La verginità maschile è purtroppo ancora oggetto di numerosi tabù: in questo articolo, sfateremo qualche mito e parleremo di un vissuto scarsamente riconosciuto all’interno della realtà eteronormativa.

Ad oggi, il termine “verginità” raramente viene associato ad un uomo, indipendentemente ad esempio dall’età o dall’orientamento sessuale e/o affettivo.

Sebbene ci possano essere paure legate alla sfera fisica o emotiva, purtroppo non vengono condivise e normalizzate, poiché le aspettative relativamente alla performance del ruolo maschile nella cultura eteronormativa caricano molti uomini di possibili ansie.

Lo stesso sesso penetrativo viene investito di molteplici significati e sfumature, tali da creare da un lato un’altissima aspettativa (spesso disattesa) e dall’altro tali da indurre a pensare che quel modo di vivere la sessualità sia, spesso, il migliore possibile, se non addirittura l’unico.

Spoiler: non è così!

In questo senso, sorge spontanea una domanda: cosa significa verginità? Può un concetto così complesso essere ridotto al primo rapporto penetrativo? Oppure ha più senso ampliarlo al primo approccio ad una sensualità condivisa?

E ancora: cosa implica il concetto di verginità per un uomo?

E come approcciarsi alla prima volta, indipendentemente dall’età?

In questo articolo, cercheremo di rispondere a tutte queste domande, con un focus sull’esperienza delle persone cisgender di sesso maschile a orientamento eterosessuale.

Verginità maschile: cosa dice la letteratura scientifica

Indagare il concetto di verginità e tutti i costrutti ad esso associati (percentuali nella popolazione, credenze personali, fattori socioculturali) è particolarmente complesso.

In uno studio del 2001, Carpenter e collaboratori hanno indagato cosa i partecipanti intendessero per verginità secondo il proprio orientamento sessuale e/o affettivo e che definizione avrebbero dato, in un gruppo di 61 persone (28 persone di sesso maschile di cui 17 eterosessuali, 9 omosessuali e 2 bisessuali; 33 persone di sesso femminile di cui 22 eterosessuali, 7 omosessuali e 4 bisessuali). Sono emerse diverse definizioni di verginità, ma con alcuni spunti interessanti. La maggioranza dei rispondenti ha infatti indicato che si può perdere la verginità in molti modi diversi, ampliando il concetto a tutte le persone e a tutti i modi di vivere affettività e sessualità. Infine, hanno escluso dalla definizione di verginità il sesso coercitivo di qualsiasi tipologia, a indicazione che la perdita della verginità, in qualsiasi modo la si intenda, può essere tale solo in conseguenza di una scelta personale, autonoma e consapevole.

In questo studio, tuttavia, emerge una fotografia della differenza tra persone di sesso maschile e di sesso femminile eterosessuali: mentre la popolazione femminile ha risposto indicando la verginità come un dono o come qualcosa che comunque non veniva percepita come un peso, i rispondenti maschili l’hanno definita invece come fonte di possibile stigma.

Uno studio di Huang et al. del 2016, ha cercato di indagare il concetto di verginità attraverso un survey online, specificatamente in un gruppo di uomini che si identificavano come omosessuali cisgender (pari a 114) e in uno i cui partecipanti invece si identificavano come eterosessuali cisgender (pari a 251). In questa survey veniva chiesto a tutti di visionare due liste, una contenente pratiche sessuali eterosessuali e una pratiche omosessuali, e di indicare quali di queste pratiche potessero essere considerate rappresentative di perdita della verginità in ciascuna delle due liste. Ciò che è emerso è che anche per i partecipanti omosessuali la penetrazione vaginale era considerata in larga parte la modalità di perdita della verginità per eccellenza per le pratiche sessuali di tipo eterosessuale.

Siamo quindi immersi nella convinzione che, per quanto riguarda la dimensione eterosessuale, la verginità sia qualcosa che si perda principalmente con il classico rapporto sessuale penetrativo, quasi senza la presenza di altra alternativa.

Ma questo che implicazioni ha sul vissuto maschile?

Il terribile potere delle aspettative

Emerge come, per molti uomini eterosessuali, lo status di vergine sia considerato come possibile fonte di stigma.

Ma qual è l’origine di questi pregiudizi?

La sessualità maschile è sempre stata caratterizzata, in epoche passate, da precisi “riti di passaggio” che dovevano scandire l’entrata nella vita adulta. In tempi in cui la società era rigidamente connotata infatti, il ruolo maschile doveva corrispondere a determinati canoni: l’uomo non doveva preferibilmente arrivare vergine al matrimonio, per questo, raggiunta la maggiore età, spesso veniva portato nelle cosiddette “case chiuse”, dove donne esperte nell’arte dell’amore lo introducevano al mondo della sessualità.

Ad oggi, in un’epoca post moderna in cui una maggiore libertà è non solo possibile ma anche doverosa, e in cui l’inclusività e la fluidità dei rapporti umani sono la nuova realtà, l’insieme di aspettative che si possono creare intorno alla sessualità maschile eterosessuale cisgender è un peso che rischia di soffocare chi lo porta.

Così, la “verginità” rischia di non essere un processo che deve poter avvenire con tempi e modi propri, ma un traguardo che deve essere assolutamente tagliato, pena l’esclusione, lo stigma, l’ostracismo.

Questi e altri pregiudizi contribuiscono a creare quella che è una cultura eteronormativa rigida, fino ad arrivare al cosiddetto di Gender Role Conflict, un aspetto del paradigma del Gender Role Strain che descrive le problematiche derivanti dall’aderenza a ruoli rigidi, che nel caso degli uomini imporrebbero ad esempio ridotta emotività, forte competitività, impossibilità o scarsa ammissione di debolezza.

Verginità maschile: un viaggio personale

La verginità maschile deve quindi essere considerata come un processo del tutto personale, in un continuum lungo il quale situarsi secondo i propri tempi e i propri vissuti. Soprattutto, deve essere liberata dalla condizione di obbligatorietà e dai pregiudizi per cui ci vogliano “un certo luogo e un certo tempo”.

Ovviamente, ogni uomo è diverso quindi ogni storia sarà diversa: il vissuto di un giovane uomo che si trova per la prima volta ad avere a che fare con la sessualità non sarà quello di un uomo adulto che ha la percezione di aver perso delle occasioni importanti.

Vediamo insieme alcuni consigli pratici per poter affrontare questa importante esperienza.

Se sei giovane e ti approcci per la prima volta alla sessualità…

  • Ricordati di ridimensionare le aspettative. Sebbene nei film e nelle serie tv, così come nei libri, la prima volta venga descritta spesso come un’esperienza idilliaca, sappi che potrebbe non essere così: complice l’agitazione o l’inesperienza, ad esempio, può capitare che non si crei la situazione migliore. Ma ricordati…
  • … Non abbatterti! Non essere troppo giudicante nei tuoi stessi confronti: quando si inizia ad approcciarsi alla sessualità, delle difficoltà possono essere del tutto normali. Il fatto che la sessualità sia qualcosa di naturale è un mito: l’accoppiamento per la riproduzione è “naturale”, il piacere si impara con la pratica!
  • Sii aperto e parla di ciò che ti mette in difficoltà. Ricordati che l’esperienza sessuale si fa sempre in due: cerca di comunicare quello che senti, quello che ti piacerebbe provare o il ritmo che vorresti tenere alla persona che è in quel momento con te; un primo passo per lasciarsi andare è esprimere ciò che si sente.
  • L’ansia va bene solo se è attivante. Un livello di ansia troppo elevato condurrà sicuramente alla realizzazione dei principali timori di fallimento; questo perché un’ansia eccessiva è nemica del desiderio. Respira a fondo e scegli un momento, un luogo e soprattutto una persona che ti faccia sentire a tuo agio. Il resto verrà da sé.
  • Usa precauzioni. L’inesperienza a letto non è una scusa per fare sesso non protetto. Anche l’utilizzo del preservativo deve essere liberato da diverse concezioni sbagliate: non diminuisce l’intimità, ma anzi può consentire di godersi ancora di più l’atto sessuale, perché permette di lasciarsi andare senza l’ansia di dover controllare l’eiaculazione (pratica che, ricordiamo, si acquisisce con l’esercizio e non protegge comunque da gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili!)

 Se sei un uomo adulto che teme di aver perso opportunità e si vede in una spirale senza uscita…

In generale, valgono tutti i consigli di cui sopra, ma ne aggiungo uno molto più importante: attenzione all’impotenza appresa.

E per impotenza non intendo quella sessuale: il concetto di impotenza appresa è un costrutto psicologico per cui una persona, dopo che è stata esposta a frequenti stimoli avversivi, cioè dolorosi o spiacevoli, diventa incapace a evitare il successivo incontro con questi stessi stimoli, anche se sono evitabili. Ciò accade presumibilmente perché la persona arriva ad avere la sensazione di non riuscire a controllare la situazione nonostante i propri sforzi; quando ci si trova di fronte a situazioni simili in futuro, si può quindi rinunciare a priori e disinvestire sui tentativi di superare le proprie difficoltà. Questo concetto è stato molto ben espresso in una scena del film comico “40 anni vergine”:

David: “Com’è che non l’hai mai fatto?”

 Andy: “Perché non è mai capitato, quando ero giovane ci ho provato, e non è capitato. E da adulto ero sempre più nervoso, perché non succedeva niente. E quindi ero angosciato al punto che succedeva ancora meno, e non lo so, non ci ho neanche più provato.”

 David: “E non vuoi darti un’altra chance?”

 Andy: “Troppo tardi, o almeno a volte penso che sia troppo tardi per me.”

 David: “No, sciocchezze. Hai 40 anni ancora, oggi è come averne 20. Vuoi passare 60 anni della tua vita senza mai provare il sesso? E non solo il sesso, ma l’amore, e lo stare insieme, e le risate, e le coccole e tutto il resto.”

Il concetto di impotenza appresa impedisce che si colgano nuove possibilità e ci si metta in gioco; questo poi avvalora ancora di più il senso di fallimento e, come in una profezia che si autoavvera, di fatto si avranno davvero minori possibilità.

E si fallirà non perché si è davvero “falliti”, ma perché non si è mai nemmeno corso il rischio.

Questo quadro, unito a tratti personologici particolari come ad esempio quelli depressivi, può dare origine ad una profonda sofferenza. In questo senso, un percorso psicologico può essere la soluzione che porti nuova sicurezza, nuovi modi di fare esperienza con l’altro e di conseguenza finalmente la possibilità di iniziare a vivere serenamente la sessualità.

Quindi, se pensi di avere bisogno di aiuto abbandona i tabù e mettiti in gioco: il cambiamento è possibile!

Contatta per uno psicologo nella tua città.

Bibliografia e utili approndimenti
  1. Paige Averett, Amy Moore & Lindsay Price (2014) Virginity Definitions and Meaning Among the LGBT Community, Journal of Gay & Lesbian Social Services, 26:3, 259-278
  2. Laura M. Carpenter (2001): The ambiguity of “having sex”: The subjective experience of virginity loss in the united states, Journal of Sex Research, 38:2, 127-139
  3. Howard Huang (2017): Cherry Picking: Virginity Loss Definitions Among Gay and Straight Cisgender Men, Journal of Homosexuality
  4. Kelly M. Virginity loss narratives in “teen drama” television programs. J Sex Res. 2010 Sep;47(5):479-89. doi: 10.1080/00224490903132044. PMID: 19662564
  5. Levant, R. F., & Richmond, K. (2016). The gender role strain paradigm and masculinity ideologies. In Y. J. Wong & S. R. Wester (Eds.), APA handbooks in psychology®. APA handbook of men and masculinities (p. 23–49). American Psychological Association
  6. Levant, R. F., & Powell, W. A. (2017). The gender role strain paradigm. In R. F. Levant & Y. J. Wong (Eds.), The psychology of men and masculinities (p. 15–43). American Psychological Association.

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