Cosa significa omo-lesbo-bi-transfobia

La parola omofobia è un neologismo costituito dall’unione di due parole greche: homos, “stesso/uguale”, e fobos ovvero “timore/paura”. Nasce nel 1972 per descrivere sentimenti e atteggiamenti di avversione, rabbia e disgusto nei confronti delle persone omosessuali (Weinberg, 1972); da qui, la medesima struttura etimologica è stata utilizzata per indicare avversione verso persone bisessuali (bifobia), transgender (transfobia), lesbiche (lesbofobia) e così via.

L’omo-lesbo-bi-transfobia riguarda quindi, per estensione, tutti quei “processi discriminatori di esclusione e di stigmatizzazione, basati su pregiudizi e stereotipi, che possono sfociare in violenze fisiche o verbali (hate crime), nei confronti di tutto ciò che non è immediatamente inquadrabile nel modello culturale dominante” (APA; Rete Lenford).

Ma e’ davvero una paura?

La struttura etimologica della parola può essere fuorviante: Haaga (1991) sottolinea infatti che emozioni, pensieri e comportamenti che ricadono sotto questa etichetta non sono assimilabili a una fobia classicamente intesa. Mentre questa è caratterizzata dalla presenza di ansia e paura, è vissuta come irragionevole da parte del soggetto, e ha una ricaduta sul benessere e sulla salute di chi la esperisce, l’omofobia è accompagnata da rabbia e odio che la persona reputa fondati e condivisibili e ha effetto solo su coloro che ne sono oggetto.

Alcuni hanno proposto termini alternativi: Lingiardi, per esempio, utilizza il termine omonegatività (sociale e interiorizzata) ritrovandone l’origine nel contesto di ideologie, pregiudizio, religione e politica (Lingiardi, 2007). Herek (1990) propone il termine eterosessismo, «un sistema ideologico che nega, denigra e stigmatizza ogni forma di comportamento, identità, relazione o comunità non eterosessuali” per ribadire come “il pregiudizio antiomosessuale non sia solamente un’entità individuale e clinica, ma un fenomeno sociale le cui radici sono rintracciabili nelle ideologie culturali e nelle relazioni intergruppo” (Lingiardi).

Avversione, rabbia e comportamenti ostili sarebbero quindi frutto di una concezione negativa delle diversità che nasce da una cultura e una società eteronormative, nelle quali l’eterosessualità (e tutto ciò che ad essa si associa, come i ruoli e le espressioni di genere, la relazionalità monogamica, ecc…) è l’unico modo naturale, atteso e legittimo di esistere.

Come si esprime l’omo-bi-lesbo-transfobia?

L’omofobia si può esprimere in varie forme (Blumenfeld, 1989): dalle opinioni screditanti, espresse attraverso espressioni offensive (omofobia personale) alle azioni violente (omofobia interpersonale), ma anche tramite pratiche istituzionali (omofobia istituzionale) che rispecchiano stereotipi, pregiudizi e credenze culturali (omofobia sociale). Può quindi essere più o meno esplicita, agita, e consapevole, e resiste al cambiamento e alle evidenze.

Poiché generata dalle norme contestuali preriflessive, le stesse persone che appartengono alla minoranza screditata possono fare proprie queste credenze: è la cosidetta omo-bi-lesbo-transfobia interiorizzata, in cui il soggetto indirizza verso sé stesso gli atteggiamenti sociali negativi auto- svalutandosi (Meyer, 2003; Rodríguez-Hidalgo & Hurtado-Mellado, 2019).

Qual è l’impatto della discriminazione?

A livello individuale, stigma e discriminazione hanno un impatto considerevole su benessere e salute fisica e mentale, modulato dalle altre appartenenze della persona e dalle risorse personali e di contesto. Infatti, ogni identità è associata a differenti fattori di rischio. In generale, però, quando interiorizzati, discriminazione e stigma comportano disistima, incertezza, senso di inferiorità e vergogna, chiusura preventiva all’Altro per la convinzione di essere rifiutat* a causa della propria sessualità, identificazione con gli stereotipi denigratori (Lingiardi et al., 2007) e riducono la possibilità di trovare sostegno e supporto nella propria comunità, poiché allontanano l’individuo da quelle che sono invece riconosciute come fonti fondamentali di resilienza nei confronti dello stigma (APA, 2008). Questo crea problematiche di salute mentale che possono sfociare in comportamenti pericolosi per sé stess* (per approfondire, leggi questo articolo: https://www.cosicomeviene.it/minority-stress-il-peso-invisibile-delle-minoranze-identitarie/).

Gli stereotipi sulle persone LGBTQ+ hanno influenza anche sulle persone eterosessuali: comportano effetti negativi sul benessere (Silverschanz et al., 2008); effetti di accentuazione dell’eterosessualità, della necessità di differenziarsi dalla minoranza (Carnaghi, Maass & Fasoli, 2011) dell’omofobia e della distanza fisica; stimolo a deumanizzare l’Altro (Carnaghi & Yzerbyt, 2007; Fasoli et al., 2015). Quando chi esprime un atteggiamento omofobo viene contrastato in modo non violento, inoltre, suscita atteggiamenti di denigrazione, minore rispetto e sensazione di minore valore morale.

A livello sociale, l’avversione si riflette in stereotipi quotidiani che persistono anche se non supportati dalle evidenze, e che spesso sono utilizzati come scuse per giustificare un trattamento discrminatorio nei confronti delle minoranze (ad es: limitazione di opportunità di lavoro, riconoscimento parentale e relazionale) (APA, 2008).

Cosa fare?

Se fai parte della maggioranza, puoi:

  • Ascoltare quello che le minoranze hanno da dire. Riconosci di avere dei privilegi, e sii in grado di fare un passo indietro se necessario;
  • Educare te stess*: molti stereotipi nascono dall’ignoranza, che non è mai una scusa valida per giustificare una discriminazione o un’aggressione. Diffondi messaggi corretti e campagne informative ufficiali (ad es: http://www.unar.it/campagna-contro-lomofransfobia/);
  • Fare attenzione al linguaggio utilizzato. Tramite il linguaggio possiamo validare o invalidare l’identità e svolgere una funzione supportiva e protettiva, o viceversa aggressiva e discriminatoria; possiamo veicolare inconsapevolmente significati e norme culturali implicite responsabili di stigma e discriminazione oppure portarle alla luce e quindi modificarle veicolandone di nuove. Utilizzare un linguaggio corretto e privo di assunti impliciti crea cambiamento perché introduce significati differenti. Se non sai, chiedi. Se sbagli, chiedi scusa e correggiti;
  • Entrare in contatto con la realtà discriminata: gli stereotipi assoggettano la persona a una serie di caratteristiche universali e caricaturali, che spesso non rispecchiano la realtà dell’individuo che hai di fronte. Il contatto (diretto, indiretto e immaginato) è un mezzo noto in letteratura per la capacità di smantellare credenze stereotipiche e atteggiamenti pregiudizievoli verso un gruppo minoritario (Bartos, Berger & Hegarty, 2014);
  • Intervenire quando vedi una discriminazione. Rimanere in silenzio di fronte a un’ingiustizia equivale a perpetrarla e accettarla.

Se fai parte della minoranza discriminata, è fondamentale aumentare i fattori protettivi come il supporto comunitario, ulteriori appartenenze identitarie, la resilienza individuale, la visione positiva della propria identità di minoranza. Puoi rivolgerti ad associazioni e centri di aggregazione, o aiutare a diffondere informazioni corrette. Ricorda che non sei obbligat* a diventare un manifesto: ognun* può vivere la propria sessualità secondo una maggiore o minore apertura e impegno politico-sociale, in base a ciò che sente.

A livello sociale, sono fondamentali movimenti di sensibilizzazione e di informazione; ogni anno il 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l’Omofobia che promuove attività volte a portare alla luce gli effetti e i meccanismi della cultura eteronormativa. Puoi essere un alleat* delle minoranze anche se non ne fai parte, e proprio per questo, il tuo supporto ha ancora più importanza nel modificare le opinioni e gli atteggiamenti della maggioranza privilegiata. Partecipare a eventi dedicati, come il Pride, è un segnale di inclusività e di appoggio alla causa (ma attenzione a non farne una questione personale: non riguarda te!).

A livello istituzionale, occorre “un fermo impegno politico nei confronti dei principi della parità di trattamento e della non discriminazione (…) I leader politici a livello comunitario e nazionale devono adottare una posizione ferma contro l’omofobia e la discriminazione (…), contribuendo in tal modo a un cambiamento positivo degli atteggiamenti e dei comportamenti pubblici” (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, 2009). Diventano necessarie e imprescindibili azioni concrete, chiare e definite in favore di una netta condanna degli atteggiamenti omo-lesbo-bi-tranfobici, come il chiacchierato decreto legge Zan che viene discusso proprio in questi giorni. Allo stesso modo, servono politiche concrete che consentano di rimuovere le diversità di trattamento istituzionale nei confronti delle minoranze sessuali (omogenitorialità, matrimonio, ecc). Come testimonia il report ILGA 2019, l’Italia fa particolarmente male nella tutela pubblica dei diritti LGBTI, situandosi al 35esimo di 49 posti (ILGA, 2020).

Vuoi cominciare subito? Visita queste guide su come essere un* buon* alleat* della comunità LGBTQ+ e contribuire a porre fine alle discriminazioni:

  • http://www.ywcahbg.org/sites/default/files/manager/10%20Things%20Allies%20Can%20Do.pdf
  • http://teenhealthsource.com/blog/ways-to-be-an-ally/
  • American Psychological Association. (2008). Answers to your questions: For a better understanding of sexual orientation and homosexuality. Washington, DC: Author. [Retrieved from www.apa.org/topics/lgbt/orientation.pdf.]
  • American Psychological Association. Dictionary of Psychology. Retrived from: https://dictionary.apa.org/homophobia
  • Avvocatura per i diritti LGBTI APS – Rete Lenford. Retrieved from: https://www.retelenford.it/temi/omofobia-e-transfobia/
  • Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA). (2009). Omofobia e discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere negli Stati membri dell’Unione europea. Parte II: La situazione a livello sociale. Available at https://fra.europa.eu/sites/default/files/fra-hdgso-report-part2_it.pdf
  • Bartos, S. E., Berger, I., & Hegarty, P. (2014). Interventions to reduce sexual prejudice: a study-space analysis and meta-analytic review. Journal of Sex Research51(4), 363-82.
  • Carnaghi A., Maass A., Fasoli F (2011). Enhancing masculinity by slandering homosexuals: The role of homophobic epithets in heterosexual gender identity. Personality and Social Psychology Bulletin, 37, 1655-1665.
  • Carnaghi A., Yzerbyt V. Y. (2007). Subtyping and social consensus: The role of the audience in the maintenance of stereotypic beliefs. European Journal of Social Psychology, 36, 902-922.
  • Fasoli, F., Paladino, M. P., Carnaghi, A., Jetten, J., Bastian, B., & Bain, P. G. (2015). Not “just words”: Exposure to homophobic epithets leads to dehumanizing and physical distancing from gay men. European Journal of Social Psychology.
  • Haaga D. A. (1991), Homophobia, in “Journal of Social Behavior and Personality”, 6, pp.171-4.
  • Herek, G. M. (1990). The Context of Anti-Gay Violence: Notes on Cultural and Psychological Heterosexism. Journal of Interpersonal Violence, 5(3), 316–333.
  • ILGA-Europe – the European Region of the International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (2020). Rainbow Europe. Retrieved from: https://www.rainbow-europe.org/about
  • Lingiardi (n/a). Omofobia: le fonti principali delle discriminazioni, in PORTALE DI INFORMAZIONE ANTIDISCRIMINAZIONI LGBT identità, diritti, informazione. Retrieved from: http://www.portalenazionalelgbt.it/omofobia-e-transfobia/index.html. Last visited: 11 jul, 2020
  • Lingiardi V. (2007). Verso una diagnosi di omofobia?, in Rizzo D. (a cura di), Omosapiens. Studi e ricerche sull’orientamento sessuale, Carocci, 2006 e Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale, Il Saggiatore, Milano 2007.
  • Meyer I.H. (2003), Prejudice, Social Stress, and Mental Health in Lesbian, Gay, and Bisexual Populations: Conceptual Issues and Research Evidence in Psychological Bulletin, 129 (5), pp. 674-697
  • Rodríguez-Hidalgo A., Hurtado-Mellado A., (2019) Prevalence and psychosocial predictors of homophobic victimization among adolescents. Int. J. Environ. Res. Public Health. 2019;16:1243.
  • Silverschanz, P., Cortina, L. M., Konik, J., & Magley, V. J. (2008). Slurs, snubs, and queer jokes: Incidence and impact of heterosexist harassment in academia. Sex Roles, 58(3–4), 179–191.
  • Weinberg G. (1972), Society and the Healthy Homosexual, New York, St. Martin’s Press, 1972;