Quando l’ansia ci costringe dietro le quinte della nostra sessualità

A chi non è mai capitato di trovarsi in una situazione di intimità, e di preoccuparsi di cosa stava facendo, di come lo stava facendo, piuttosto che vivere il momento e lasciarsi trascinare dalle sensazioni e dalle emozioni che stava provando?

Essere spettatori negativi e giudici inflessibili di sé durante l’attività sessuale: è questa la definizione della parola spectatoring, termine coniato negli anni ‘70 da Masters e Johnson e assimilabile al più noto concetto di ansia da prestazione.

L’ansia è un meccanismo utile alla nostra esistenza, poiché aiuta a focalizzare le energie verso la risoluzione dei problemi che la vita ci pone. Tale situazione rimane funzionale quando il livello di ansia si mantiene all’interno di determinati limiti; e tuttavia, quando questi limiti vengono superati, quella stessa ansia si trasforma in un nemico.

Ti è mai capitato di sentirti bloccato o eccessivamente agitato, perché sentivi di non riuscire a gestire una determinata situazione? Probabilmente sì.

Nella sessualità, spesso questo sentimento di ansia si traduce in un’incapacità di abbandonarsi all’erotismo, e quindi nel mancato raggiungimento dell’appagamento sessuale.

Ma chi è colpito da questa problematica? E come affrontarla?

Scopriamolo insieme.

 

Spectatoring: chi colpisce?

Contrariamente a quanto si è pensato per molti anni, il fenomeno dello spectatoring e dell’ansia da prestazione coinvolge allo stesso modo uomini e donne: la necessità della “perfezione prestazionale a tutti i costi” non è infatti una problematica esclusivamente maschile, ma anche femminile, ad esempio relativamente al confronto con i modelli proposti dai media, o della paura delle aspettative che si pensa il partner nutra nei propri confronti.

Diversi studi hanno evidenziato il fenomeno. Wyatt e collaboratori hanno studiato come lo spectatoring, derivante dalla preoccupazione relativamente all’aspetto dei propri organi genitali, influenzasse la vita sessuale di 559 uomini sessualmente attivi e affettivamente coinvolti.

Il risultato? Coloro che riferivano una preoccupazione maggiore relativamente all’aspetto del proprio pene avevano anche una maggiore probabilità di sperimentare un self-focus negativo e ansia durante l’attività sessuale, oltre che di sviluppare possibili disfunzioni sessuali.

Meston ha invece indagato la popolazione femminile, notando come diversi elementi, dalla tendenza a provare eccessiva autoconsapevolezza in pubblico, all’umore, all’autostima, all’immagine corporea, al grado di relazione con il partner, influenzino o meno la possibilità di sviluppare diverse disfunzioni sessuali e ansia durante i rapporti.

Lo spectatoring sembra quindi colpire indifferentemente uomini e donne, anche se con premesse diverse e con esiti diversi. Nell’uomo si può arrivare infatti a sviluppare disfunzione erettile e calo del desiderio o eiaculazione precoce. Nella donna invece può esitare in anorgasmia, dispareunia o persino vaginismo, calo del desiderio e insufficiente lubrificazione.

 

Dallo “Spectatoring” al “Leading”: come fare?

Difficoltà relazionali, scarsa autostima, scarsa conoscenza di se stessi e del proprio corpo: tutti questi elementi sono fonti di profondo stress e hanno delle inevitabili ripercussioni sulla nostra vita sessuale.

Allora, cosa fare? Come passare dall’essere “spettatore” all’essere “protagonista” della propria sessualità?

 

Abbandonarsi alle sensazioni

Il principale carburante dell’ansia è il rimuginio; più pensiamo a ciò che riteniamo essere un problema con la convinzione di trovare una soluzione, e più invece nutriamo la nostra preoccupazione relativa ad esso.

Questo è ancora più vero se si pensa alla dimensione sessuale; il protagonista infatti non è solamente il cervello o solamente il corpo, ma una sinergia di entrambi questi elementi, che costituiscono l’essere umano nel suo insieme.

Bisognerebbe quindi cercare di abbandonare l’eccessivo controllo mentale della situazione e cercare invece di sentire maggiormente ciò che si sta provando in quel momento, anche e soprattutto a livello sensoriale, come la piacevolezza delle carezze o il calore del corpo del partner.

Questo aiuterà a spostare il focus dell’attenzione sulle sensazioni fisiche dell’esperienza sessuale, distogliendolo dal rimuginio relativo a ciò che “dovremmo” o “non dovremmo” fare in quel momento.

 

Abbandonarsi al proprio partner

Fondamentale è anche creare un rapporto di fiducia che consenta di abbandonarsi al proprio partner, dal quale potersi sentire accolti e capiti; è importante ricordare che un rapporto sessuale è sempre e comunque un incontro con l’altro e che tale esperienza implica il mettersi a nudo nei confronti di un altro essere umano, spesso in un modo che non è meramente fisico.

La terapia di coppia può essere particolarmente d’aiuto in tal senso, poiché permette di creare complicità e di risolvere le problematiche attraverso lo sperimentarsi in compiti esperienziali di coppia.

 

Liberarsi dalla paura del giudizio

Del partner, ma anche di se stessi: spesso siamo noi infatti i nostri giudici più inflessibili. Sospendere i propri pensieri e la paura di essere giudicati è infatti il modo migliore per poter godere di una vita sessuale soddisfacente (Kaplan, 1975).

Insomma: amarsi di più, per amare di più.

 

Bibliografia e utili approndimenti:

  1. Cindy M. Meston (2006) “The effects of state and trait self-focused attention on sexual arousal in sexually functional and dysfunctional women”. Behav Res Ther.; 44(4):515-32.
  2. Wyatt R.B., de Jong D.C., Holden C.J. (2019) “Spectatoring Mediates the Association Between Penis Appearance Concerns and Sexual Dysfunction.” J Sex Marital Ther.; 45(4):328-338
  3. Helen S. Kaplan, 1975. “Manuale illustrato di terapia sessuale”. Feltrinelli editore.
  4. Masters, W.H.; Johnson, V.E. (1970). “Inadeguatezza sessuale umana”. ISBN 978-0-553-20699-9.