Transgender” (o “Trans”) è un termine ombrello utilizzato per indicare genericamente le persone che percepiscono un’incongruenza tra genere assegnato alla nascita (conosciuto, più impropriamente, come “sesso biologico”) e identità di genere e/o ruolo di genere (APA, 2013).

Alcune di esse possono intraprendere una transizione di genere per ridurre questa incongruenza, altre possono invece manifestarla, con ruoli, espressioni e identità che spesso si discostano dalla norma attesa.

Le persone Trans sono purtroppo molto spesso oggetto di transfobia, ovvero di attitudini, stigma, odio e discriminazione verso tutti coloro che si discostano dalle norme socialmente attese del genere (Bandini & Maggi, 2014).

Questa comporta paura, pregiudizio, sfiducia, e atteggiamenti discriminatori impliciti e “sottosoglia”, ma anche franca aggressione e violenza esplicita.

VIOLENZA E AGGRESSIONE ESPLICITA

E’ nota in letteratura la maggiore probabilità delle persone Trans di subire aggressione fisica, sessuale o nell’ambito di una relazione intima rispetto alla popolazione generale, così come la maggiore incidenza di crimini d’odio (NCAVP, 2013).

Dal 2008 al 30 settembre 2019, 3314 persone Trans sono state uccise in Europa (TGEU, 2019).

L’Italia è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia, con 36 casi registrati dal 2008 al 2016 (ibid.).

Gli aspetti intersezionali giocano un ruolo fondamentale nella violenza verso persone trans: si tratta molto più spesso di donne, spesso di colore o latinoamericane, a volte sex workers, che subiscono così un doppio stigma da parte dell’opinione pubblica e dei media.

Per questi stessi motivi i numeri sono spesso sottostimati: molti omicidi e violenze restano purtroppo senza voce, per paura o per invisibilità, e l’identità trans delle vittime nascosta. Per commemorare le vittime della transfobia è stato istituita una giornata internazionale, il Transgender Day of Remembrance, che si celebra ogni anno il 20 novembre.

MICROAGGRESSIONI: LE VIOLENZE INVISIBILI

Se non metti in atto comportamenti palesemente o coscientemente ostili, potresti pensare di essere priv* di bias e pregiudizi. In realtà, esistono violenze e aggressioni meno esplicite e visibili, ma non per questo meno dannose e gravi, che vengono condotte quotidianamente, in tutti i contesti.

Si tratta delle microaggressioni: brevi e comuni umiliazioni verbali, non verbali, comportamentali o sistemico-ambientali, volontarie o involontarie, che comunicano ostilità, disprezzo, o connotazioni negative rispetto a una persona o a un gruppo per una qualche forma di appartenenza/identità (Anzani, 2019).

Si possono declinare a tre livelli (Sue et al, 2007):

  • Micro-attacchi: battute intenzionali, che solitamente escludono dal giudizio fatto la persona.
  • Micro-insulti: stereotipizzano o umiliano un gruppo sociale, in relazione a uno con più potere. Spesso inconsci, non intenzionali e apparentemente innocui;
  • Micro-invalidazioni: Commenti che escludono o negano esperienza, emozioni o pensieri di una persona

Nel 2012 alcuni ricercatori hanno creato una tassonomia di micro aggressioni nei confronti delle persone T (Nadal, Skolnik & Wong, 2012). Alcuni esempi:

  • Usare terminologia transfobica o incorretta;
  • Curiosità inappropriata per il corpo (ad es: “sei operat*?”);
  • Sminuire la sofferenza della persona accusandola di essere “troppo suscettibile”;
  • Esoticizzare della persona, acuendone la supposta diversità;
  • Assenza di leggi che equiparano le persone Trans al resto della popolazione.

Si tratta di atteggiamenti frequenti ma quasi invisibili: potresti anche tu averne messi in atto alcuni, senza nemmeno esserne consapevole!

Le microaggressioni sono difficili da individuare, e creano una dissonanza cognitiva tra ciò che viene percepito (una discriminazione/accusa) e ciò che viene detto esplicitamente. Pensa, ad esempio, alla frase: “sei molto bella per essere una donna Trans”!.

La persona può restare confusa perché quello che in apparenza sembrerebbe un complimento, sottende in realtà uno stereotipo aggressivo e stigmatizzante, ovvero l’idea che le donne trans siano solitamente non belle o meno belle di quelle cisgender! (Anzani, 2019).

Le microaggressioni possono sembrare innocue, ma non lo sono. Causano: bassi livelli di autostima (Nadal et al., 2014); minor livello di benessere psicologico (Nadal et al., 2015; Sue et al., 2007); maggiore prevalenza di sintomatologia depressiva (Nadal et al., 2014), di binge-drinking (Blume et al., 2012) e di intensità emotiva negativa (Wang et al., 2011).

Vivere in un contesto caratterizzato da discriminazione costante comporta gravi conseguenze di salute, spiegabili tramite il modello del minority stress. Gli aspetti contestuali che concorrono allo stress da minoranza sono moltissimi.

Secondo un report della Commissione Europea, solo il 50% degli italiani si sentirebbe a proprio agio nell’avere una persona trans come collega, mentre il 46% non vorrebbe che i propri figli avessero relazioni amorose con loro (European Union, 2019).

Nel 2015, il 90% delle persone Trans ha riportato discriminazione sul luogo di lavoro (HRC, 2015).

E’ costante l’utilizzo di terminologia errata da parte dei media: pensa a quante volte leggi sui giornali “un trans” per indicare una donna transgender (questa dicitura è sbagliata su più livelli: utilizza un aggettivo come sostantivo, e il pronome errato).

Il modo in cui ne parliamo è la prima vera forma di aggressione e violenza a carico delle persone trans: i fenomeni più noti sono il misgendering (sbagliare le declinazioni linguistiche di genere) e il deadnaming (fare riferimento al nome di battesimo).

LE AGGRESSIONI IN AMBITO SANITARIO

In ambito sanitario, le persone Trans subiscono discriminazioni in percentuale 1,5 volte superiore alla Popolazione Generale (EU, 2017).

Il 22% delle persone trans in Europa si sente discriminato dai servizi sanitari; il 21% riporta curiosità non necessaria o inappropriata ai fini dell’intervento e il 15% procedure mediche ritenute non necessarie (FRA, 2014).

Questo ha inoltre gravi conseguenze in termini di prevenzione e cura della salute fisica e mentale, creando pericolosi circoli viziosi: fino al 30% delle persone T non accede o evita i servizi per paura delle discriminazioni.

Anche nel contesto psicoterapeutico accadono microaggressioni, soprattutto:

  • Affermazioni o domande eteronormative/cisnormative;
  • Evitamento attivo delle tematiche legate all’identità di genere;
  • Squalifica dell’identità di genere;
  • Assunzione di causalità tra il problema e l’identità di genere;
  • Generalizzazione dell’appartenenza a una categoria (“voi persone trans…”).

COME LIMITARE VIOLENZA E MICROAGGRESSIONI?

I fattori protettivi dalle microaggressioni sono il supporto familiare, la resilienza individuale, e il supporto sociale percepito, sia da una comunità di pari sia a livello allargato (Scandurra et al., 2017; Meyer, 2015)

Se sei amic* o parente di una persona Trans, puoi:

  • Chiedere esplicitamente quale nome/pronome preferisce e rispettarli; se sbagli, chiedi scusa e correggiti;
  • Non sminuire il grado di stress cui è sottoposta e non mettere in discussione l’identità percepita;
  • Non utilizzare linguaggio scorretto, discriminatorio, offensivo;
  • Mettere in discussione gli stereotipi sulle persone Trans;
  • Esplicitare il tuo supporto e sostegno;
  • Informarti e fare a tua volta educazione e buona informazione nei confronti di coloro che mettono in atto atteggiamenti scorretti;
  • Essere parte attiva nella lotta alla discriminazione.

Se sei una persona trans, puoi:

  • Trovare supporto e sostegno da altre persone Trans, online o di persona;
  • Ricercare una figura di riferimento cui comunicare le discriminazioni subite (un docente, un familiare, un collega);
  • Rivolgerti a una associazione dedicata, come ad esempio quelle indicate qui: http://www.onig.it/node/50;
  • Ricercare attivamente contesti positivi, accoglienti e affermativi;
  • Coltivare un’identità positiva come persona Trans, senza scotomizzarla, e individuare quei pensieri e comportamenti spie di transfobia interiorizzata;
  • Ricercare sostegno psicologico.

Sitografia

Bibliografia

  • Anzani, A. (2019). “You look good, I would never tell you are trans!”: A Narrative Review on Microaggressions against Transgender People. PuntOorg International Journal, 4(1), 4-10.
  • Bandini, E., & Maggi, M. (2014). Transphobia. In G. Corona, E. A. Jannini, & M. Maggi (Eds.), Emotional, physical and sexual abuse: Impact in children and social minorities (p. 49–59). Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-319-06787-2_4
  • Blume AW, Lovato LV, Thyken BN, Denny N. The relationship of microaggressions with alcohol use and anxiety among ethnic minority students in a historically white institution. Cultural Diversity and Ethnic Minority Psychology. 2012;18:45–54.
  • Meyer, I. H. (2015). Resilience in the study of minority stress and health of sexual and gender minorities. Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, 2(3), 209–213.
  • Nadal, K. L., Skolnik, A., & Wong, Y. (2012). Interpersonal and systemic microaggressions toward transgender people: Implications for counseling. Journal of LGBT Issues in Counseling, 6(1), 55–82.
  • Scandurra, C., Amodeo, A.L., Valerio, P., Bochicchio, V. and Frost, D.M. (2017), Minority Stress, Resilience, and Mental Health: A Study of Italian Transgender People. Journal of Social Issues, 73: 563-585.
  • Sue DW, Capodilupo C, Torino G, Bucceri J, Holder A, Nadal K, et al. Racial microaggressions in everyday life: implications for clinical practice. American Psychologist. 2007a;62:271–286.
  • Wang J, Leu J, Shoda Y. When the seemingly innocuous “stings”: Racial microaggressions and their emotional consequences. Personality and Social Psychology Bulletin. 2011;37:1666–1678.