L’andropausa rappresenta uno spauracchio per molti uomini, ma effettivamente esiste? Cos’è? Quali sono i sintomi? Facciamo un po’ di chiarezza

Il termine andropausa è stato recentemente coniato per indicare una diminuzione delle capacità riproduttive maschili in età avanzata.

Iniziamo subito col dire che il termine andropausa è in realtà improprio: come dice il professor Andrea Lenzi, presidente della Società Italiana di Endocrinologia, l’andropausa in senso stretto “non esiste”, dato che nell’uomo non c’è un’interruzione vera e propria della produzione ormonale, ma un “lento e imprevedibile declino”.

Da un punto di vista medico,  il fenomeno identificato come andropausa è uno stato permanente di diminuzione graduale della produzione di testosterone, a parte da circa quarant’anni d’età.

A differenza della donna, in cui vi è un calo repertino –e una successiva interruzione- della produzione ormonale, nell’uomo vi è un decorso lento, estremamente variabile all’interno della popolazione (che quindi coinvolge in modi diversi uomini diversi) e “parafisiologico”, ossia normale, che è parte integrante del processo di invecchiamento.

Una vera e propria andropausa, con una completa cessazione della produzione testosteronica, si ha in un numero molto ristretto di individui. Nella maggioranza dei casi, ad oggi la gran parte della comunità scientifica preferisce parlare di PADAM, acronimo per “Partial Androgen Deficiency in Aging Male“, ovverosia sindrome da parziale carenza di androgeni nella terza età.

Ma quindi, l’andropausa non esiste?

Assolutamente no; è semplicemente un fenomeno complesso e variabile da persona a persona.

Ma quali sono i segnali, e come riconoscerli?

Scopriamolo insieme.

“Andropausa”: segni di un cambiamento subdolo

Come detto, il calo nella produzione di testosterone è graduale e lento: ciò rende difficile accorgersi di eventuali cambiamenti nel proprio modo di sentirsi.

Inoltre, potrebbe anche accadere che il calo sia così lieve e progressivo da non impattare significativamente sul funzionamento dell’uomo.

Tuttavia, a partire dai quarant’anni d’età dei segnali d’allarme possono iniziare a manifestarsi, ed è possibile farci attenzione: 

  • Stanchezza. Non parliamo della stanchezza fisiologica che arriva dopo diversi km di corsa, ma di una stanchezza più pervasiva, che persiste anche dopo periodi di riposo e in assenza di particolari stress;
  • Perdita di forza e tono muscolare. Sentire che uno stesso sforzo fisico (come sollevare un peso, compiere un lavoro pesante, fare un certo tipo di sport) non è più facile e agevole come un tempo, nonostante non stiamo vivendo un periodo stressante o non siamo in deficit calorico ed energetico;
  • Sonnolenza. Nonostante le ore di sonno siano le stesse e le giornate non siano più pesanti del solito, quella sonnolenza che ci fa cadere addormentati la sera sul divano di fronte alla tv non ci abbandona;
  • Aumento di peso. Accorgersi di un sensibile aumento di peso in assenza di un incremento delle calorie e dei nutrimenti: lo stesso piatto di pasta comincia a valere come due porzioni anziché una;
  • Disfunzioni sessuali. Un decremento nella produzione di testosterone ha inevitabili conseguenze sulla funzionalità sessuale. Ci sono diversi indicatori che si possono individuare: riduzione delle erezioni spontanee; riduzione del volume dell’eiaculato; riduzione della rigidità dell’erezione; difficoltà nel mantenimento dell’erezione; difficoltà nell’eccitazione; calo dell’intensità degli orgasmi. Tutti questi elementi potrebbero essere segnali di una problematica legata alla diminuzione ormonale di testosterone. Dico potrebbero perché, in realtà, sulla sessualità influiscono decine di altre determinanti: la/il partner, il contesto, lo stress, l’ansia e in generale il tono dell’umore e moltissimi altri fattori, che possono compromettere potenzialmente la risposta sessuale maschile. Tuttavia, se dopo i quarant’anni noti simili disturbi in maniera continuativa, in assenza di fattori di stress o ansia, potrebbe trattarsi di un calo del testosterone.

Questi sono i principali segni di un cambiamento in atto a livello ormonale, che potrebbe essere indicativo di una modifica a livello ormonale.

Ma quindi, che fare in questi casi?

Calo del testosterone: un piano di pronto intervento

Se hai rilevato uno o più dei segni sopra elencati e la tua vita non è significativamente cambiata nel corso degli ultimi mesi, ci sono diverse soluzioni che puoi mettere in campo per inquadrare la problematica e correre ai ripari.

  • Rivolgiti ad un andrologo. Il medico andrologo valuterà attentamente tutti i sintomi che presenti, inquadrandoli in un’anamnesi precisa ed accurata in grado di individuare le cause del problema, e distinguendolo da altra possibili condizioni attraverso una diagnosi differenziale. Sulla base infatti dell’anamnesi raccolta, l’andrologo prescriverà gli esami più adatti, come ad esempio un dosaggio del testosterone totale, e imposterà la terapia più corretta, se necessaria.
  • Fai attività fisica. L’attività fisica è sicuramente un metodo naturale ed efficace per prevenire le problematiche legate all’andropausa, oltre ad agire anche su altri molteplici altri fattori di rischio che influiscono sui livelli ormonali, come diabete, ipertensione, obesità, aterosclerosi, tono dell’umore.
  • Evita i “fai da te”. Rivolgersi ad uno specialista è certamente più sicuro che fare da sé cercando pillole magiche, rimedi miracolosi o promesse irrealistiche: ricordati che l’andropausa resta una condizione medica, seppure “parafisiologica” (ossia normale). È quindi importante cercare un professionista della salute, che sappia non solo consigliarti un rimedio adeguato, ma che tuteli soprattutto la tua salute.
  • Se soffri da un punto di vista psicologico, rivolgiti ad uno psicologo. Uno studio di Amore e collaboratori (2007) ha evidenziato come i sintomi psicologici e comportamentali della PADAM si sovrappongano a quelli del disturbo depressivo maggiore. È infatti ampiamente confermato dalla ricerca il legame tra il testosterone e la depressione, ad esempio in pazienti affetti da ipogonadismo. Inoltre, la comparsa di sintomi collegati all’andropausa potrebbe mettere l’uomo ancora più in difficoltà, poiché costituisce un rimando del “tempo che passa” e crea diverse difficoltà sul piano relazionale. Insomma, diviene un circolo vizioso. Questo perché eziopatogenesi dell’andropausa è multifattoriale, e il suo impatto deriva dall’interazione tra cambiamenti biologici e psicologici dovuti al passare del tempo e delle esperienze di vita. Per questo, un aiuto psicologico affiancato ad uno medico può rivelarsi fondamentale.

Oltre a tutti questi accorgimenti, ricorda una cosa fondamentale: il cambiamento fisico è inevitabile, fa parte del normale fluire dell’esistenza, ma non per questo deve essere sinonimo di angoscia e malessere. Ogni fase della vita ha una sua ragione e una sua bellezza: sta solo a te scoprire la tua, e vivere pienamente ogni istante, trovando sempre nuovi orizzonti verso cui progettarti.

Bibliografia e utili approndimenti

  1. Amore M, Scarlatti F, Quarta AL, Tagariello P. Partial androgen deficiency, depression and testosterone treatment in aging men. Aging Clin Exp Res. 2009;21(1):1-8.
  2. https://www.youtube.com/watch?v=u0GHUWbukxA
  3. Travison TG, Araujo AB, Kupelian V et al. The relative contri-butions of aging, health, and lifestyle factors to serum testosteronedecline in men. J Clin Endocrinol Metab 2007; 92: 549-55.