Per molto tempo, l’autismo è stato considerato una condizione rara, al pari della varianza di genere. Che una persona potesse essere non solo autistica, ma anche transgender, era ritenuta un’eventualità del tutto eccezionale. Eppure nell’ambito della salute mentale si sta osservando un numero crescente di persone autistiche che si identificano come transgender. O, viceversa, di persone transgender con tratti autistici. Ma perché se ne inizia a parlare solo adesso?

Quali sono le percentuali?

Benché la co-occorrenza di identità transgender e autismo esista da sempre, l’argomento è stato trattato con maggiore interesse solo a partire dagli ultimi anni.

Le ricerche svolte attestano tratti autistici nel 5%-20% delle persone transgender, con risultati non del tutto uniformi. La variabilità dei dati è causata dalle caratteristiche delle indagini (metodologie utilizzate, selezione e composizione del campione, costrutti analizzati), così come dall’età e dall’identità di genere delle persone che prendono parte alle ricerche.

Nel 2020 è stato pubblicato uno studio con un campione significativamente più ampio e rappresentativo. I dati mostrano che le persone transgender hanno una probabilità da tre a sei volte maggiore, rispetto a quelle cisgender, di ricevere una diagnosi di autismo. Molte persone, seppur autistiche, potrebbero, però, non essere mai diagnosticate: gli ostacoli al percorso diagnostico e all’accesso al sistema sanitario non sono pochi. Per oltrepassare i dati limitati alla diagnosi, stimando la presenza di autismo nell’1-1,5% della popolazione mondiale, gli autori suggeriscono che il 3-9% delle persone transgender potrebbe essere autistico.

La conclusione che si può trarre, quindi, è che, a prescindere dalla formulazione o meno di una diagnosi, le persone transgender hanno percentuali significativamente più elevate di tratti autistici rispetto a quelle cisgender.

Un dizionario alternativo

All’interno delle comunità transgender e autistiche – per lo più internazionali – questa co-occorrenza è già da tempo discussa, e anteriore all’attenzione dedicatale dall’ambito della salute mentale. Non è difficile trovarne testimonianze online, attraverso storie di vita, o dibattiti in merito.
L’argomento è stato approfondito a tal punto da portare alla creazione e all’uso condiviso di un vero e proprio dizionario alternativo: neuroqueer, autigender, gendervague sono solo alcune delle parole scelte per rappresentare e descrivere come l’autismo possa influenzare la percezione e il modo di vivere il genere. Non si tratta semplicemente di riconoscere la compresenza di autismo e varianza di genere: le nuove espressioni comunicano l’impossibilità di separare le due identità e considerarle come indipendenti, proprio perché la soggettiva configurazione di genere può essere fortemente influenzata dall’essere autistic*.

Lydia X. Z. Brown, attivista autistic* e genderqueer/non-binary, ha coniato il termine gendervague in riferimento alla specifica esperienza di essere neurodivers* e transgender. Chi è gendervague non può separare l’identità di genere dalla propria neurodiversità: l’autismo non è causa dell’identità di genere, ma può essere inestricabilmente legato al modo in cui esso è soggettivamente vissuto.

Perché iniziamo a parlarne solo adesso?

La voce delle persone autistiche transgender, benché forte e chiara, fatica ancora a giungere all’attenzione pubblica. Gli stereotipi sulle esperienze transgender e autistiche prevalgono a tal punto da influenzare il lavoro clinico di diagnosi e supporto, ad esempio rendendo infrequente la rilevazione dell’autismo in età adulta o nella popolazione AFAB (Assigned Female At Birth). Le narrazioni stereotipate causano una scarsa attenzione e sensibilità, anche tra professionist* coinvolt*. Le stesse persone in questioning faticano a trovare informazioni adeguate e rappresentazioni mediatiche in cui rispecchiarsi. Se i modelli sono scarsi, o difficilmente accessibili, la varianza di genere delle persone autistiche può essere fraintesa e imputata all’autismo stesso, causando sofferenza e rendendo ancora più complessa la comunicazione del proprio vissuto.

Per agevolare la comprensione e il supporto alle persone autistiche transgender, è necessario identificare e mettere in discussione pregiudizi e convinzioni di matrice cisnormata, binaria e abilista. Se ci aspettiamo che l’autismo riguardi solo ragazzi bianchi, che hanno ricevuto la diagnosi durante l’infanzia, potremmo inconsapevolmente escludere tutte le persone nere adulte, donne o non binarie. Allo stesso modo, incontrando un* bambin* che usa abiti e assume ruoli attesi per il genere diverso da quello assegnato, potremmo imputare questi comportamenti all’atipicità dell’autismo, perdendo l’occasione di sostenerl* nell’esplorazione della sua identità di genere.

3 passi per diventare alleat* migliori

Molte persone, anche parte della comunità queer, credono che essere autistic* invalidi la possibilità di riconoscere e affermare la propria identità di genere. A sostenere ciò, il presupposto abilista secondo cui l’autismo renderebbe una persona meno competente nella comprensione della realtà, nel prendere decisioni o definire le proprie esperienze.

Non si tratta di questo: i principali ostacoli all’affermazione identitaria derivano, piuttosto, dall’ambiente sociale. Può accadere che familiari e professionist* mettano in discussione la co-occorrenza, preoccupandosi che la persona sperimenti un doppio stigma, ricondotta non più a uno, ma a ben due gruppi marginalizzati. O, in altri casi, chiedendosi se la varianza di genere non sia addottata come spiegazione della propria diversità.
Se è vero che le persone autistiche transgender sperimentano molteplici vulnerabilità, è altrettanto importante salvaguardare il loro diritto di autodeterminarsi, per evitare di inasprire la strada verso il loro benessere, di per sé non priva di barriere: alcune caratteristiche dell’autismo, come la difficoltà a condividere le emozioni, gestire l’ansia e le relazioni, possono ostacolare la capacità di esprimere in termini positivi un’identità transgender.

Per diventare un* buon* alleat*, puoi iniziare compiendo questi primi tre importanti passi:

  • Riconosci il tuo privilegio, di persona neurotipica e cisgender, per sviluppare consapevolezza sulle esperienze vissute da chi non lo è. La vera sfida nel comprendere le esperienze altrui consiste spesso nel riuscire ad abbandonare il proprio punto di vista come l’unico ritenuto valido.
  • Decostruisci i tuoi pregiudizi, informandoti attraverso le testimonianze delle persone protagoniste. Anche la letteratura specialistica più recente può esserti utile; ma niente come le esperienze dirette ti farà confrontare con modelli nuovi e alternativi.
  • Offri il tuo supporto, guidat* da chi esprime necessità di essere orientat*. Oltre all’ascolto e alla validazione, in alcuni casi può esserti richiesto di offrire assistenza nella ricerca di professionist* competenti.

Per confrontarti con testimonianze di persone autistiche transgender:

  • Lydia X. Z. Brown, (2016). Gendervague: At the Intersection of Autistic and Trans Experiences:

https://www.aane.org/gendervague-intersection-autistic-trans-experiences/

  • Intervista a Lydia X. Z. Brown (2018):

http://www.queerpgh.com/queerness-disability-lydia-x-z-brown-comes-pittsburgh/

  • The AutisticAlien, (2020). What is autigender:

https://theautisticalien.wordpress.com/2020/02/06/what-is-autigender/

  • Adams, N., & Liang, B. (2020). Trans and autistic: Stories from life at the intersection. Philadelphia (PA): Jessica Kingsley Publishers.
  • Sparrow, M. (Ed.) (2020). Spectrums: Autistic Transgender People in Their Own Words. Philadelphia (PA): Jessica Kingsley Publishers.

Bibliografia

Gratton, F. V. (2019). Supporting Transgender Autistic Youth and Adults: A Guide for Professionals and Families. Philadelphia (PA): Jessica Kingsley Publishers.

Kourti, M., & MacLeod, A. (2019). “I Don’t Feel Like a Gender, I Feel Like Myself”: Autistic Individuals Raised as Girls Exploring Gender Identity. Autism in Adulthood, 1(1), 52-59.

Strang, J. F., Powers, M. D., Knauss, M., Sibarium, E., Leibowitz, S. F., Kenworthy, L., … & Anthony, L. G. (2018). “They thought it was an obsession”: Trajectories and perspectives of autistic transgender and gender-diverse adolescents. Journal of autism and developmental disorders, 48(12), 4039-4055.

Van der Miesen, A. I., Hurley, H., Bal, A. M., & de Vries, A. L. (2018). Prevalence of the wish to be of the opposite gender in adolescents and adults with autism spectrum disorder. Archives of Sexual Behavior, 47(8), 2307-2317.
Warrier, V., Greenberg, D. M., Weir, E., Buckingham, C., Smith, P., Lai, M. C., … & Baron-Cohen, S. (2020). Elevated rates of autism, other neurodevelopmental and psychiatric diagnoses, and autistic traits in transgender and gender-diverse individuals. Nature communications, 11(1), 1-12.

 

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