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La gelosia (o meglio le gelosie) è un’emozione complessa e molto diffusa, che insorge precocemente ed è sperimentata, nella nostra cultura, a tutte le età (Cattarinussi, 2000); “si associa spesso ad un atteggiamento di attenta vigilanza nei confronti della persona temuta, ad una serie di tentativi diretti al mantenimento dello status quo, alla conservazione della persona o della cosa posseduta”.
Ma la gelosia è un’emozione, un sentimento o uno stato d’animo?
Emozioni
L’emozione è un’esperienza umana, molto complessa, formata da vari aspetti, che in questa sede ridurremo ai seguenti tre:
- legati all‘esperienza mentale dell’emozione;
- dell’attivazione fisiologica;
- gli aspetti comportamentali dell’espressione delle emozioni.
Tutte le emozioni possono essere descritte tramite questi aspetti fondamentali, basti pensare alla paura: se ci troviamo di fronte ad uno stimolo che ci riporta ad una situazione di pericolo (vista di un serpente, un orso ecc.) ci sentiamo impauriti, tremiamo o ci blocchiamo, il viso impallidisce, scappiamo, emettiamo dei suoni ed il viso si tende in una smorfia particolare.
Una caratteristica fondamentale dell’esperienza emotiva è, quindi, quello di avere un antecedente ben definito, che porta ad una attivazione più o meno brusca ed improvvisa ed ha una durata molto breve (secondi o minuti).
Le emozioni sono (aspetto fondamentale dell’emozione secondo alcuni autori come Frijda (Frijda, 1990)) delle tendenze all’azione (lo stesso termine richiama ad un movimento impellente), ed ogni emozione sarebbe una tendenza verso l’attuazione di una serie di comportamenti appresi (e incarnati), che purtroppo non sempre i più adatti (ed adattivi).
Caratteristica primaria di una emozione è l’attivazione fisiologica chiamata arousal (anche nelle emozioni vissute come meno importanti ci sono modificazioni di questo tipo). Questa attivazione interessa principalmente il sistema nervoso autonomo (SNA), che modifica il ritmo cardiaco, la respirazione, la sudorazione, la motricità e la tensione muscolare, nonchè l’attività dell’intestino.
A seguito dell’incontro con questa emozione si ha un’esperienza mentale, pensieri e immagini mentali che riconducono all’antecedente percepito; possibili conseguenze, rischi, bisogni, ecc.
In conclusione ci si muove: l’emozione reclama di essere agita; parole, espressioni facciali o vocali, comportamenti di attacco o fuga, vengono agiti in maniera più o meno istintiva per difendere e difenderci dal pericolo (o avvicinarci se l’emozione ha questa funzione).
Le emozioni, riassumendo, sono:
- un aspetto fondamentale dell’esperienza emotiva
- l’interfaccia che ognuno ha del mondo
ed hanno le seguenti caratteristiche:
hanno un evento (concreto o di pensiero) antecedente ben definito, il quale porta ad una attivazione fisiologica più o meno brusca ed improvvisa che attiva una serie di pensieri e comportamenti atti a rispondere in maniera efficace al bisogno emerso. Tutto questo in poco, pochissimo a volte, tempo. Una cosa va sempre ricordata: le emozioni non sono “belle” o “brutte” ma sono sempre, in qualche modo, sensate.
Stati d’animo e sentimenti
Gli stati d’animo, invece, non hanno una causa precisa (o comunque non sempre conosciuta), questi cambiano senza la coscienza di ciò che ha causato l’alterazione dell’umore, e durano un tempo più lungo rispetto alle emozioni.
Emozioni e stati d’animo si distinguono dai sentimenti, anch’essi stati affettivi di bassa intensità, durevoli e pervasivi, ma che hanno degli antecedenti (e stimoli che li mantengono) ben identificabili.
Sicuramente la gelosia non è uno stato d’animo, dato che la gelosia ha decisamente un contenuto proposizionale, degli antecedenti, delle tendenze all’azione e dei comportamenti specifici (D’urso, Trentin, 1998).
Non altrettanto facile però è distinguere il sentimento dall’emozione. “Si potrebbe parlare di emozione quando la gelosia si presenta in circostanze precise, in modo brusco ed accompagnata da una serie di tendenze all’azione e da modificazioni psicofisiologiche, mentre tratteremo la gelosia come un sentimento quando si stabilizza, viene evocato da minimi eventi esterni o anche da rappresentazioni mentali autogenerate” (D’urso, Trentin, 1998).
La gelosia è invidia?
Sorge ora però un altro problema, distinguere la gelosia dall’invidia. Ad esempio nel dizionario Devoto-Oli sotto la voce gelosia si trova: “sentimento di invidia e rivalità”, e così in molti altri dizionari, ma c’è differenza tra gelosia e invidia o sono sinonimi dello stesso sentimento?
Si deve a Melanie Klein (1957) la distinzione fra invidia, come sentimento tra due persone, e la gelosia, in cui ne è implicata una terza. Mentre per l’invidia c’è un oggetto o una caratteristica posseduta da un’altra persona che vorremmo possedere (e di cui ci sentiamo, in qualche modo, privati), nella gelosia è una persona (o oggetto se vogliamo ampliare il termine) che viene contesa, ma che è, nel nostro sentire, di nostra esclusiva ma che viene minacciata da un terzo elemento che potrebbe essere preferibile o avvantaggiato nella contesa.
La D’urso (1995) usa la parola gelinvidia per descrivere un sentimento misto, che comunque fa capire come gelosia ed invidia abbiano un nucleo comune di natura emotiva, cognitiva e sociale. Ma è ugualmente convinta che queste due emozioni abbiano strutture psicologiche specifiche, infatti nascono da antecedenti diversi, provocano vissuti diversi e diverse reazioni nell’altro.
La gelosia alla quale ci si riferisce più spesso è quella che una persona prova nei confronti di un’altra, e viene chiamata “gelosia romantica”, quella che insorge nel momento in cui temiamo di perdere l’affetto esclusivo della persona amata.
Come anticipato, si può essere gelosi anche di oggetti, quando si hanno sentimenti di apprensione, cura ansiosa e desiderio di esclusività per le cose; o si può provare gelosia anche per qualcosa di astratto, come il successo, dando vita ad un tipo di “gelosia da competizione sociale”.
Come si capisce la gelosia è una emozione legata al sentirsi “proprietari” dell’esclusività, possessori e al sentirsi potenzialmente inferiori o insicuri rispetto all’esito della contesa.
Le caratteristiche della persona gelosa sono quindi contraddistinte:
- dal sentimento di inadeguatezza o insicurezza
- da credenze del tipo “non posso fidarmi degli altri”, “se gli altri potessero mi sovrasterebbero/priverebbero della proprietà”, “l’altro non mi vuole fino in fondo” ecc. Una sorta di delirio di persecuzione ma orientato al possesso (e possibile perdita) di una persona.
Per questo la gelosia, spesso osannata come sentimento nobile nei confronti della persona amata, è un retaggio della cultura “privatistica”, della natura dell’uomo come animale che deve competere per la sopravvivenza, anche in un’epoca dove la cooperazione dovrebbe essere dominante se vogliamo davvero sopravvivere come specie.
Ovviamente non voglio criminalizzare o giudicare le persone gelose, sentire il timore che l’altra persona possa scegliere un “esemplare” migliore è in linea con l’idea che nessuno è perfetto e qualcuno di migliore e maggiormente adatto per l’altro potrebbe esserci, ma il messaggio che troppo spesso emerge è “non mi posso fidare di te”.
Cosa fare?
Chiaramente se la gelosia diventa problematica per le relazioni sarebbe utile:
- affrontare il tema dell’autostima e della propria sicurezza
- risolvere le proprie fragilità
- metter mano alle convinzioni implicite disadattive che ci portiamo appresso dalla nostra crescita.
Finchè rimane un sentirsi imperfetti, quel che si può fare, sarà imparare a dare fiducia all’altro (sì, la fiducia si da, nessuno può aspettare che l’altro se la meriti davvero, potremmo aspettare invano troppo tempo).
Se, invece, questo sentire è legato al tema del possesso…beh, mi spiace, ma nessuno può possedere un’altra persona o costringerla a rimanere se non fossimo la persona “migliore”, in quel momento e in quel modo, per l’altro.
Bibliografia
Cattarinussi, B. (2000), Sentimenti, passioni, emozioni: Le radici del comportamento sociale, Franco Angeli, Milano.
D’Urso, V. (1995), Otello e la mela, La nuova italia scientifica, Roma.
D’Urso, V – Trentin, R. (1998), introduzione alla psicologia delle emozioni, Laterza, Roma.
Frijda, N.H. (1986), The emotions, Cambridge University Press, Cambridge (trad. it. Emozioni, Il Mulino, Bologna 1990).
Klein, M. (1957), Envy and gratitude (trad.it Invidia e gratitudine, Martinelli, Firenze 1969).





