Esistono differenze di salute delle minoranze sessuali?

In letteratura come in clinica è nota la presenza di disuguaglianze di salute a carico di coloro che fanno parte di una minoranza. Le disuguaglianze di salute vengono descritte come «evitabili e ingiuste differenze in ambito di salute a carico delle popolazioni socialmente svantaggiate o storicamente vittime di discriminazione (ad es: per etnia, genere, reddito, provenienza, orientamento sessuale, luogo di residenza, salute mentale, ecc…)» (Braveman, 2014). Nella popolazione LGBTQ+ è nota, ad esempio, la maggiore incidenza di alterazioni del peso corporeo patologiche, cancro, HIV, depressione, disturbi d’ansia, ideazione suicidaria, ecc (Budge et al, 2016; Hickson et al, 2016; Reisner et al, 2016).

 

Appartenere a una minoranza comporta una salute peggiore?

Una delle modalità più accreditate per spiegare la presenza di queste disuguaglianze è quella del Minority Stress (Meyer, 2003), ampiamente applicata alla popolazione LGBTQ+. Secondo questa teoria non è l’identità minoritaria a causare, di per sé, la difficoltà di salute, bensì il contesto in cui essa viene esperita, che non consentirebbe di affrontare la vita quotidiana con le stesse condizioni di partenza della maggioranza.

Nello specifico, il Minority Stress è lo stress che deriva dall’appartenere a una minoranza: un carico in eccesso, causato dal vivere in un contesto in cui pregiudizio, discriminazione, stigma, omofobia e transfobia sono costantemente presenti, sia a livello implicito che esplicito. Questo comporta un peso aggiuntivo che, venendo a sovrapporsi ai normali stressors della vita quotidiana, diventa cronico e ha conseguenze a lungo termine sulla salute.

 

Quali fattori contribuiscono al minority stress?

Meyer suggerisce un modello che si basa sulla distinzione distale-prossimale dei fattori stressanti. Egli descrive un continuum a cui estremi troviamo, da una parte, fattori stressanti distali (ovvero eventi, condizioni ed esperienze oggettive e contestuali) e, dall’altra, fattori prossimali personali (definiti soggettivi, poiché si basano su percezioni e valutazioni individuali) (Meyer, 2015). Questi fattori sono interrelati e bidirezionali e si sovrappongono parzialmente al concetto di stigma, ovvero, un atteggiamento di svalutazione della persona nel suo complesso, a seguito di un attributo percepito come negativo (pregiudizio).

Dalla posizione distale a quella prossimale, i principali fattori che contribuiscono al minority stress sono:

  • Eventi e condizioni oggettive, esterne:
    • Stigma incontrato: reali esperienze di discriminazione
    • Stigma strutturale/istituzionale: Condizioni sociali, norme culturali e politiche istituzionali che riducono o minacciano il benessere
  • Aspettative di eventi e vigilanza:
    • Stigma anticipato: apprensione per situazioni future di potenziale stigmatizzazione
  • Interiorizzazione degli atteggiamenti sociali:
    • Stigma interiorizzato: applicazione a sé stessi delle assunzioni stigmatizzanti(omofobia interiorizzata)

 

Come agisce il minority stress?

Pensa a un evento potenzialmente stressante, ad esempio, la perdita del lavoro. Se avviene per aver fatto coming out con i colleghi, al vissuto atteso si potrebbero aggiungere rabbia e ingiustizia, oppure autosvalutazione, sensazione di colpa e di indegnità. Allo stesso modo, la perdita di un partner per una persona omosessuale potrebbe essere esacerbata dalla mancanza di sostegno sociale (per mancato coming out, o aperto rifiuto a considerare la perdita come parimenti significativa) e istituzionale (per l’impossibilità di ottenere diritti e riconoscimenti assegnati alle coppie culturalmente normative). Il tentativo di dare una spiegazione al vissuto comporta la svalutazione di sé e della propria identità, nonché senso di colpa. La letteratura riscontra dirette conseguenze sulla salute e reazioni simili al disturbo post-traumatico da stress: disturbi del sonno ed incubi, mal di testa cronici, crisi di pianto incontrollabili, agitazione, irrequietezza, aumento nell’utilizzo di droghe e deterioramento delle relazioni personali (Meyer, 2003).

La svalutazione (esterna o autoinflitta) alimenta insicurezza e vulnerabilità, quindi stigma interiorizzato e anticipato, che a sua volta genera l’evitamento delle situazioni potenzialmente pericolose. Quando avviene in contesti sanitari (aspettative eteronormative da parte di ginecologa, medico di base, psicologo, domande inopportune, erronee, comportamenti apertamente discriminatori) comporta il mancato accesso, e peggiora drasticamente le condizioni di salute impedendo prevenzione e trattamento tempestivo del malessere.

 

Esistono fattori in grado di modulare l’impatto del minority stress?

Il modello del minority stress non è lineare: una complessa interazione di più fattori si combina, di volta in volta, creando scenari unici non sempre prevedibili. Un esempio di questa complessità è rappresentato dal concetto di intersezionalità, ovvero, la compresenza di molteplici sfumature identitarie tra loro differenti. Pensa allo stigma che può subire una persona omosessuale: a seconda che essa sia di colore o caucasica, disabile o atleta professionista, ricca o povera, l’impatto dello stress di minoranza verrà moderato e aumentato, o diminuito, dalla compresenza di identità altre, più o meno importanti per la persona e il contesto.

Oltre a identità “protettive” (ad esempio, essere un attore famoso) e all’importanza dell’identità stigmatizzata per la persona (quanto l’individuo si identifica con l’essere LGBTQ+ e quanto conta per sé) i fattori che moderano lo stigma sono: la capacità di coping (ovvero, di affrontare in modo positivo ed efficace i problemi quotidiani), di resilienza, il supporto sociale e familiare. Dal punto di vista istituzionale, leggi e norme che proteggono e favoriscono l’equità fondamentali.

 

Cosa posso fare io?

 Se sei amico, parente, collega di una persona LGBTQ+, puoi evitare attivamente aggressioni, implicite o esplicite: sei una risorsa importante nel modulare l’impatto del contesto e un aiuto prezioso per il suo benessere. Non sminuire la fatica connessa al minority stress, ma non darla per scontata: alcune persone vivono una vita piena, soddisfacente, e priva di sofferenza! Sii in prima linea per combattere pregiudizi, stereotipi e stigma.

Se sei una persona LGBTQ+ puoi lavorare per aumentare le condizioni protettive: creare una rete di persone che condividono l’identità con te, individuare quelle modalità di reazione che peggiorano la situazione e sostituirle con altre più funzionali, aumentare le fonti di validazione identitaria (non sei solo la tua sessualità, relazionalità e/o identità di genere!). Se ritieni di aver sviluppato una sintomatologia connessa al minority stress, puoi rivolgerti a un professionista della salute.

 

Cosa può fare lo psicologo?

Fino al 58% degli psicologi italiani adotta ancora, non coscientemente, atteggiamenti riparativi (Lingiardi, Nardelli & Emiliano, 2015) e il 45% degli psicologi lombardi dichiara scarsa/nulla preparazione sul tema (Lingiardi & Nardelli, 2019). E’ fondamentale rivolgersi a professionisti che adottano un approccio affermativo (non solo non discriminante, ma apertamente positivo e assertivo della validità identitaria di ognuno). Lo psicologo può aprire uno spazio in cui i temi dell’identità sessuale possono essere portati senza pregiudizio e ostilità. Non da per scontato che il problema ne sia connesso, non farà domande che originano da curiosità personale, non sminuirà l’impatto del minority stress, ma lavorerà attivamente per sviluppare risorse e resilienza che consentano di vivere una vita autentica e positiva.

Bibliografia:

American Psychological Association. (2015). Guidelines for Psychological Practice with Transgender and Gender Nonconforming People. American Psychologist, 70 (9), 832-864

Budge, S. L., Thai, J. L., Tebbe, E. A., & Howard, K. A. S. (2016). The Intersection of Race, Sexual Orientation, Socioeconomic Status, Trans Identity, and Mental Health Outcomes. The Counseling Psychologist, 44(7),10251049.

Hickson, F., Davey, C., Reid, D., Weatherburn, P., & Bourne, A. (2016). Mental health inequalities among gay and bisexual men in England, Scotland and Wales: a large community-based cross-sectional survey. Journal of Public Health, 26(April), 1-8.

Lingiardi V., Nardelli N., (2019) Ricerca APO Lombardia: “Psicologici e omosessualità. Gli atteggiamenti dei professionisti della Lombardia nei confronti dell’omosessualità e delle persone lesbiche e gay”.

Lingiardi, V., Nardelli, N., Tripodi, E. (2015). Reparative attitudes of Italian psychologists toward lesbian and gay clients: Theoretical, clinical, and social implications. Professional Psychology: Research and Practice, 46(2), 132- 139.

Meyer, I.H. (2003). Prejudice, social stress, and mental health in lesbian, gay and bisexual populations: Conceptual issues and research evidence. Psychological Bulletin, 129, 674-697. doi:10.1037/0033-2909.129.5.674

Meyer, I. H. (2015). Resilience in the study of minority stress and health of sexual and gender minorities. Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, 2(3), 209–213. Doi: 10.1037/sgd0000132

Reisner, S., Poteat, T., Keatley, J., Cabral, M., & Mothopeng, T., et al., (2016). Global health burden and needs of transgender populations: a review. The Lancet, 17, 1-25.