisce farlo in silenzio e chi invece si lascia andare a gemiti e vocalizzi. A volte è la situazione invece a vincolare la sonorità della sessualità, dettando in qualche caso la modalità di espressione del piacere. E se il raggiungimento dell’orgasmo è spesso vissuto in modo “rumoroso”, forse non tutti sono a conoscenza delle cause per cui durante i rapporti è così frequente attivare il “tasto vocale”.

Cosa dice la scienza?

Il gemito come risposta fisiologica allo sforzo

Da un punto di vista prettamente fisico il rapporto sessuale, al pari di qualsiasi altra attività fisica, comporta una maggiore richiesta di ossigeno, che elicita a livello corporeo uno sforzo in grado di provocare la contrazione dei muscoli della laringe. Il gemito è quindi considerato una risposta fisiologica a questo sforzo. Non solo: il sesso rumoroso non sembra essere una prerogativa tipicamente dell’essere umano; anche altre specie emettono suoni infatti durante l’atto sessuale; fra tutti sono stati individuati i gabbiani, i babbuini e altri primati, che sembrerebbero modulare la vocalizzazione durante l’atto sessuale in base al ciclo della fertilità e, da un punto di vista più “evolutivo”, a seguito della competizione evolutiva, oltre che con lo scopo di comunicazione ed indicazione.

Aspetti psicologici: se i gemiti sono slegati dall’orgasmo

Un recente studio scientifico ha però messo in luce la possibilità che gemiti e rumori siano in realtà slegati dall’orgasmo di per sé. Lo studio ha infatti individuato, soprattutto perla parte femminile, la possibilità di utilizzare gemiti e vocalizzi per stimolare l’eccitazione sessuale del/la proprio/a partner, accelerando l’eiaculazione del partner e indicando ciò che maggiormente si desidera, guidando lo stesso verso gesti e attività maggiormente soddisfacenti. Ciò non significa però vedere gemiti e vocalizzi come parte inautentica dell’incontro sessuale: a livello soggettivo infatti, le persone intervistate nello studio riportano la possibilità di vocalizzazione durante l’atto come un’occasione di espansione del proprio piacere, mostrando inoltre una miglior capacità di comunicazione e una maggior sensazione di agio. Non si tratterebbe quindi tanto di “mentire”, quanto di rendere l’esperienza sessuale maggiormente soddisfacente per entrambi i partner.

E se il/la partner resta in silenzio?

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, non sempre la sessualità rumorosa è indice di soddisfazione. Questo deve far quindi riflettere sul fatto che vale anche l’opposto: il silenzio durante il rapporto non implica di conseguenza insoddisfazione. Spesso infatti l’avere a che fare con un partner che esprime in maniera più silenziosa il raggiungimento del proprio piacere può portare a fraintendimenti, fra tutti il dubbio di non essere abbastanza attraenti o che l’atto non sia piacevole per la controparte. In realtà, piacere e vocalizzi non sono strettamente relati. Di conseguenza, come già riportato in altri precedenti articoli, come sempre a guidare il piacere nel rapporto è la comunicazione tra i due partner.

Riferimenti bibliografici

Brewer, G., & Hendrie, C. A. (2011). Evidence to suggest that copulatory vocalizations in women are not a reflexive consequence of orgasm. Archives of Sexual Behavior, 40(3), 559-564.

Passie, T., Hartmann, U., Schneider, U., & Emrich, H. M. (2003). On the function of groaning and hyperventilation during sexual intercourse: intensification of sexual experience by altering brain metabolism through hypocapnia. Medical hypotheses, 60(5), 660-663.